Curiosità toponomastiche

di Franz Riccobono

La Via Quod Quaeris in un mappa precedente al sisma

La nostra città è infarcita di toponimi risorgimentali: piazze, viali, importanti strade dedicate a personaggi che nulla diedero a Messina, anzi, come nel caso esemplare della principale piazza cittadina, i fratelli Cairoli, mai calcarono il suolo peloritano. Quindi una sorta di ubriacatura risorgimentale quella che caratterizza la toponomastica nostrana, ovviamente post-unitaria.Fortunatamente però non tutto è andato perduto delle antiche intitolazioni cittadine, esemplare tra le altre la Via Quod Quaeris al quartiere San Leone.

Bastione San Vincenzo

Sul lato occidentale dell’attuale Piazza San Vincenzo, su cui avanza l’omonimo bastione cinquecentesco, si apre una via rettilinea che risale la breve valle sino a giungere sotto la circonvallazione, appunto Via Quod Qaueris. Tale toponimo latino rimane enigmatico ai più e si deve alla meticolosa attenzione dello storico Gaetano La Corte Cailler la spiegazione dell’origine ed il significato di questo curioso toponimo.

Quartiere San Leone – Un tratto delle antiche mura

La vallecola oggi attraversata da detta via, un tempo era chiusa ad est, nella parte bassa, da un alto muraglione ed all’interno, venutosi così a creare una sorta di enclave, di serra, dei monaci avevano piantato particolari piante esotiche o comunque piante da frutta che, grazie al microclima ottenuto con la chiusura ai venti di quello spazio, maturavano fuori tempo, ottenendo così frutti pregiati durante tutto il corso dell’anno, così come oggi artificialmente avviene con i prodotti di serra.

Particolare di incisione cinquecentesca

Quest’orto era coltivato e gestito da monaci ed all’ingresso monumentale, caratterizzato da un grande porticato, volgarmente detto “u porticatazzu”, vi era una lunga iscrizione scolpita nel marmo a grandi caratteri che diceva: “QUOD QUAERIS INTUS ADEST” cioè “Quanto cerchi lo troverai qui dentro” frase da interpretarsi sia dal punto di vista pratico, reale, che ovviamente riferendosi ad altre esigenze di tipo religioso o spirituale, questo, proprio in funzione di quanto prodotto dall’arte botanica con particolari primizie, come pure alla soddisfazione ottenuta seguendo le regole e la vita monastica.

Gaetano La Corte Cailler

Narra il La Corte Cailler che in quella valle, sostanzialmente correlata al corso del Torrente Trapani, questi prodotti fuori stagione oltre che essere venduti per ornare la tavola in particolari ricorrenze erano pure richiesti per soddisfare i desideri delle donne gravide. Quindi un semplice toponimo, apparentemente insignificante, ci riporta in una sorta di mondo incantato, quasi un piccolo Eden, cui facevano ricorso i nostri predecessori, nei secoli andati, così, grazie al lavoro dei monaci ed alla bontà del clima, si potevano gustare nelle varie stagioni dell’anno, le prelibatezze della nostra terra.

  1. Incisione cinquecentesca con la porzione settentrionaledelle mura di cinta, in alto sotto il tondegiante Forte San Francesco (poi Andria), notare il lungo muro con all’interno alberi ed orto riferibile al nostro toponimo.
  2. Incisione di inizio ‘700 con il quartiere San Leo posizionato fuori le mura, notare la sottostante recinzione bastionata.
  3. Acquaforte di Jean Houel, Parigi 1784, raffigurante la città di Messina vista da nord, sulla destra il quartiere San Leone oltre le bastionature.

 

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