Il Monumento alla Batteria Masotto – parte II

di Vincenzo Caruso

Batteria Masotto 1950

Il 13 settembre, nell’ambito delle manifestazioni per l’inaugurazione al Monumento, fu annunciata sulla Gazzetta, una serata di gala al Teatro Vittorio Emanuele e, nei primi giorni di ottobre, il Ministro della Real Casa inviò, a nome del Re, la nomina di Cavalieri della Corona d’Italia ai membri del Comitato prodigatisi per la realizzazione del Monumento agli eroi di Adua. Esprimendo vivo compiacimento per il contenuto di tale missiva, la Gazzetta plaudì all’impegno del Comitato “il quale, non solo seppe fare un’affermazione politica solenne, ma rappresentò il Paese in tale contesto impedendo che una città di 150.000 abitanti si presentasse come una misera Peretola” ; e continua inveendo contro “la gretteria di certi acefali che fu coperta dal buon valore di quegli egregi cittadini”, con evidenti riferimenti alle proteste di alcuni contestatari che in quel periodo si manifestavano contrari all’erezione dl Monumento. Contestualmente, la Società Italiana per le Strade Ferrate della Sicilia, in occasione dell’inaugurazione del Monumento, istituì speciali biglietti di andata e ritorno da tutte le stazioni ferroviarie siciliane con un supplemento per la tassa di bollo di £. 5.

Cerimonia dell’inaugurazione (disegno di A. Minardi da una foto di Giulia Lellas)

La Cerimonia d’inaugurazione: il 20 settembre 1899 alla presenza di S. A. R. il Duca d’Aosta, alla presenza delle Autorità e di una folla festante, il Monumento venne donato ufficialmente alla Città. In questo particolareggiato articolo di cronaca, la Gazzetta di Messina ci racconta il giorno della cerimonia: “Mai, proprio mai, specie in questi momenti, ci era stato concesso di notare un risveglio, un’affluenza di gente d’ogni paese, d’ogni provincia come quello cui abbiamo assistito oggi. Chi ieri si fosse trovato nella nostra Messina, avrebbe scorto subito la città commerciale, con i suoi viveurs, gli habituès di questo o quell’altro ritrovo e col suo scarso movimento industriale; tutto sommato essa sarebbe apparsa una di quelle province abbandonate dal maggior numero di cittadini che, al termine della calda stagione estiva, trovaun po’ di riposo nella casetta di campagna. […] Ed ecco apparire maestosa presso il Faro la nave “Trinacria”. Sono le sei e mezzo quando da lungi appaiono i tubi della nave reale che lentamente procede. Il mare è tranquillo: la belva di ieri si è ammansita e silenziosa si increspa. Intanto una folla ha già gremito per buon tratto il Corso Vittorio Emanuele che, come tutte le vie principali della città è imbandierato: i balconi sono assiepati da molte persone Messina si riempie stamane di una folla mai vista; dalle vie principali ai più piccoli vicoli, è possibile notare un’affluenza di gente d’ogni paese, d’ogni provincia. Per inaugurare il monumento, si attende oggi la visita di S.A.R. il Duca D’Aosta.

Particolare del Monumento alla Batteria Masotto

Sono le 7.30. Tuona il cannone e ai 21 colpi del Trinacria, ne fanno eco 20 della Cittadella. Allo Sbarcadero si trovano già moltissimi ufficiali di tutte le Armi e i tre reduci della battaglia di Adua tra i quali il signor Marino da Militello.
Alle 9.25, S.A.R. il Duca d’Aosta, accompagnato dal Primo Aiutante di Campo colonnello di Artiglieria Cairano, dal capitano Spurgazzi della batteria a cavallo e dal capitano Mughetto del 5° Rgt. Artiglieria, mette piede a terra, accolto da un “evviva” generale. Scortato dai Carabinieri a Cavallo, il Duca giunge in Municipio, accolto dal Sindaco e dalle autorità civili e militari. Terminato il ricevimento, durante il quale S.A.R. si intrattiene con lo scultore Buemi per avere ragguagli sul monumento, alle 12.15 fa ritorno a bordo.
Alle 14.50 un corteo formato dalle delegazioni di circoli, reduci, associazioni e società di Messina e provincia, con i propri stendardi, movendo da Piazza Collegio Militare, giunge al Giardino a Mare. Alle 16.00 il corteo si ferma allo Chalet e si schiera intorno alla tribuna eretta per gli invitati, aspettando la venuta di S.A. Alle 16.35 annunziato dalla fanfara, giunge il Duca D’Aosta ed immediatamente tra gli applausi generali, viene fatta cadere la tela che copriva il monumento.
L’On. Fulci, presidente del Comitato, prende quindi la parola e pronunzia il discorso, salutato dagli applausi ed esclamazioni di: Viva Casa Savoja! Segue l’applauditissimo discorso del Sindaco dopo il quale viene redatto il contratto di cessione del monumento davanti al Notaio Ciraolo. Vengono quindi apposte le firme di Emanuele Filiberto di Savoja e di Nicola Fulci. Testimoni furono il Primo Presidente della Corte d’Appello e il Procuratore Generale. S.A.R. donò poi la penna con cui firmò il contratto all’on. Fulci. Sceso dalla Tribuna, Il Duca d’Aosta gira attorno al monumento, accompagnato dallo scultore Buemi per avere da lui maggiori dettagli sull’opera intrattenendosi con alcuni reduci della Batteria Masotto e con i figli del tenente Ainis e del tenente Issel caduti ad Abba Garima.
Al suono dell’Inno Reale, sale infine sulla carrozza che lo condurrà alle 18.20 sul vapore Trinacria”.

1935 – La riconquista di ADUA – Negli anni seguenti, la commemorazione alle Batterie Siciliane, divenne un puntuale appuntamento cittadino. Ma il ricordo lacerante di quel 1° Marzo 1896 costituì per molto tempo una spina nel fianco nella storia del colonialismo italiano. Con l’intento di riscattare l’Italia “dall’onta di Adua”, il governo fascista decise nel 1935 di occupare l’Etiopia suscitando il dissenso della Società delle Nazioni. Il 6 ottobre l’esercito italiano riconquistò Adua e “l’impresa” comportò un largo consenso nell’opinione pubblica nazionale.

Il Monumento oggi

“Gazzetta di Messina e delle Calabrie” del 8 ottobre 1935 – La Batteria messinese vendicata – Se per l’Italia la riconquista di Adua è stata giusto motivo di grandissima, di profonda esultanza ed auspicio sicuro della vittoria finale […], per Messina non poteva non assumere un particolare significato, determinando l’esplosione di giubilo nella quale domenica sera tutta l’anima del nostro popolo ebbe a rilevare ancora una volta l’èmpito del suo entusiasmo purissimo, la riconoscenza verso quanti, or è circa quarant’anni, seppero insegnare al mondo intero come si muoia per difendere l’onore della Patria. […] Adua nel 1896 fu e rimase lungo trentanove anni, la spina più dilacerante pel cuore di Messina; il ricordo più angoscioso ed anche più luminoso della infausta seconda campagna d’Africa; l’incubo più opprimente al quale anelava sottrarsi. […]
Ecco perché i messinesi, ancora dopo parecchi giorni, esultano per la riconquista di Adua e coprono di fiori il bronzo che tramanda ai posteri i nomi benedetti di quanti appartennero alla Batteria Masotto, lasciando un esempio di cui la luce ideale è inestinguibile.
Ecco perché anche l’infanzia messinese si recava l’altra mattina, marzialmente inquadrata, al Giardino a Mare portando l’omaggio floreale a l Monumento che splende come un altare; ed i vecchi, tra cui parecchi superstiti della sfortunata battaglia di trentanove anni addietro, hanno pianto le lacrime stillate dalla dolcissima commozione. […]

Uno dei cannoni, a lato del Monumento, riportati in Patria nel 1936

Tra le manifestazioni organizzate a Messina per festeggiare l’evento, con l’intento di simboleggiare che la nuova impresa del Regime aveva definitivamente cancellato l’onta della “disfatta di Adua”, il Monumento della Batteria Masotto venne trasferito dal Giardino a Mare all’attuale sito di Piazza Vittoria ove, nel 1848, i messinesi avevano vittoriosamente conquistato la roccaforte borbonica del Forte Real Basso. Due cannoni, riportati in patria dall’Etiopia nel 1936, con stampigliato i nomi di Caorso e Cardeto , rispettivamente fusi a Torino nel 1890 e 1891, vennero posti successivamente ai due lati del Monumento. L’anno successivo, per commemorare gli eroi delle Batterie Siciliane, il II R. Istituto Magistrale inaugurato nel novembre del 1935, venne intitolato al tenente Emilio Ainis e, allo stesso, anche la caserma che ospita il 24° Reggimento Artiglieria Peloritani, che ha raccolto l’eredità del 22° Reggimento a cui appartenevano le Batterie Masotto e Bianchini. Contestualmente, il maestoso Forte Polveriera, posto sulle alture di Curcuraci, assunse la denominazione di “Forte Masotto”.

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