“Nocciolo Patrimonio da Tutelare”, costituito il comitato per la salvaguardia del prodotto d’eccellenza dei Nebrodi

nocciolo

di Giuseppe Spanò

ghiroVentitrè comuni dell’area dei Nebrodi in difficoltà per la situazione che sta colpendo oltre 5.000 ettari di noccioleti la cui produzione risulta compromessa al 70%-80% per la massiccia presenza di ghiri e cimici.

In particolare ad essere colpiti sono i territori di Ucria, Raccuia, Sinagra, Tortorici, Castell’Umberto, Montalbano Elicona e Roccella Valdemone, comprensori che basano la loro economia sulla produzione della nocciola.

I dati sono emersi nel corso della costituzione del comitato “Nocciolo Patrimonio da Tutelare”, composto da imprenditori e produttori corilicoli e che nasce con l’obiettivo di sostenere un’azione decisa per affrontare la grave situazione che rischia di mettere in ginocchio un intero settore produttivo d’eccellenza.

E la vicenda ha assunto una notevole rilevanza perché da un ettaro si possono ottenere 6mila euro di prodotto, soprattutto in un periodo favorevole in cui il prezzo delle nocciole è schizzato in concomitanza con la crisi agricola della Turchia che è il maggior produttore mondiale.

In tal senso il nuovo organismo ha fissato per sabato 20 novembre, alle 10.00 al Castello Federico II di Montalbano Elicona, la conferenza stampa per discutere ed individuare le opportune soluzioni al problema.

Al dibattito parteciperanno il presidente dell’Associazione culturale “Nebrodi” Matteo Florena, il docente Basilio Baratta, il presidente dell’Associazione “Frutto dei Nebrodi” Felice Genovese, il presidente della Comunità della “Nocciola dei Nebrodi” Enzo Ioppolo, l’esperto dottore agronomo Sebastiano Galvagno, i segretari generali della Cgil, Cisl e Uil, il segretario dell’Unione Provinciale degli agricoltori, i rappresentanti della Confederazione italiana agricoltori ed i rappresentanti della Coldiretti e Confagricoltura di Messina.

nocciole-nebroideeIl documento ufficiale sottoscritto e diramato dal Comitato afferma che “numerosi sono gli agricoltori del luogo che lamentano quest’anno il ridotto raccolto della nocciola. L’economia agricola del paese e del territorio nebroideo, basata in gran parte sulla produzione e raccolta della famosa nocciola siciliana dei Nebrodi, molto apprezzata per l’aroma, il sapore delicato e il retrogusto intenso, rischia dunque di essere messa seriamente in ginocchio. Dobbiamo tutelare questa riserva preziosa, che ha rappresentato la Sicilia al Salone del Gusto di Torino ed alla Fiera Internazionale di Stoccarda riscuotendo consensi e apprezzamenti per le sue qualità. Questo patrimonio genetico locale è da tutelare perché fonte di biodiversità di notevole valore sociale, culturale ed economico. Chiediamo pertanto alle Istituzioni di intervenire tempestivamente per preservare e valorizzare questa risorsa fondamentale anche per la stabilità, la conservazione del territorio e per la salvaguardia dell’economia delle aree interessate. Tutti gli attori coinvolti auspicano azioni risolutive per la ricostituzione dell’equilibrio biologico utilizzando possibili soluzioni naturali quali alternativa colturale sostenibile”.

Da alcuni anni si dibatte del problema dei ghiri sui monti Nebrodi che, essendo specie protette, non possono essere abbattuti; si tratta di una specie che ha trovato nei noccioleti abbandonati un habitat ideale e diverse sono state le ipotesi per il loro contenimento: dall’introduzione di predatori all’installazione di dispositivi ad ultrasuoni, dalla realizzazione di fasce-tampone tra le zone coltivate e le aree abbandonate alle azioni di disturbo che rendano difficoltoso lo svernamento.

In passato del problema si è pure occupata la trasmissione Rai “Report” che ha preso spunto da un’interrogazione all’Ars presentata dal un paio di anni fa dal deputato regionale Filippo Panarello in cui si chiedeva l’individuazione dei fondi necessari al completamento del monitoraggio della specie, propedeutico al successivo piano di contenimento.

Nel frattempo i produttori hanno pure inoltrato la richiesta dello stato di calamità naturale alla Regione Siciliana visto che la legislazione attuale prevede la possibilità di rimborsare gli agricoltori per i danni derivati dal predetto fenomeno.

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