…”per quattro ceste di frutta che passano da Messina a Reggio”… e il Ferry Boat diventò simbolo dello Stretto

di Attilio Borda Bossana

Ascanio Branca, Ministro dei Lavori Pubblici

Nel lontano 1892, all’allora ministro dei lavori pubblici Ascanio Branca, fu attribuita l’espressione “ma vuole che per quattro ceste di frutta che passano da Messina a Reggio io debba far adottare il progetto Calabretta da lei propugnato?”. La frase sarebbe stata rivolta al deputato Giovanni Bettolo, ammiraglio sostenitore dell’idea progettuale che nel 1881, l’ingegner Antonio Calabretta aveva presentato per una nave, ispirata ai «ferry boat» già in servizio nei Paesi dell’Europa settentrionale, in grado di trasportare carri ferroviari tra le due sponde dello Stretto di Messina.

Il Deputato Giovanni Bettolo

Attorno a quel progetto, e ai successivi due redatti dallo stesso ingegnere, si accese un aspro dibattito politico, approdato nelle aule del Regio Parlamento, ma di quella frase estemporanea, nei resoconti ufficiali d’Aula, non c’è alcuna traccia. Il ministro Branca anzi fu prodigo di elogi per la Sicilia e i siciliani, utilizzando un linguaggio più aulico, lontano da quello d’effetto della frase attribuitagli, ormai storicizzata, e che oggi, sarebbe stata considerata una fake news.

Il Generale Antonio Calabretta

Quell’espressione, divenuta patrimonio dell’immaginario collettivo, comunque riecheggiò ufficialmente nel Parlamento repubblicano, nella seduta del 27 febbraio 1950 per opera dell’on. Giovanni Battista Melis che la utilizzò, anche lui ispirato dalla spettacolare rimembranza, illustrando la sua interpellanza sui trasporti marittimi, sull’unica linea di navigazione quotidiana che collegava la Sardegna al continente tra Olbia e Civitavecchia.

“Ricordo – disse il deputato del nuorese – che, quando in tempi lontani si discuteva in questa Camera dell’istituzione dei ferry-boats nello stretto di Messina, il ministro di allora al proponente ammiraglio Bettolo rispose che non riteneva per niente opportuno adottare il progetto della nave-traghetto, per quattro ceste di frutta che passavano da Messina a Reggio”.

Fu probabilmente quella attribuita al ministro Branca, una frase mutuata dal confronto parlamentare di fine ottocento sul tema emergente dell’attraversamento dello Stretto e in seguito adottata, secondo le argomentazioni, dai detrattori delle politiche verso il Mezzogiorno o dagli affiliati della commiserazione meridionalistica.

Anzi il ministro Branca in quella seduta del 1892 ebbe a dire: “non ho bisogno di dichiarare che se vi è in questo Parlamento uno che prenda vivo interesse alla Sicilia e alla Sardegna e forse più alla Sardegna che alla Sicilia, sono proprio io che ho l’onore di parlarvi. E questo interesse è anche più vivo per la Sardegna perché più ha bisogno di aiuto, mentre la Sicilia è già uno dei paesi più colti, più civili e più prosperi d’Italia. È un errore il credere che la Sicilia abbia bisogno di sviluppo industriale, perché è un paese che, fin dai tempi più remoti, fu ricchissimo di prodotti agricoli, di commerci e di navigazione. Ed anche in questo momento di crisi, sono lieto di poter affermare che la sola rete ferroviaria la quale è in continuo sviluppo è quella sicula e non per merito soltanto della Società, ma molto più per l’intelligenza e l’attività dei siciliani”.

E mentre lo zibaldone parlamentare di oggi risuona, dei discordi pareri espressi dai membri del Governo, la memoria di quella “battuta” sulle quattro ceste di frutta, è divenuta eredità popolare. Così come, nell’immaginario collettivo, il ferry boat, argomento di quella seduta parlamentare del 1892, è finito per divenire stereotipo del vettore imprescindibile per il viaggio in Sicilia o per raggiungere mete continentali. Rappresentazione navale che, sin dal suo apparire sullo Stretto, ha quindi guadagnato sempre più un posto da protagonista nella riproduzione sulle cartoline illustrate ove ha assunto il ruolo di elemento caratterizzante, insieme a monumenti come il Duomo o la Madonnina del porto di Messina ed anche di quelle realizzate, invero con una minore fantasia tipografica, per Reggio Calabria e Villa S. Giovanni.

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