15 ottobre 1894: scoppia l’Affaire Dreyfus

Un quadro sociale di disoccupazione, povertà e rischio di nuove epidemie si scontra con l’inefficienza e la corruzione delle istituzioni. La risposta di queste ultime si traduce, spesso, nella caccia allo straniero, al diverso, a una minoranza religiosa, culturale o sessuale.
Quella che potrebbe passare come una sintetica analisi di alcune realtà contemporanee traduce in effetti il clima in cui esplose l’affaire Dreyfus, un episodio destinato a segnare la storia politica francese ed europea, oltre a dare un nuovo e definitivo ruolo ai media e al concetto di “opinione pubblica”.
Correva l’autunno del 1894 nella Francia della cosiddetta Terza Repubblica, guidata all’epoca dal primo ministro Charles Dupuy. Colpita dallo scandalo di Panama (con diversi deputati accusati di corruzione) e minata da una profonda instabilità politica, la società francese reagì all’insegna del più acceso nazionalismo e di un mai sopito antisemitismo, quest’ultimo dilagante in tutt’Europa.
Questi due sentimenti ebbero libero sfogo di fronte all’accusa di spionaggio a favore della Prussia nei confronti dell’ufficiale francese Alfred Dreyfus. A condannarlo una lettera con informazioni riservate che riportava una calligrafia simile alla sua. Una prova alquanto debole dietro cui si celavano due ragioni, confermate dalla storiografia ufficiale, di tutt’altra natura: la prima è che Dreyfus era ebreo; la seconda è che era nato in Alsazia, dominio prussiano dal 1870.
Processato a porte chiuse e condannato ai lavori forzati, Dreyfus trovo nel fratello e in alcuni intellettuali degli alleati preziosi, nel formare una vasta opinione pubblica a sostegno della sua innocenza. Vero e proprio manifesto di questa battaglia fu la famosa lettera di Émile Zola, pubblicata sulla rivista letteraria Aurore e intitolata «J’accuse!», divenuta espressione comune dell’italiano per indicare un’azione di denuncia.
L’ampio clamore mediatico, che interessò la stampa europea e d’oltreoceano, contribuì a far riaprire il processo e nel 1906 a far assolvere l’ufficiale, dimostrando la colpevolezza del maggiore Ferdinand Walsin-Esterházy. Fonte d’ispirazione per il cinema (tra cui un cortometraggio muto del celebre Georges Méliès), fu il primo grande caso di cronaca internazionale e il primo esempio di come l’opinione pubblica possa fare pressione sulle istituzioni. Da esso il linguaggio giornalistico derivò l’espressione “affaire”, quale sinonimo di questione di una certa urgenza o rilevanza.

Fonte www.mondi.it

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