1908-2018: Le navi mercantili in soccorso di Messina dopo il sisma

di Attilio Borda Bossana

In occasione del cento decimo anniversario del sisma di Messina non si può non ricordare che il Porto, da sempre elemento territoriale protagonista della storia della città, anche all’indomani del Terremoto del 1908, con il movimento di numerose navi, battenti varie bandiere, fu al centro delle vicende dei soccorsi che le Marine militari e mercantili portarono alla popolazione. Un porto, come scrisse Barzini sulle cronache del Corriere della sera del 19 gennaio 1909, ove alberature e ciminiere di navi si ergevano come “gigantesche torri rotonde vicino ai tragici avanzi dei palazzi decapitati”.

In tutta l’area dello Stretto, si ritrovarono oltre a 43 navi della Regia Marina, più di cento piroscafi, con marinai, soldati, operatori sanitari ed un consistente naviglio minore. Delle oltre diciassette mila persone ritrovate vive sotto le macerie, moltissime furono salvate dalle marinerie giunte nello Stretto all’indomani del 28 dicembre 1908.

Più di 13 mila superstiti ricevettero aiuto dai militari italiani, 1300 da quelli russi, 1100 dagli inglesi e 900 dai tedeschi, ma furono anche consistenti le operazioni condotte da piroscafi della marina mercantile francese, statunitense, austro-ungarica, spagnola e danese oltre che dal naviglio requisito per l’occasione dal Governo italiano.

Già ancorate nel porto di Messina dalla fatidica notte tra il 27 e 28 dicembre, si trovavano, alcune unità della Regia Marina, l’incrociatore Piemonte, le torpediniere Serpente, Saffo, Sagittario, Scorpione e Spica; quest’ultima lanciò l’allarme a tutto il Paese, appoggiandosi all’ufficio telegrafico di Nicotera, in Calabria.

Con queste unità stazionavano in porto i piroscafi Montebello e Scrivia oltre a Loreto e Simeto della società Navigazione Generale Italiana, ripartiti i primi due per Catania e gli altri due, uno per Napoli e l’altro, il 30 dicembre, sempre per Catania, con un carico di mille persone tra feriti e scampati al sisma.

Il Montebello era una nave mercantile a vapore, considerata di dimensioni notevoli per quel tempo, con i suoi 96 metri di lunghezza, e che nelle sue stive di prua e di poppa con un sistema di cuccette montabili, poteva ospitare oltre mille emigranti nei collegamenti tra la Sicilia e New Orleans. Oltre ad agrumi ed emigranti siciliani, nella rotta di ritorno dagli Stati Uniti trasportava balle di cotone che da Palermo venivano poi trasferite a Genova dove si tesseva la stoffa jeans. Ma il piroscafo legò il suo nome anche al fatto che aveva trasferito parecchi musicisti siciliani, futura primigenia del jazz americano. Lo Scrivia, venticinque anni prima del terremoto, aveva invece permesso la raccolta di campioni ittici provenienti dal ramo del Gange che porta il nome di Hoogly, presso Calcutta.

Sorpreso dal sisma ma soprattutto dalle onde del maremoto, fu il mercantile Quirinale, protagonista di involontarie manovre cinematiche che lo portarono fuori dal porto, quindi a spiaggiarsi e poi riprendere il controllo della navigazione, ripartendo lo stesso 28 dicembre per Palermo con 46 profughi a bordo. L’Avvenire partì per Palermo imbarcando 24 profughi, i britannici Ebro e Mariner con il Salvador e Therapia, battenti bandiera tedesca e l’austro-ungarico Andrassy, collaborarono all’opera di trasporto dei sopravvissuti a Palermo e Napoli.

All’indomani del sisma tre unità della squadra navale russa, l’incrociatore Makaroff, e le corazzata Slava e Tzésarévitch seguite dall’incrociatore Bogatyr, giunsero in soccorso dal porto di Augusta, offrendo l’aiuto dei loro equipaggi alla popolazione terremotata, mentre altre navi mercantili facevano rotta su Messina.

Una delle prime fu certamente la Washington, della compagnia La Veloce, che si trovava in navigazione nello Stretto già il 28 dicembre e che nella stessa giornata ripartì per Catania con 1000 profughi. Il 28 dicembre giunse anche da Napoli il piroscafo Colombo che ripartì il giorno dopo per il capoluogo campano con a bordo alcuni feriti e profughi.

Dalla compagnia Ngi, il Governo italiano noleggiò poi le navi Sardegna, utilizzata come centro di comando delle operazioni di soccorso, ed il piroscafo Savoia che dal gennaio 1909, ormeggiarono a pontili d’emergenza attrezzati nel disastrato porto peloritano. Il Sardegna di 5 mila 525 tonnellate di stazza, varato nel 1902 per conto della Società di Navigazione Sitmar di Genova era impiegato per il trasporto merci e passeggeri sulla linea Genova-New York. Passata alla Ngi, dal 1912 al 1916, coprì la linea Genova-Buenos Aires e successivamente, sino alla radiazione nel 1928, garantì i collegamenti con Spagna, Grecia e Turchia. Il Savoia acquisito invece nel 1897 dalla Compagnia La Veloce, fu trasformato da yacht reale, costruito nel cantiere di Castellammare di Stabia nel 1883, in nave passeggeri per il Nord e Sud America, restando in servizio sino al 1923. Nei primi quattordici anni di vita il panfilo reale era stato utilizzato come nave di rappresentanza e da diporto dei sovrani d’Italia. Le due navi alloggio costituirono il primo avamposto dei soccorsi, la cui gestione, nella catena di comando, non mancò di suscitare lamentele per disfunzioni organizzative e ritardi nella distribuzione di viveri, a fronte della funzionalità che le squadre navali straniere dimostrarono negli aiuti prestati direttamente.

Il Sardegna ripartì da Messina per Napoli con 108 superstiti il 3 gennaio. Raggiunsero ancora Messina il 30 dicembre 1908, la Ionio, ex G.B. Lavarello, che trasportò uomini del 19° Fanteria e del 9° Bersaglieri, vettovagliamento anche per il personale delle Poste e generi di soccorso, ed il piroscafo Solunto, dirottato dalla linea Napoli-Palermo per prestare soccorsi e trasportare superstiti; mentre dal Verona, furono sbarcate nei primi giorni di gennaio 1909, legnami per costruire i primi ricoveri baraccati, viveri e coperte.

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Il 29 dicembre era partita da Genova, con viveri e materiali, l’Indiana, costruita nel 1905 dalla Società Esercizio Bacini di Riva Trigoso (Genova) per conto del Lloyd Italiano, la nave era impiegata per i collegamenti Genova-Napoli-New York. L’Indiana che stazzava 4.996 tonnellate, ed imbarcava oltre 1620 passeggeri, nel 1918 venne ceduta alla Ngi e nel 1924 passò alla Sitmar Line, ribattezzata Romania.
Impegnata a trasportare materiale di soccorso anche la Vincenzo Florio, nave mista vela-vapore, con tre alberi, costruita nel 1880 nei cantieri di Glasgow da A. Stephens & Figli. Con una stazza di 2840 tonnellate, per 116 metri e capacità di trasportare oltre 550 passeggeri in tre classi, aveva avviato i collegamenti con l’America il 22 maggio 1880, linea Catania, Messina, Palermo-NewYork.

La Regina d’italia 1908

Ai soccorsi parteciparono anche la Lombardia della Ngi ed il grande piroscafo passeggeri Regina d’Italia che per due mesi fu impiegato come nave alloggio e sul quale trovarono rifugio i bambini sperduti e gli orfani. Per gli orfani fu anche impegnata a Messina, l’Opera Nazionale Marinaretti di Venezia, sorta nel 1906 e poi soppressa nel 1923, per raccogliere sulla nave asilo Scilla, gli orfani dei pescatori e marinai del litorale adriatico e dar loro l’istruzione elementare e successivamente quella professionale ed avviare i più dotati agli studi nautici medi e superiori.

A queste navi si era successivamente unita, sempre trasportando aiuti e soccorsi, la San Giovanni della Società Sicula Americana di Navigazione, varata nel 1907, il piroscafo con stazza di oltre 6500 tonnellate fu impiegato sulla rotta di collegamento con New York dai porti di Napoli e Palermo e quindi per i collegamenti con il Sud America. Ma anche la Regina Elena della Ngi, costruita nel 1907 dai Cantieri Liguria di Ancona, che poteva imbarcare 1125 passeggeri.

Tra le navi attrezzate ad ospedale, operò a Messina anche il piroscafo Taormina, noleggiato per tale scopo e fatto salpare da Genova, nella mattinata del 1° gennaio 1909. Giunse nello Stretto dopo due giorni di navigazione ed accolse oltre 200 feriti di cui 10 poi sbarcati a Napoli l’8 gennaio ed altri a Livorno. Anche l’Ancona che faceva parte dei sette piroscafi della Società Italia di Società di Navigazione a vapore, nata a Genova, nel 1899, fu destinata al trasporto di materiale per la Croce Rossa Italiana. Il 29 dicembre 1908 era stata dirottata a Messina la Birmania, in navigazione da Napoli a Siracusa e che il 31 rientrò a Napoli trasportando circa 1250 superstiti; a lei si aggiunse il 31 dicembre, la Tebe messa a disposizione del Prefetto di Napoli come nave soccorso, che imbarcava 12 medici con una tenda ospedale. Altre tende e materiale sanitario sbarcato dalla nave Stura, insieme a fanti e bersaglieri, permise la creazione di altri punti sanitari in città mentre veniva utilizzato anche il piroscafo Le timbro. Allo stesso scopo fu anche impegnata la Regina Margherita, della Ngi, che giunse a Messina con a bordo quattro medici e militi, in un pomeriggio di pioggia torrenziale che ostacolò le operazioni di sbarco delle scorte sanitarie, portate a termine con l’ausilio di marinai inglesi.

Il 2 gennaio era poi giunto da Napoli il Nord America, costruito nel 1882 dal cantiere John Elder & Co. di Glasgow per conto della compagnia Thomas Skinner & Co. fu utilizzato come nave soccorso, ospitando i sopravvissuti del terremoto di Messina, e trasportandone molti a Napoli. Alle numerose navi mercantili intervenute in aiuto di Messina e Reggio Calabria, insieme ad unità delle Marine da guerra, furono concesse dal Re e dal Governo italiano, ricompense e benemerenze per l’impegno umanitario dimostrato nelle operazioni di soccorso e nell’opera assistenziale a favore delle vittime di quell’immane tragedia.

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