29 aprile 1955 – Italia: Giovanni Gronchi viene eletto Presidente della Repubblica Italiana

(Pontedera, 10 settembre 1887 – Roma, 17 ottobre 1978)  è stato il terzo Presidente della Repubblica Italiana, tra il 1955 e il 1962.

Suo padre, Sperandio, era contabile di un panificio e, per arrotondare, faceva il piazzista di salumi. Militò nelle organizzazioni giovanili cattoliche, assumendo incarichi direttivi ed esprimendo simpatia per le tesi moderniste di Romolo Murri. Frequentò il liceo classico Galilei di Pisa e si laureò in lettere all’Università degli Studi di Pisa quale allievo della Scuola normale superior. Tra il 1911 e il 1915 insegnò filosofia nei licei di Parma, Massa-Carrara, Bergamo e Monza: partecipò alla Prima guerra mondiale come ufficiale di fanteria, guadagnandosi una medaglia d’argento e una di bronzo al valor militare.

Il 18 gennaio 1919, Gronchi partecipò alla riunione di fondazione del Partito Popolare Italiano, convocata da don Luigi Sturzo all’albergo Santa Chiara di Roma: nello stesso anno venne eletto deputato. Nel 1920 venne chiamato a dirigere la Confederazione italiana dei lavoratori di orientamento cattolico; l’anno dopo, è eletto per la seconda volta alla Camera dei deputati.

Sottosegretario all’Industria nel governo Mussolini, si dimise dall’incarico allorché il PPI uscì dalla maggioranza governativa (1923). Nel 1924 Gronchi, insieme a Giuseppe Spataro e Giulio Rodinò, fece parte del triumvirato che resse il Partito Popolare a seguito delle dimissioni di Luigi Sturzo e fu rieletto deputato.

Nel 1925, gli fu attribuito un insospettabile elogio, da parte di Piero Gobetti, sulla rivista La Rivoluzione liberale: «Per uno spirito spregiudicato è una fortuna incontrare a un congresso popolare un uomo come Gronchi. Nessun altro cattolico ha la sua finezza e agilità parigina, né la sua devozione al pensiero moderno, né il suo culto per lo spirito di contraddizione, provvidenza e sale della società».

Gronchi partecipò alla secessione dell’Aventino e, nel 1926, con l’adozione delle leggi fascistissime (R.D. n. 1848/26), fu dichiarato decaduto dal mandato parlamentare. Successivamente si appartò dalla vita politica e prima lavorò come rappresentante di commercio e poi intraprese iniziative industriali. Rimasto vedovo della prima moglie, nel 1941 si sposò con Carla Bissatini, di venticinque anni più giovane.

Gronchi fondatore della DC e leader della corrente di sinistra
Giovanni Gronchi nel 1953

Il 29 settembre del 1942, Gronchi, insieme ad alcuni esponenti politici cattolici, quali Alcide De Gasperi, Achille Grandi, Piero Malvestiti, Giuseppe Brusasca ed altri, prese parte alla prima riunione clandestina propedeutica alla fondazione della Democrazia Cristiana, nell’abitazione di Giorgio Enrico Falck, noto imprenditore milanese. Il 19 marzo 1943, il gruppo si riunì a Roma, in casa di Giuseppe Spataro, per discutere e approvare il documento, redatto da De Gasperi, Le idee ricostruttive della Democrazia Cristiana, considerato l’atto di fondazione ufficiale del nuovo partito.

Nel secondo e nel terzo governo Bonomi, Gronchi fu nominato Ministro dell’Industria e fu confermato in tale incarico anche nel governo De Gasperi I.

Eletto deputato all’Assemblea Costituente (1946) e alla Camera dei deputati nel 1948 e nel 1953, Gronchi, insieme a Giuseppe Dossetti, Amintore Fanfani e Giorgio La Pira, fu il maggior esponente della corrente di sinistra del suo partito. In un convegno organizzato a Pesaro, nel 1948, giunse a definire la vittoria elettorale del 18 aprile «il più grosso equivoco dei ceti conservatori, industriali e agrari» e fu immediatamente sconfessato da Alcide De Gasperi: quando replicò, sulla Libertà, a lui vicina, tale testata fu definita dalla direzione della DC «un quotidiano di opposizione».

Fu eletto Presidente della Camera dei deputati nella I e nella II legislatura forse, per distoglierlo dalla politica attiva, in quanto titolare di una carica istituzionale. Ciò non gli impedì di assumere un atteggiamento critico verso il Patto Atlantico e di essere tra i primi assertori, in ambito democristiano, del superamento della politica centrista di De Gasperi e di un avvicinamento al Partito Socialista di Pietro Nenni.

L’elezione alla Presidenza della Repubblica

All’elezione del Presidente della Repubblica del 1955, il segretario nazionale della DC, Amintore Fanfani candidò il Presidente del Senato Cesare Merzagora, che non raccoglieva l’unanimità dei consensi del partito democristiano a causa delle divisioni interne in chiave antifanfaniana e antiscelbiana ed eletto come indipendente, sia pure nelle liste DC.

Al secondo scrutinio, la sinistra DC si espresse per Gronchi, che raggiunse 127 voti. Essendo allora chiaro il fallimento della candidatura Merzagora, anche i voti dell’opposizione di sinistra confluirono su Giovanni Gronchi (terzo scrutinio). Dopo un vano tentativo di convincerlo al ritiro, Fanfani fu costretto a candidare ufficialmente il Presidente della Camera alla massima carica dello Stato. Il 29 aprile 1955, al quarto scrutinio, Gronchi venne eletto Presidente della repubblica con 658 voti su 883, compresi i suffragi della destra monarchica.

Come presidente della Camera, toccò a lui presiedere la seduta comune e leggere a voce alta le schede con il suo nome che via via gli venivano porte e continuò a leggerle fino alla fine. Si interruppe solo pochi istanti, quando un applauso del Parlamento segnò il raggiungimento del quorum. Gronchi si alzò allora dallo scranno e, con in mano una scheda, ringraziò l’assemblea con un breve inchino. Poi sedette di nuovo e continuò a leggere le schede con una certa tensione della voce. Quando ebbe letto l’ultima scheda pregò al microfono il Vicepresidente della Camera, Giovanni Leone, di procedere allo scrutinio e di proclamare il risultato. Fra gli applausi si alzò e guadagnò l’uscita.

Leone ufficializzò poco dopo l’elezione del nuovo Capo dello Stato e ne venne poi eletto successore come presidente della Camera. Secondo il regolamento, quando Gronchi si alzò e si ritirò nel suo ufficio, anche il Presidente del Senato Merzagora – che gli era vicino – lasciò il posto al vice presidente del Senato, che sedette accanto al vicepresidente Leone

(fonte Wikipedia)

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.