Agorà Metropolitana, una nuova realtà editoriale nella pubblica amministrazione

dott. Filippo Romano

di Filippo Romano

Agorà logoInaugurare una testata giornalistica oggi può sembrare, se non anacronistico, almeno azzardato.

L’esplosione dei social network, la crisi strutturale della stampa tradizionale e, non ultima, una buona dose di modestia sconsigliano eccessive velleità in quella direzione.

Tuttavia, la comunicazione pubblica è prima di tutto un dovere, e farlo “a costo zero”, cioè utilizzando il mezzo telematico piuttosto che la stampa fisica, è una buona prassi.

Esiste il sito istituzionale, naturalmente, ma proprio perché istituzionale non può fornire alla comunicazione al pubblico quella ricchezza di contenuti culturali, storici, turistici, insomma quel marketing territoriale (come usa dire oggi) che deve offrire un Ente per valorizzare la comunità locale. Cioè per svolgere uno dei suoi compiti fondamentali secondo la legge.

image_135Ecco la ragione essenziale della rivista telematica che state visualizzando.

Adempimento di un obbligo, dunque?

Non soltanto. Vi sono anche ragioni più affascinanti. C’è l’aver voluto raccogliere un entusiasmo nuovo che percorre gli uomini e le donne dell’Amministrazione, i collaboratori, i funzionari, i dirigenti, in un momento paradossale. Nel momento in cui delle province (o, come nel caso della Città metropolitana di Messina, delle ex province) si afferma l’inutilità e se ne progetta l’abolizione o la sostanziale trasfigurazione.

Senza qui volere entrare nel complesso e spinoso dibattito politico istituzionale, vorrei annotare e ricordare quanto ho visto in questi tre anni abbondanti di gestione commissariale dell’Ente: di fronte alla continua e spesso strumentale polemica contro (i dipendenti de) le province, in cui si identificava il culmine della inutilità burocratica, molti di loro hanno reagito con un moto d’orgoglio e – pure in una situazione finanziaria resa drammatica da tagli e prelievi sui bilanci provinciali – hanno fatto fiorire idee, iniziative e realizzazioni. Con fondi privati, con fondi comunitari o anche soltanto con il ricorso alla grande risorsa che ho imparato negli anni risiede nascosta e misconosciuta nella pubblica amministrazione: i “giacimenti di professionalità” dei lavoratori.

interno-provinciaOggi i dipendenti della Città metropolitana progettano e organizzano lavori per enti privi o poveri di personale qualificato (falcidiati anche loro dai blocchi del turn-over), quali diversi comuni, l’Autorità portuale, il Consorzio Autostrade Siciliane o il Comitato Taormina Arte.

Oggi i contenitori culturali a disposizione dell’Ente sono non soltanto sempre pieni, ma soprattutto prenotati con sei mesi di anticipo. La grande curiosità culturali dei messinesi ha molto aiutato, certo, offrendo una serie di mostre, eventi, concerti e addirittura pagando all’Ente le spese per le sale (il Monte di Pietà, l’Enoteca provinciale, il Salone degli Specchi) come da regolamento; ma anche le iniziative dell’Ente si sono sostenute a costi irrisori quando non nulli (grazie a sponsorizzazioni) sull’entusiasmo dei dipendenti.

Ecco, questo entusiasmo (in questo caso del Servizio Stampa e del Servizio Informatico, ai quali si deve l’eccellente sito realizzato in house) è ciò che ha prodotto l’idea e l’iniziativa di questa rivista. Ma è anche ciò che vogliamo raccontare e testimoniare.

Perché lavorare per “il pubblico” non è la grigia (o talvolta nera) routine che si vuol rappresentare attraverso le consuete immagini di impiegati (grigi) annoiati e svogliati o i fatti di cronaca (nera) sulle timbrature avventurose dei furbetti del cartellino. No: lavorare per il pubblico significa svolgere la più entusiasmante e nobile delle professioni. Al servizio non di questo o di quel datore di lavoro, ma dell’intera Comunità.

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