Carattere e Maschera di Messina

di Alessandro Fumia

Maschere e personaggi della Commedia dell’Arte (Particolare, Chromolithograph-19th-century-©-Victoria-and-Albert-Museum-London)

La maschera carnascialesca nella commedia dell’arte non è una novità per Messina. Se nel XVI secolo, si segnalava la presenza in scena, in vari spettacoli su per Venezia, Milano e Firenze del tipo di Giovannello di Messina, sul finire del seicento, salì sulle scene la maschera in carattere e in tipo del messinese Giuseppe Tortoriti, nelle veci del nuovo Pascariello detto il Truonno. L’attore messinese come tanti altri figli di Messina in quegli anni era anch’esso esule per i fatti della rivolta anti spagnola. Se in un primo momento fra il novembre del 1678 e il febbraio del 1679, fu ricoverato a Napoli, dove conobbe la sua futura moglie Angelica Toscano, compagna di vita e di scena, ben presto si allontanò da quella piazza, ponendosi sotto la protezione del duca di Modena. Partecipando alla sua compagnia teatrale, mosse i primi passi di artista in Italia e solo verso il 1680, giunse in Francia a Parigi. Nel numero di marzo del 1685 del giornale satirico parigino, il Mercurio Galante, così si scriveva di Tortoriti: “Nella comica compagnia italiana troviamo un nuovo attore, il quale riscuote gli applausi di tutta Parigi e piace immensamente alla Corte. Egli possiede un’abilità di corpo sorprendente e assomiglia in modo ammirabile al celebre Arlecchino”.

Stampa pubblicata da Jeremias Wolff (1663-1724)

Pasquariello come veniva chiamato, era nato a Messina e fece il suo debutto nella vecchia commedia italiana nel marzo del 1685 a Versailles nel ruolo di Capitano servo, potendo svolgere le sue avventure in lingua italiana e francese. Nel 1694 esordì nel ruolo di Scaramuche. Nella primavera del 1706 vestì i panni del personaggio del Dottore, Cinzio. Con la soppressione della Commedia dell’arte italiana 1697, il Tortoriti fu investito di un privilegio, concesso da S. M. Luigi XIV che gli permetteva di continuare a mettere in scena i suoi personaggi nella provincia; promettendo di rimanere distante trenta leghe da Parigi, luogo proibito a tutti gli italiani fin quando regnò questo sovrano. Frequentando le piazze di quasi tutte le città principali di quella nazione con la sua compagnia e famigli. Ebbe anche l’onore di fondare le prime compagnie della Commedia dell’arte in lingua francese. Rimangono di lui diversi copioni che illustrano il suo repertorio piuttosto vario e partecipato.

 Il costume del nuovo Pasquariello Truonno, nella commedia dell’arte parigina

Incisione di Jaques Callot (Nancy, 1592-1635) dai Balli di Sfessania

Pasquariello era più o meno vestito come Scaramouche, non sempre con il cappello e il mantello, portava un costume in panno di velluto nero, indossando le calze rosse. La sua realizzazione semplice e severa gli permette di svolgere gli stessi ruoli come Scaramouche e Scapino. E’ soprattutto in “L’Avvocato contro Pasquariello” che ha un ruolo importante, sarà lui ha guidare la trama del gioco: si tratta, di spaventare in ogni momento Arlecchino, che divenne signore, e il suo servo Scaramouche. A volte appare in veste di Capitano, per costringere suo cugino Arlecchino a sposare Colombina sbagliando. A volte come ballerino era un Moro, un diavolo, poi un pittore, perché Arlecchino ha chiesto un pittore per fare il suo ritratto. La maschera di Pasquariello, il cui nome deriva dal famoso Pasquino, secondo quanto afferma il Gherardi, è l’emblema della satira presso i romani, che fu portata in Francia nel 1685 da Giuseppe Tortoriti. Narra una leggenda che il giorno in cui venne al mondo Pasquariello, i gatti rubarono l’arrosto, la luce della candela s’affievolì per tre volte, il vino ribollì negli otri e la marmitta si riversò sulle braci. Pasquariello nacque infatti goloso, ubriacone, spaccatutto, rovina dei locali pubblici e terrore delle cucine. Il suo costume portato in scena per quasi un ventennio, si mostrava semplice e conforme al ruolo di equilibrista e funambolo, di ballerino e saltimbanco: indossava un costume di velluto nero abbottonato sul davanti con grossi bottoni e vistose asole, ammanicato con risvolti e triplici bottoni dello stesso colore per ogni manica, senza guarnizioni con una baverina di tela bianca pieghettata, le calze rosse, indossando scarpe nere alla clericale, la berretta nera di seta e il viso infarinato, dove prendevano sede due baffi arricciati.

Due Zanni, Jacques Callot dai Balli di Sfessania

Alla scuola del teatro, ossia, alla commedia dell’arte, giova ricordare anche il comico Giuseppe Barioletti attivo anch’egli, nel teatro parigino contemporaneo del Tortoriti. Anzi, sembra che sul finire del seicento, ne fosse un componente della compagnia dell’anziano attore messinese. Lo stesso Barioletti fu originario di Messina ed era conosciuto per essere anche lui un valente acrobata nelle sembianze del famoso Pascariello, personaggio talmente valente, vestito dal capocomico Tortoriti un ventennio prima. Quest’altro attore messinese, si era esibito nella corte inglese di Carlo II, raggiungendo un certo successo che fece eco all’epoca. La sua presenza a Parigi segnalata fra gli ultimi anni del XVII secolo e il 1701, permette di osservare, la compagnia d’opera messa su dal Tortoriti, come punto di riferimento della commedia d’arte in Francia. La presenza di un altro artista di Messina, che ripercorreva le orme del suo concittadino permette di osservare, una continuità del carattere adesso incentrato nel ruolo di un Pascariello, che assommava le qualità del Capitano e dello Zanni di Messina, ricordato già due secoli prima nelle sembianze di Giovannello, e segnalato in alcune opere recitate dalla compagnia veneziana dell’accademia degli uniti. La carriera di Giuseppe Tortoriti si è svolta prevalentemente in Francia.

Dalla madre patria egli portava con sé, tutta una serie di tradizioni in parte sopravvissute nel suo modo di raccontare in scena, alcuni aspetti dei suoi personaggi. Il ruolo che egli svolge, sembra legato alla sua attività di artista, ma del suo operato, in terra transalpina, qualche “meraviglia” giunse fino alla sua patria. Una maschera di origine siciliana che canta, balla ed esegue acrobazie s’incomincia a segnalare in alcuni teatri italiani, subito associata alla commedia siciliana, che presentava una commistione portando in scena, personaggi in costume che furono i cavalli di battaglia di Tortoriti. La caricatura riprendeva il ruolo del capitano e dello zanni legando questo carattere alla capacità di equilibrismo degli attori; una disciplina distintiva dell’attore messinese famoso già allora, ma recuperata nel ruolo e nel costume dall’altro messinese suo contemporaneo, vestito con un costume dignitoso, fatto di una giacca corta alla spagnola e un mantello. Il mantello riceve necessaria collocazione nelle scene in cui recitando, mostrava il carattere nella veste di Capitano, pronto a svestirsi e coprire la parte dello Zanni attraverso le moine che contraddistinguevano una nuova maschera, punto tale, da considerarsi sintesi e riferimento della città di Messina.

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