Cento anni fa affondava nello Stretto di Messina il piroscafo Verona che nel 1908 aveva portato aiuti alla popolazione terremotata

di Attilio Borda Bossana

piroscafo Verona

Cento anni fa, durante la Grande Guerra, lo Stretto di Messina, divenne testimone di uno dei bilanci più tragici degli affondamenti registratisi durante il periodo bellico. Un migliaio di soldati italiani persero la vita nell’affondamento del piroscafo Verona, iscritto nei registri della Navigazione Generale Italiana di Genova, ma requisito dalla Regia Marina quale nave adibita al trasporto truppe, dopo il primo impiego militare nel 1912, per la conquista della Tripolitania e Cirenaica. Il piroscafo l’undici maggio 1918 si trovava a Messina, in quello stesso porto ove 10 anni prima, subito dopo il sisma del 1908, furono sbarcate nei primi giorni di gennaio 1909, legnami per costruire i primi ricoveri baraccati, viveri e coperte. Alle 12,25 il piroscafo Verona, comandato dal capitano di lungo corso cav. Simone Gulò e con il comando militare affidato al capitano di corvetta cav. Luigi Granozio, salpò con rotta verso Tripoli con a bordo 167 uomini di equipaggio dodici militari della Regia Marina, sei addetti ai pezzi e sei di scorta, 2890 soldati costituenti il 2° reggimento Fanteria Speciale d’Istruzione, per un totale di 3069 persone. Superato S. Raineri, a 5 miglia Sud del faro, tra Calamizzi e Pellaro, la nave venne colpita da un siluro lanciato dal sommergibile tedesco UC 52, al comando del tenente di vascello Hellmuth von

L’U boat 52 incontra in mare l’U 35

Doemming. La nave affondò dopo quasi 25 minuti, a circa 2 miglia da Torre Lupo, con un bilancio di circa 880 vittime, duemila uomini furono salvati da navi italiane accorse e sbarcati nel porto di Reggio Calabria mentre 150 cadaveri vennero recuperati e sepolti nel cimitero di Reggio Calabria. Il capoluogo calabrese l’11 maggio 2018 ha ricordato con una cerimonia commemorativa sul lungomare Falcomatà, quel triste bilancio e l’azione di soccorso cui parteciparono anche una sessantina di barche reggine, soprattutto di pescatori. Il fonogramma trasmesso dai Carabinieri al prefetto di Messina il 12 maggio 2018, riferì di circa 540 naufraghi sbarcati a Messina dal naviglio ed altre navi inviate dalla Difesa Marittima peloritana. Il piroscafo Verona era stato costruito nei cantieri navali Workman, Clark & Co. Ltd di Belfast nel 1908 per la società di Navigazione Italia. Stazzava 8.240 tonnellate, era lunga 147 metri e larga 18 e imbarcava fino a 2.560 passeggeri, di cui 60 in prima classe e 2.500 in terza; con motori a vapore a tripla espansione ed una sola elica, raggiungeva una velocità di 16 nodi. Aveva un solo fumaiolo e due alberi ed era utilizzata per la rotta del nord Atlantico, nei collegamenti tra l’Italia e New York. Il suo ultimo viaggio con questo armatore fu il 25 agosto 1911 partendo da Genova facendo scalo a Napoli, per poi approdare a New York e Philadelphia, per poi essere impiegata come trasporto truppe per la guerra di Libia. Nel 1913 fu trasferita alla Navigazione Generale Italiana, garantendo unica nave con il piroscafo America della stessa compagnia, i collegamenti con New York, dal marzo 1913 al giugno 1914. L’ U-boot 52 era un sommergibile tedesco varato nel marzo 1917; all’inizio delle ostilità della Grande guerra, la Kriegsmarine, per sopperire all’esiguo numero della sua componente sommergibile, dotata di solo quattro battelli pienamente operativi, ottenne il supporto della Marina Imperiale Tedesca, che inviò nello scacchiere del Mediterraneo e del Mar Nero 60 sommergibili di vario tipo, dal 1915 al 1918.

 

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