Ci vuole un fiore: Padre Bernardino da Ucria e la Banca vivente del germoplasma vegetale

di Giusi Mangione

1111111111Nel 1789, il nove gennaio, veniva eletto il primo presidente americano, George Washington.

In Europa, dalla Parigi “sbastigliata” si diffondevano per il mondo ideali universali: Libertà, Uguaglianza, Fraternità, mentre con la stessa velocità la ghigliottina toglieva di mezzo gli oppositori.

E in Sicilia?

La Sicilia interpretava il ruolo di comparsa muta nella rappresentazione politica disegnata dalla Spagna; Re Ferdinando III e la consorte Maria Carolina d’Austria, (matrimonio di abile diplomazia territoriale), dopo anni di cruente battaglie, assedi, perdite e riconquiste lasciavano l’Isola alle non meno tragiche manovre politiche dei poteri ecclesiastici e baronali.

Questi eventi, però, echeggiano ben lontani dalle atmosfere in cui vi vogliamo portare.

Nel 1789, a Palermo viene pubblicata l’opera “Hortus Regius Panhormitanus”, classificazione e descrizione delle specie presenti nell’Orto botanico Palermitano , a cura di Padre Bernardino da Ucria.

Ancora oggi non si può che rimanere stupefatti di fronte a tale libro, frutto dell’ingegno, degli studi e della straordinaria perseveranza del suo “accurante”. Splendida opera custodita in alcune biblioteche nazionali e in raccolte di appassionati bibliofili.

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Padre Bernardino da Ucria.Orto Botanico di Palermo

Per comprendere la portata di quest’opera – ben più di un catalogo, ben più di un erbario – bisogna ripercorrere la storia del suo autore.

Michele Aurifici nacque a Ucria nel 1739. Sin da piccolo mostrò un’intelligenza particolarmente acuta, segnale che la sua famiglia di agricoltori colse pienamente avviandolo agli studi, che egli riuscì a completare fino alle elementari. Purtroppo, le modeste condizioni economiche della famiglia non gli permisero di continuare oltre, così Michelangelo (com’era chiamato in famiglia) dovette dedicarsi al lavoro dei campi. Tuttavia, ciò che sembrava un impedimento diviene, come spesso accade, fonte preziosa di apprendimento.

Morto il padre, Michelangelo lascia Ucria alla volta di Palermo, guidato dal desiderio di dedicarsi allo studio dell’arte pittorica. Diviene allievo attento e apprezzato del pittore Vito D’anna e nei quattro anni di frequentazione affina il talento di disegnatore che metterà al servizio della sua più grande passione: la botanica.

Nel 1766 cambia nuovamente la sua vita, a 27 anni, entra a far parte dell’ordine dei Frati minori (Francescani osservanti) e prende il nome di Padre Bernardino.

Nel Convento di S. Antonino a Palermo, Padre Bernardino è affascinato dall’orto botanico curato dai Padri Celestino e Clemente Gazzara, dai quali, però, non trova pronta risposta alla sua sete di sapere, bensì un monito scostante: ”Andate a studiare ed impallidite come io e mio fratello abbiamo fatto sopra i libri”.

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Orto Botanico di Palermo

Indicazione preziosa che Padre Bernardino mette a frutto dedicandosi tenacemente alla studio della botanica e in modo particolare dell’opera di Linneo; a ciò aggiunge l’attività di ricercatore che negli anni lo porterà a visitare, con grandi difficoltà, vari punti della Sicilia e ad “imprendere due viaggi all’Etna, ed altrettanti alle Madonie, ch’egli eseguì a sottilissime spese” com’era, d’altronde, nella regola francescana.

Botanico e speziale di gran perizia, nominato “dimostratore delle piante” dell’Orto botanico della Regia Accademia degli Studi sito sul bastione di Porta Carini, si occuperà successivamente del trasferimento nella nuova più ampia sede adiacente Villa Giulia, dove classificherà le piante secondo la tassonomia linneana del 1753.

La sua opera prima, Hortus Regius Panhormitanus,1780 dell’era volgare, non solo riporta la classificazione di circa 1900 piante seconda la nomenclatura binomia (genere, specie) linneana, ma aggiunge il nome in vernacolo, le proprietà farmacologiche e terapeutiche di ognuna di esse.

Grazie a questo Trattato e alla successiva Plantae ad Linnaeanum opus addendae (1792), Padre Bernardino dà nuovo slancio alla botanica siciliana che trova ampia eco ed apprezzamento all’estero, tanto che il botanico tedesco Willdenow gli dedicherà il genere “ucriano” (vd . foto Viola ucriana).

Muore nel 1796 a 57 anni, lasciando un inestimabile patrimonio di conoscenza che continua a perpetuarsi nell’Orto Botanico di Palermo, ove si può ammirare il  busto scolpito da Mario Rutelli.

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Ucria-Banca vivente del germoplasma vegetale

I suoi insegnamenti hanno ispirato la creazione del “Giardino dei Semplici”, in c.da Pirato ad Ucria, annesso alla Banca vivente del germoplasma vegetale, creata nel 2010, dall’Ente Parco dei Nebrodi con il Dipartimento di Scienze botaniche dell’Università di Palermo.

Lo scopo della Banca è la salvaguardia delle biodiversità e delle specie autoctone nebroidee. Il lavoro si svolge sia nei campi dove si coltivano varietà vegetali con virtù medicamentose (i “semplici”) e antiche piante da frutto, sia nel laboratorio biologico dove si individuano le specie rare, a rischio di estinzione e se ne cura la conservazione e moltiplicazione.

Questa particolare conservazione in ambiente artificiale delle specie a rischio, cosiddetta ex situ, è solo un momento di una strategia ben più complessa di salvaguardia e valorizzazione delle biodiversità nebroidee, con la finalità di reintrodurre nel proprio habitat tutte quelle specie di cui, altrimenti, rimarrebbe memoria solo nei testi di botanica.

Ogni pianta è una sfida che richiede studio, cura e perseveranza, proprio come ci ha insegnato Padre Bernardino da Ucria.

1 commenti

Ho molto apprezzato il garbo e l’accuratezza con la quale è stata rappresentata la figura di Padre Bernardino da Ucria. Spesso la botanica trasmette sentimento, cultura ed amore per la propria Terra.

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