Colapesce e le leggende normanne di Sicilia

di Giuseppe Spanò

Domani 9 agosto, ore 18,30, alla Villa Comunale di Rometta Marea sarà presentato il libro “Colapesce e altre leggende normanne di Sicilia” (Le Farfalle) di Sergio Palumbo, giornalista, scrittore e documentarista. Dopo il saluto del sindaco Nicola Merlino, prenderà la parola Emanuele Sciarrone che intervisterà l’autore. Gli attori Carmen Panarello e Gianni Di Giacomo leggeranno testi tratti dall’opera. I disegni (Colapesce. La Fata Morgana e La Città di Risa) che accompagnano i saggi sono stati concepiti appositamente dal maestro Togo per questo volume.

Colapesce è il fantastico personaggio, metà uomo e metà pesce che vive nello Stretto di Messina. Su di esso si è costruita nei secoli la più grande leggenda del mare. Furono i normanni a portarla in Sicilia assieme a quelle della Fata Morgana, di Artù nell’Etna e della Città di Risa? Secondo Sergio Palumbo sì, e spiega come e perché, attraverso un viaggio di grandi emozioni.

“Va indubbiamente riconosciuto a Sergio Palumbo, autore di scritti giornalistici, documentari e opere critiche di grande rigore e carica affabulatrice – afferma Luigi M. Lombardi Satriani – il coraggio intellettuale per aver affrontato temi, quali la leggenda di Colapesce e altre elaborazioni narrative, saldamente presenti nell’immaginario sulla splendida isola siciliana, dotata di affascinante bellezza. Lo fa avvalendosi di una mole di dati, di origine culta o popolare, che vanno da Benedetto Croce a Giuseppe Pitrè, ad Arturo Graf, ma con significativi riferimenti, letterari e artistici, a Cervantes, Verne, Calvino, Sciascia, D’Arrigo, Consolo, Calabria, Caruso, Mulas, Sassu e così via. Rilevante il riferimento alle Sirene, figure mitiche legate da un filo rosso che permangono nell’immaginario eoliano costituendosi, contraddittoriamente, come fondamento e minaccia, ancora oggi presente, come testimoniano le Donne di mare di Macrina Marilena Maffei. Figure mitiche che, a mio avviso, rivelano una nostalgia degli umani per l’alterità, polo di attrazione e nucleo di ripulsa. È un viaggio, questo, cui ci invita Sergio Palumbo, di enorme suggestione e sorretto sempre da acume critico, al quale occorre affidarsi, sicuri di ricavarne acquisizioni critiche, itinerari narrativi, gradevolezza di lettura. Queste leggende, così ripercorse con pazienza partecipe da Sergio Palumbo possono essere viste anche come un’ulteriore manifestazione di Fata Morgana, come città sommersa fatta di torri, vie larghe e lucenti, figure immaginarie sospese nel tempo, atte a renderci più agevole l’umana fatica di vivere”.

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