Cronaca del Casale di Salice con aspetti e peculiarità del suo territorio

di Alessandro Fumia

Ruggero II incoronato da Cristo (Mosaico – Chiesa della Martorana di Palermo)

Anche il territorio di Salice, compreso nel distretto di tramontana della città di Messina, possiede aspetti e peculiarità interessanti. Pur mantenendo un impianto urbano, molto simile agli albori, non è stato esente nel tempo da manipolazioni e da speculazioni. La sua storia e le rispettive tradizioni, legate fino a poco tempo fa, al demanio ecclesiastico, presentano aspetti critici ben più nascosti e misteriosi. Da alcune scoperte d’archivio, sono venuto in possesso di carte interessantissime, legate al primo insediamento umano, sunto di un arroccamento militare. Sembra che la prima fase storica del vallo di Salice non si debba legare all’Archimandrita, così come fanno molti autori; segnalando due diplomi di Ruggero II il normanno, dove già nel 1134 se ne assegnavano le terre per sfruttamento agricolo. Quando in realtà, ancora anni dopo 1144, si disputavano le attribuzioni dei confini; dove dovevano essere identificate le entrare del censo appropriate al luogo.

Icona di San Luca Archimandrita (don R. Romeo)

Da queste carte, si comprende che l’interesse ecclesiastico, fosse indirizzato allo sfruttamento del fondo senza badare all’aspetto insediativo, né tanto meno urbanistico. Prova ne sia, il secondo documento datato 1144: per il quale, si era sviluppato, non solo un litigio, ma anche una sovrapposizione di competenze territoriali con alcuni feudatari vicini. Dalle carte che ho rintracciato, s’incomincia a comprendere il motivo e le difficoltà di questa inadempienza; sicuramente legata alla storia del regno di Ruggero II e ai suoi rapporti con l’ordine monastico di san Bernardo di Chiaravalle. Tanto che, s’individua proprio in queste latitudini, e specificatamente, presso l’antica contrada di Salice, la presenza di un insediamento agricolo (fattoria rurale) di cavalieri Templari. Il manoscritto quattrocentesco Qp H12, conservato presso la Biblioteca Comunale di Palermo, getta una luce, su fatti cristallizzati da secoli. Infatti, sull’argomento vallo di Salice, restano imperiose, le attribuzioni fatte da Rodrigo Sanchez de Vergas, luogotenente del Gran Maestro dell’Ospedale del Priorato di Messina; il quale, dal 1326, era riuscito a riscattare, sotto il regno di Federico III d’Aragona, i vecchi tenimenti dei Templari in Sicilia.

Un altro documento tradotto e recuperato dal Ciccarelli, ovvero, l’atto di attribuzione del fondo del vallo di Salice, addì 16 settembre 1326, decima indizione, concesso in enfiteusi al nobile e cittadino messinese Perrocto de Fasanella stabiliva, in modo molto articolato, lo sfruttamento della contrada, presso che disabitata, adibita a fondo agricolo e silvestre. Soltanto da questo momento in avanti, e per i prossimi cinquant’anni, il fondo di Salice, incomincerà a prendere la strada, di un insediamento urbano, legato alla discendenza della famiglia dei Fasanella.

L’abitato di Salice

L’abitato di Salice, si articola su una collina in forma degradante verso l’alto, fiancheggiante per lunga parte, il perimetro della fiumara Tarantonio; la quale, durante la stagione secca, fungeva da via di comunicazione verso il mar Tirreno o viceversa, fino all’entroterra dei monti Peloritani. Dall’impianto antico, spiccano fra gli altri monumenti, i ruderi della vecchia chiesa parrocchiale, di san Giorgio e santo Stefano juniore. Una delle tante memorie orali, lega la costruzione della chiesa, alla tradizione del martirio del monaco Stefano il giovane, che i più ritengono lapidato presso Salice. Ma che la medesima fonte orale vuole basiliano. Pressoché inventata, la stratificazione mnemonica, stabilisceattraverso il supplizio e il martirio del monaco, martirizzato nel 788 a detta di Francesco Maurolico, per il quale culto ebbe origine il primo abitato del paese; niente di più falso e sbagliato.

Chiesa di Santo Stefano Juniore

Il monumento, a unica navata, presenta elementi praticamente barocchi e una data, associata a uno dei loculi, rilancia l’epoca più remota trovata in loco 1612. Ma il particolare portale ad apertura ogivale, riassume un gusto tardo medievale. Non esistono documenti noti, per stabilire l’anno di edificazione. Ma, proprio, l’attribuzione dei terreni di contrada Salice, al nucleo familiare dei Fasanella, insediatisi nella prima metà del trecento, giustifica gli elementi architettonici, come plausibili, ricondotti al tempo degli atti notarili.

Il casale di Salice, ottiene durante il suo sviluppo insediato, numerosi attestati che ne raccontano, lo sviluppo urbanistico nei secoli. Sostanzialmente, le produzioni octone, si legano a una spiccata propensione agricola: ricadano in esso, come in quasi tutti i centri civici di tramontana, le culture del gelso per lo sfruttamento dei filati serici; della vite e dell’olio. Non che, della produzione di ortaggi e l’estrazione di legname. Superata la fase storica aragonese, verso la fine del seicento, il feudo di Salice, pian piano, viene assoggettato ai bisogni della città di Messina. Cosi che nel 1673, per volontà regia e per mandato senatoriale, anche i territori di questo casale, passano sotto gli auspici governativi, assoggettandovi delle rendite a particolari soggetti fra i quali anche, all’Archimandrita. La sussistenza della chiesa che assume pretese di censo sul territorio di tramontana, segue il medesimo indirizzo di realtà come Gesso e Castanea.

Ordine di San Giovanni di Malta

Dacchè, l’antagonismo ritrovato nei vari casali fra l’Ordine Ospedaliere dei Giovanniti e l’autorità ecclesiastica di Messina, non è mai un fatto isolato, ricusando singole realtà, ma si muove su una vasta area demaniale. I presunti benefici, annessi al monastero del san Salvatore non sono un modello, da trasferire in tutto il territorio di Messina; ma, ogni parte di questi abitati, assume valore a se stante, in rapporto al controllo e allo sfruttamento degli stessi beni demaniali. Sappiamo dunque, con la presenza degli Ospedalieri e del rispettivo Priorato, che l’antagonismo era forte fra i due enti: l’uno si attribuiva rendite in virtù di titoli più o meno veritieri. Anche a Salice come a Castanea, la contrapposizione fra ordine militare e curia arcivescovile era presente. Le fonti reali, testimoniano il passaggio delle competenze, al diritto di estrarre censo e con esso decime; la chiesa lo acquisisce questo diritto, dopo la partenza dell’Ordine di san Giovanni di Malta dal territorio di Messina.

Estratto dai Mss degli, “Actae Decretaque omnia” Feudum Salicis, quod continet feudum etiam Malvagnae, idque reddit annuam summam onze 70 e 52 tarì, alia portio praedicti feudi, vulgo nuncupatum Malvagnae nunc possessa per D. Antonium Vita reddid annuam summam 7 onze e 90 tarì. Feudum Gypsi locatum R. D. Didaco Celesti pro annua summa onze 7 e 60 tarì. Feudum Castanea reddit annuas onze 7 e 12 tarì. Interessantissima è la segnalazione latina di questi atti, nel regolamento attenzionati dalla sottostante dicitura; la quale scrittura, mette in luce, come l’Archimandrita avesse a suo tempo, vantato per ignoranza di un Judicem jdeota diritti, mai posseduti, e come in realtà, ancora parziali, fossero riconosciuti all’autorità regia e a quella baronale essendo, persistere sul medesimo casale, un vincolante attestato regale: “Item praetendit jurisdictionem temporalem in Casali Salicis, nec non liberam, et indipendentem exactionem decimarum consensum etc. Manu Regia et Baronali in dicto casali, et integro tenimento Salici et libere excercere suum munus….”.

 

 

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