Divini gli Oblivion con “La Bibbia riveduta e scorretta”

di Giuseppina Mangione

Sono tornati al Teatro Vittorio Emanuele gli Oblivion i “jukebox umani” che lo scorso anno hanno conquistato il pubblico con esilaranti parodie musicali ed improvvisazioni a richiesta.
Stavolta, con il musical “La Bibbia riveduta e scorretta”, si sono messi in gioco nella maniera più completa, dalla scrittura all’interpretazione, mettendo al servizio del gruppo la genialità dei singoli attori-musicisti-ballerini. È la loro forza. Gli Oblivion sono un quintetto vero, non di quelli assemblati per forza, vivono il gruppo come un laboratorio per sperimentare idee e per tradurle in spettacolo.
Il punto di partenza è l’ironia, l’arrivo è rappresentato da lavori tanto curati nella tessitura musicale quanto convincenti nella messa in scena. Gli Oblivion possono scherzare su tutto e lo fanno in maniera molto seria, Ne “La Bibbia riveduta e scorretta” si addentrano, ben consapevoli, in un territorio minato da pregiudizi e bigottismo. Poco importa, loro cominciano a costruire la storia da un Dio (Fabio Vagnarelli), scrittore in cerca di un editore che gli dia fama mondiale. Siamo nella metà del XV secolo, tra medioevo ed era moderna, l’editore più accreditato (anche l’unico) è Johannes Gutenberg (Davide Calabrese), l’inventore della stampa. Il confronto tra scrittore ed editore non è dei più facili perché Dio presenta una bozza “manu scolpita”. Inoltre la storia non convince Gutemberg che per farne un best seller la vuole più semplice e “piccante”. Frau Schöffer (Graziana Borciani), la segretaria dello “stampatore”, ha un gran da fare per riadattare il lavoro, mentre la perfida usuraia Frau Fust (Francesca Folloni), forte di un prestito di 800 fiorini, ricatta per la pubblicazione sugli alieni del suo protégé (Lorenzo Scuda).
Una dopo l’altra le scene, liberamente tratte dal Vecchio Testamento – come la geniale e divertentissima interpretazione della costruzione e della gestione operativa dell’ Arca di Noè –  avvicinano il racconto al Nuovo Testamento e all’avvento del Messia, ovvero JC (Lorenzo Scuda) rapper pluritatuato in cerca di un dialogo affettivo con il Padre.
Tra scontri e riappacificazioni, cambi di trama e colpi di scena finali,
si arriverà alla versione stampata che sarà un successo editoriale “senza precedenti”!
La comicità degli Oblivion, in alcuni momenti  e considerati i temi trattati, rasenta l’azzardo, tuttavia non supera mai i limiti dettati da intelligenza e decenza. Gli Oblivion ironizzano senza deridere, fanno ridere senza profanare, lasciano il sacro nella giusta collocazione e aggiungono, con leggerezza, temi ricchi di spiritualità.
Divinamente bravi, grandi professionisti che hanno proposto lo spettacolo al Teatro Vittorio Emanuele con la gioia della centesima replica e la tristezza, comunicata a fine esibizione, per la scomparsa del produttore Paolo Guerra, che tanto ha creduto nel loro musical.

Spettacolo sabato 08 febbraio 2020 alle ore 17:30.

 

Photo gallery tratta da www.oblivion.it  ©Paolo Galletta

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