Don Luigi Sturzo, sacerdote di Cristo al servizio dell’uomo

Don Sturzo

di Rachele Gerace

Nella prefazione al testo “Don Luigi Sturzo, sacerdote di Cristo al servizio dell’uomo”, monsignor Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale e presidente della commissione storica per la beatificazione di don Sturzo, nella prefazione al testo “L’esperienza esistenziale di Luigi Sturzo, rappresenta il paradosso di un sacerdote che ha vissuto una spiritualità incarnata nel contesto sociale del suo tempo ed ha esercitato la carità pastorale attraverso un impegno culturale, sociale e politico di ampio respiro.  La politica come dovere morale e atto d’amore è il presupposto della sua missione, che volle introdurre attraverso la carità cristiana nella vita pubblica, in quanto riteneva che questa virtù non potesse essere dissociata dalla ricerca della giustizia”. L’autore, don Sergio Siracusano, direttore dell’ufficio diocesano per i problemi sociali e il lavoro dal 2008, ha voluto mettere a fuoco la figura del sacerdote calatino “che ha segnato – afferma – la storia del movimento cattolico tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento”. Don Siracusano, che proprio nel 2013 aveva completato la specializzazione in dottrina sociale della chiesa presso la Pontificia Università Lateranense con un lavoro su Sturzo, sostiene l’importanza di diffondere maggiormente la conoscenza di questo sacerdote la cui “missione poliedrica di economista, sociologo e politico trova origine nella sua vocazione”.

Don Sergio Siracusano

La Sicilia di fine ottocento, in cui si era formato politicamente il fondatore del Partito Popolare Italiano, era attraversata da fermenti rivoluzionari; lo stesso ambiente cattolico era interessato da un processo di rinnovamento sociale, fortemente influenzato dai fasci siciliani. Nell’isola, si sviluppò la presenza della prima Democrazia Cristiana – cui lo stesso Sturzo aderisce – e un giornalismo cattolico moderno, attento alle dinamiche evolutive della società. Gaspare Sturzo, pronipote del sacerdote e presidente del C.I.S.S. (Centro Internazionale Studi Sturzo), sostiene che il prozio abbia voluto diffondere e praticare i principi cristiani in seno alla società, lacerando quel velo che ancora non ammetteva le connivenze della vecchia e nuova politica con le cosche mafiose. “Il problema, oggi – dice – è che chi ha fatto politica in nome del Cristianesimo, avrebbe bisogno di elaborare progetti che possano creare un benessere collettivo: la tutela dei diritti dei lavoratori, l’associazionismo culturale, la presenza della chiesa come elemento di coesione sociale sono indispensabili per il ripristino di questa condizione”.

“Spesso si è parlato della figura di Sturzo politico, – afferma Francesco De Domenico, direttore generale dell’Università degli Studi di Messina – tralasciando i suoi meriti come uomo di fede, che ha saputo porre l’accento su questioni importanti come la famiglia e le altre istituzioni che avvicinano allo Stato attraverso il principio della sussidiarietà. A lui spetta il riconoscimento del primato della persona sulla società e la riflessione sulla vocazione alla santità dei laici (tema fondamentale del Concilio Ecumenico Vaticano II)”. È un esempio da seguire, soprattutto per i cristiani che dovrebbero rivendicare “l’appartenenza religiosa come valore aggiunto, esprimendo la fede nella quotidianità dei gesti”. Un testo da leggere e proporre soprattutto alle giovani generazioni, che probabilmente conoscono Luigi Sturzo solo dai manuali di storia. Un’eredità che, come afferma l’autore don Siracusano, si traduce “in una lettura dei segni dei tempi, nell’incarnazione del Vangelo nella storia e soprattutto in quella carità politica e istituzionale che Benedetto XVI descrive nella sua enciclica Caritas in veritate”.

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