Dopo l’affondamento del Città di Genova nel 1943 la prima nave a intervenire fu l’Eolo, il postale delle isole Eolie

di Attilio Borda Bossana

Città di Genova

All’inizio dell’ultimo anno del secondo conflitto mondiale, in Adriatico, si consumò una delle tante tragedie della guerra sul mare: il drammatico siluramento del Città di Genova. A portare i primi soccorsi fu l’Eolo, il “postale” della flotta della società di navigazione Eolia con sede a Messina, che allora gestiva i servizi marittimi sovvenzionati con Lipari e le altre isole dell’arcipelago.

La nave Città di Genova apparteneva invece alla società di navigazione Tirrenia, e il 21 gennaio del 1943 navigava nel mar Adriatico venticinque miglia, a ovest dell’isola di Saseno, oggi base navale albanese, all’imbocco della baia di Valona. Era una nave di 5413 tonnellate, varata nel 1930 dai Cantieri riuniti navali, per essere impiegata sulla linea Palermo, Napoli, Tunisi, gestita dalla Navigazione Generale Italiana fino al 1940, quando fu inquadrata come incrociatore ausiliario D4 della Regia marina militare, e utilizzata per il trasporto truppe.

Il postale Eolo

Portava il medesimo nome del transatlantico, sempre della Ngi, che sino al 1930 in servizio sulla rotta per l’Australia, aveva trasportato tanti emigranti, specie siciliani ed eoliani. La nave ausiliaria Città di Genova, nel gennaio di sessantasette anni fa era impegnata a trasportare 200 militari italiani e 158 greci, prigionieri di guerra da Patrasso al porto di Bari. Alle tredici e quindici di quel 21 gennaio due siluri le furono lanciati contro la fiancata, dal sommergibile inglese Tigres N63 classe T, al comando del Lt George Robson Colvin; in pochi minuti la nave s’inabissò causando 173 vittime. Alle 22.30 di quello stesso giorno, dal Distaccamento della Regia Maria di Valona, il comandante dell’Eolo, il tenente del Crem, Salvatore Lucarini, in porto a Saseno, ricevette verbalmente la comunicazione di accendere i motori e tenersi pronta a muovere.

Trenta minuti dopo da Supermarina a Roma, fu ordinato di mollare gli ormeggi e dirigersi sul punto di affondamento. L’unità ausiliare italiana di 703.84 tonnellate, varata a Palermo il 16 febbraio 1936, poteva trasportare 129 passeggeri, e dal 10 ottobre 1940 al 3 aprile 1943 era stata gestita dalla 35° Flottiglia unità requisite di Valona e in seguito dal 4 all11 aprile ’43 dal Comando Marina di Trieste.

Venti minuti dopo aver lasciato gli ormeggi, il piroscafo Eolo, a sette miglia a ovest di Saseno avvistò un’imbarcazione di salvataggio, raggiunta alle 23.45; l’equipaggio della nave si prodigo nel trasbordo di tre ufficiali, due sottufficiali, ventuno marinai del Città di Genova e due prigionieri greci che furono medicati e rifocillati. La nave, a tutta forza, fece poi rotta verso Sasena ove giunse alle 0.35 del 22 gennaio; sbarcati superstiti e feriti, di cui uno molto grave, l’Eolo riprese il largo alle 01.20, incrociando sino alle sette del mattino nella zona di affondamento, e mantenendo però il contatto radiotelefonico con il motopeschereccio R 58, che si era diretto sul luogo del disastro sin dalle ore 4.

HMS_Tigris nel 1942

Su segnalazione dei ricognitori aerei, l’Eolo si diresse poi a sette miglia sul rilevamento 110 di Saseno ove giunse alle 9.10, recuperando quindici salme e rientrando infine in porto, dopo avere percorso 158,4 miglia. Il giorno dopo alle ore 04.30, l’Eolo lasciò il porto da Saseno dirigendosi sul punto stimato ventotto miglia per il rilevamento 120, con il compito di perlustrare la zona dell’affondamento del Città di Genova; rileverà solo macchie di nafta e vari relitti alla deriva, ma nessun altro superstite.

La nave, rientrò definitivamente dalla missione alle 17.30, dopo oltre dodici ore di moto e 138 miglia percorse, lasciando il compito di proseguire la perlustrazione della zona, prima a un aereo della Croce Rossa Italiana e poi a un ricognitore della Regia Aereonautica, ma nessun altro superstite fu trovato.

Dopo l’otto settembre del 1943, l’Eolo fu requisito dalla Marina Britannica e con lo stesso equipaggio partito dalle isole Eolie, fu al servizio del Sea Transport Office di Haifa impiegato sino al maggio del 1947 nel servizio di collegamento con Cipro e per un breve periodo in mar Egeo per il trasporto di truppe e materiale dell’esercito inglese.

I protagonisti di quella vicenda navale si legarono nuovamente alle isole Eolie, quando il sommergibile britannico HMS Tigris, che aveva silurato il Città di Genova, a sua volta, il 27 febbraio 1943, fu affondato con i suoi cinquantasei uomini di equipaggio, a nord ovest dell’isola di Stromboli, nell’arcipelago eoliano, dalla corvetta tedesca UJ 2210, poi affondata dagli inglesi il 28 maggio del 1944 al largo di Deiva Marina. L’Eolo, finita la guerra, fu restituito alla società armatrice Eolia, e dopo la riclassificazione della nave, dal febbraio del 1948 fu rimpiegato nei collegamenti Messina-Eolie-Napoli sino al suo disarmo e alla demolizione, il 19 aprile 1978, dopo quarantadue anni di servizio.

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