Due generazioni a confronto: Dacia Maraini si rivela ai giovani

della Classe III H Liceo Seguenza

“Perseguire un sogno penso sia un modo di riempire la vita. Il mio sogno è scrivere pagine che chi leggere amerà”. Così Dacia Maraini si presenta ai ragazzi del Liceo Seguenza ed è proprio grazie a tali parole che si riscopre l’essenza profonda dell’animo di una delle più influenti figure del Novecento. La sua vita è inevitabilmete segnata dalla brutalità del secondo conflitto mondiale e in particolare dalla deportazione nel lager giapponese. Ma proprio lì ha avuto il primo contatto con i libri; per lei i genitori erano “persone-libro”: in assenza di manoscritti nel campo loro ne parlavano ai bambini, avendoli precedentemente imparati a memoria. Senz’altro questa è stata per lei una grande risorsa e, una volta tornata in Sicilia, ne ha avuto riscontro servendosi della ricca biblioteca di famiglia.

Del periodo trascorso nell’isola la scrittrice ricorda piccoli momenti di felicità come le lunghe letture nella casa di Bagheria, le passeggiate in bicicletta con gli amici in riva al mare e le camminate verso scuola. Ma proprio queste erano motivo di critica, di occhi curiosi e inquisitori attraverso le persiane lungo la via. La libertà, trasmessa dai bei paesaggi siciliani, quelli che tanto mancano alla Maraini, non apparteneva però ai bagheresi dalla mentalità tanto chiusa quanto misogina.

Ma il problema della donna e dei suoi diritti, non era solo una questione siciliana; da sempre la figura femminile ha dovuto lottare per farsi strada in una società patriarcale, per riuscire ad ottenere parità e dirittti imprescindibili. Come ci ricorda la scrittrice infatti, “Un diritto non è qualcosa che si conquista per sempre, ma è come una creatura da difendere da tutti coloro che non sono disposti a rinunciare ai propri privilegi. E’ importante dunque non farsi sopraffare, perchè è l’indignazione che porta a cambiare il mondo”. E’ questa la lezione che ci insegna Marianna, protagonista di uno dei più celebri libri di Dacia Maraini; nonostante questa figura sia ritenuta minorata per il suo mutismo, essa riesce a riscattarsi e a decidere liberamente della sua vita. Anche come personaggio da raccontare la scrittrice, afferma che: “Marianna era un po’ riottosa, quando non l’ho fatta entrare dalla porta, è entrata dalla finestra e ha continuato a tirarmi per la manica finchè non l’ho fatta vivere su carta”.

Le donne ricorrono nei suoi romanzi, affiancate da uomini carismatici, entrambi scelti per essere descritti poiché “nascono da preoccupazioni profonde, da luoghi che noi non conosciamo.” A questo serve l’immaginazione. “L’immaginazione è l’arma più potente che abbiamo, ci permette di comprendere la sofferenza degli altri. E comprendere la sofferenza degli altri è alla base dell’etica”. Viene promossa così la sublimazione della violenza, che “non riguarda solo chi la fa e chi la riceve”, ma la società nella sua interezza. Dunque, una  società che non passa indifferente dinnazi alla violenza può anelare alla felicità, la quale non è solo il frutto di eventi fortuiti. Secondo la Maraini, infatti, ognuno è artefice del proprio benessere: “Ricordati che la felicità dipende anche da te”, è così che la scrittrice dà una scossa impetuosa alle coscienze dei presenti.

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