Francesco Giubilei alla “la Feltrinelli Point”: conservatori a confronto

di Giusi Mangione

Alla Libreria Feltrinelli Point di Messina,  domenica 2 aprile, si è svolto l’incontro con il giovane autore, nonché editore, Francesco Giubilei per la presentazione del suo ultimo libro “Storia del pensiero conservatore”.
Nell’introduzione Fulvia Toscano, direttore artistico di Naxoslegge che ha organizzato l’evento, ha ricordato che Francesco Giubilei, creatore delle case editrici Historica e Giubilei Regnani e artefice della libreria Cultora a Roma, cui si aggiungerà a breve una sede a Milano, si trova in Sicilia anche in quanto partner editoriale all’interno del progetto “In viaggio con Tomasi” dedicato a Tomasi di Lampedusa per la ricorrenza dei sessantanni dalla morte. Progetto che prevede la pubblicazione, dopo un percorso itinerante di incontri nei luoghi del Gattopardo, di un “taccuino” di pensieri e testimonianze nella collana Cahier di viaggio di Historica.
Alberto De Luca, il primo ad aprire il dialogo con l’Autore, ha sottolineato il contributo sul piano culturale dell’opera che ha offerto l’occasione, tutt’altro che frequente, di approfondire l’argomento conservatorismo, poi il quesito sulla distinzione tra cultura reazionaria, tradizionale e cultura conservatrice ha dato la possibilità all’Autore di iniziare il dialogo da una definizione del termine “conservatore” che in Italia non ha mai goduto di una buona immagine, anzi nel sentire popolare il “conservatore”  viene identificato con qualcuno che vuole conservare dei privilegi di casta. Per l’Autore, ciò deriva dalla confusione con altri termini quali “reazionario”, che identifica chi vuole un ritorno aprioristico al passato, senza alcuna cernita dei valori; conservatore è, invece, chi accetta l’innovazione, mantenendo però alcuni valori che pone come insindacabili: la tutela della famiglia, dell’identità culturale nel caso esaminato italiana ed europea, il valore della religione o come espresso da Prezzolini, indicato da Giubilei tra i più considerevoli conservatori italiani: “ ..servono idee nuove ispirate a principi permanenti”.
Altra differenza importante, continuando la disamina di Giubilei, è tra conservatore e liberale, figure distanti che, solo negli Stati Uniti mostrano maggiore vicinanza concettuale. In Italia, Francia e Spagna il conservatorismo si distingue dal liberalismo prevalentemente nei temi economici, là dove per il liberale prevale un’economia di libero mercato, per il conservatore un’economia etica, che persegue il profitto, mantenendo dei valori che non possono essere messi in discussione.
L’incontro ha registrato una decisa impennata dialettica dopo le affermazioni del Prof. Daniele Tranchida, che dopo pochi convenevoli (“esaustiva bibliografia, stimoli e prospettive … da approfondire”) inizia un vero e proprio round con Giubilei. Da incontro a scontro con l’Autore.Attenzione, nulla di sgradevole come le bagarre televisive, bensì un confronto gladiatorio di idee e di “sapere”, fatto di colpi durissimi accusati ed, in parte, restituiti da Giubilei.
Per Tranchida Il pensiero conservatore “perimetrato” da Giubilei nell’Europa occidentale, oltre essere un generico assemblaggio presenta importanti mancanze: l’esperienza della Polonia, le intermediazioni politico culturali con la Russia, per citarne alcune. Inoltre, l’estensione temporale della “Storia del pensiero conservatore” arriva al 1965 non ai giorni nostri e dimentica l’importante passaggio storico della crisi del 1929.
Giubilei controbatte restituendo colpi di “mazza ferrata” all’avversario: “mancata lettura del libro, mancata comprensione dei criteri metodologici messi in premessa”. Poi, messa da parte l’irruenza pienamente giustificata dalla giovane età, imposta il duello colpendo un po’ di spada, un po’ di fioretto.
Le sue difese migliori: la differenza tra scientifico e divulgativo e l’accusa di arroccamento cattedratico all’avversario.
Alla fine, né vincitori né vinti. Molti dispersi, nella moltitudine di riferimenti messi in campo.
Alessandra Iacono, ultimo interlocutore, ha posto al centro della discussione il binomio editoria/cultura in riferimento ai giovani. Per Giubilei un problema centrale è la mancanza di progettualità che caratterizza l’Italia; sono sempre più presenti iniziative “spot”, slegate da qualsiasi attività di coordinamento. Da ciò deriva un danno per i giovani e per l’editoria. Un’ editoria indipendente, pertanto, deve seguire percorsi alternativi alle librerie di catena e mirare ad attrarre i lettori, che in Italia purtroppo sono piuttosto “pigri” tanto che le statistiche dicono che il 60% della popolazione non legge neanche un libro l’anno ed i “lettori forti” ne leggono addirittura 13 l’anno. Tanto per fare paragoni in Norvergia il 40% della popolazione legge 10 libri l’anno.
In conclusione, come sintetizzato da Fulvia Toscano, il dibattito è stato movimentato, ma positivo, ricco di spunti di riflessione nato da un vivace confronto, anche generazionale.

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