Giornate FAI, un grande successo e un’occasione unica

di Santino Paladino

Il Bacino di carenaggio

Anche quest’anno migliaia di messinesi, in molti quelli provenienti dalla provincia, non sono voluti mancare all’appuntamento con le “Giornate FAI”, dimostrando come la nostra città sia sempre pronta ad accogliere con entusiasmo ogni iniziativa che abbia come obiettivo la conoscenza di beni storici ed architettonici sconosciuti e, purtroppo, normalmente non fruibili. Due i siti in ambito urbano presi d’assalto dai visitatori: Il Bacino di Carenaggio dell’Arsenale di Messina ed il Complesso della Lanterna del Montorsoli, con i suoi bastioni e la cripta. Già in epoca greco-romana cantieri navali erano operanti all’interno della “falce”, ma l’arsenale di Messina nasce con ogni probabilità durante la dominazione musulmana.

Il Rifugio antiaereo

In epoca più recente il “Nuovo arsenale” fu commissionato nel 1860 dal Comune al Genio Civile, che completò le opere nel 1876. Il Bacino fu gestito da varie imprese private fino al 28 dicembre 1908, quando fu messo fuori servizio a causa dei danni subiti dal terremoto. I lavori di ristrutturazione durarono fino al 1912 e nel 1932 l’arsenale passò alla Marina. L’attuale struttura risale al 1954: il bacino è lungo 150 metri e largo 25. Particolarmente interessante il sistema di allagamento del bacino attraverso una paratia mobile che fa defluire l’acqua del mare, che viene poi espulsa da pompe per mettere in secco gli scafi.

L’interno del rifugio antiaereo

Sempre all’interno dell’Arsenale è stato possibile visitare il piccolo rifugio antiaereo di forma piramidale, appositamente progettato per far scivolare le bombe sulle pareti e tutelare le persone che vi si rifugiavano. All’interno si trovano reperti d’epoca quali elmetti, contenitori portavivande e lanterne.

Affascinante l’edificio della “Lanterna”. La prima “torretta” fu edificata dai Normanni nel luogo ove la tradizione vuole che l’eremita Raineri fosse solito segnalare con il fuoco il confine dell’estremità della falce. Quando nel Duecento l’area fu concessa ai Frati Continenti, a questi fu chiesto di impegnarsi nella costruzione della torre per le segnalazioni, che fu edificata proprio sopra una piccola chiesa, costruita dai Monaci Basiliani e dedicata proprio all’eremita Raineri, nel frattempo assurto a Pisa alla santità e divenuto patrono della città toscana.

L’accesso alla Torre della Lanterna

Dopo alterne vicende, nel 1547 il Senato cittadino diede incarico all’architetto Giovannangelo Montorsoli di progettare una nuova costruzione per la difesa costiera e le segnalazioni ai naviganti. Completamente percorribile risulta il percorso dei “bastioni”, dalle cui aperture per i cannoni è possibile ammirare l’incomparabile scenario delle acque del Mar Ionio che, proprio in prossimità della “penisola”, danno vita ad un impressionante gioco di correnti, denominato nell’antichità “Garofalo” e dal quale la “Lanterna” proteggeva i naviganti. Della “Torre della Lanterna” è invece visionabile solo una piccola parte, non essendo consentito l’accesso ai livelli superiori. Tutte le spesse mura esterne sono coperte da “bugnato”.

Una menzione a parte meritano le “piccole guide” che hanno accompagnato i visitatori: ragazzi di varie scuole cittadine che hanno svolto con passione e competenza l’attività loro affidata, dimostrando padronanza di linguaggio (frutto evidentemente della preparazione ricevuta nei giorni precedenti) e trasmettendo, con la naturalezza propria dell’età, attaccamento alla storia ed alle bellezze della nostra città.

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