L’Ospedale Militare di Messina. Dall’Unità d’Italia all’età moderna

di Vincenzo Caruso. Centro Studi e Documentazione “Forte Cavalli”

L’Ospedale Militare di Messina fu istituito nel 1862, a norma del regolamento sul servizio Sanitario dell’Esercito Piemontese, con sede presso l’antico Monastero dei Reverendi Padri Cassinesi della Maddalena, sito in via Cardines al numero civico 38, la cui annessa Chiesa fu costruita nel 1768 su progetto dell’Architetto Carlo Marchioni e consacrata al culto nel 1834.
I primi militari a mettere piede all’interno del Monastero, all’indomani della Campagna di Garibaldi, furono i soldati del 36° Fanteria dell’Esercito piemontese, al comando del Generale Chiabrera il 18 dicembre 1860, sbarcati a Messina dalle quattro navi da Guerra della Marina Sarda “Archimede”, “Dora, “Pompei” e “Varo”, insieme al 35° Reggimento Fanteria inviato poi a presidiare Palermo.
All’interno del Monastero le truppe piemontesi vi rimasero fino alla caduta della Cittadella ove, dopo la convenzione stipulata con lo Stato Maggiore di Garibaldi, 4.000 soldati borbonici resistevano al Comando del Generale Fergola.

Costruzione in cemento armato del Padiglione Malattie Infettive

Nel 1881, con Deliberazione n° 701 del 4 Settembre 1881 del Comitato di Artiglieria e Genio, il Ministro della Guerra ordinò (con Dispaccio del 14 ottobre 1881), di porre all’Asta i lavori di ampliamento dell’Ospedale Militare della Maddalena in Messina, che furono aggiudicati dalla Ditta del Sig. Rosario Guarnera per l’importo di £. 194.000

Iniziati nel febbraio 1882, i lavori vennero interrotti per un contenzioso con la Ditta, relativo alla necessità di nuove somme necessarie per il consolidamento di alcune parti strutturali a seguito del quale, il Ministro della Guerra, con Dispaccio n° 7316, del 1° giugno 1882, stanziò un importo di £. 11.500 per i nuovi lavori strutturali e di ampliamento dell’Ospedale.
Gli interni furono rivestiti con pietra di Taormina in sostituzione della pietra di Siracusa che, a causa del suo peso aveva determinato degli schiacciamenti in alcune parti strutturali, e nuove concatenazioni furono realizzate con chiavi di ferro nei muri longitudinali, riferiti al braccio di Via Cardines, per garantire maggiore stabilità all’edificio.
Terminati i lavori, il Comandante Territoriale del Genio, con lettera del 7 Settembre 1886 inviata al Presidente del Comitato di Artiglieria e Genio, ne approvò con parere favorevole l’esecuzione secondo quanto stabilito da progetto.
L’Ospedale, per efficienza e prestazioni, divenne negli anni uno dei migliori d’Italia, dopo quello di Roma e Verona, e ben rispondeva alle esigenze della numerosa guarnigione della Piazza Militare di Messina. Diretto da un Tenente Colonnello Medico, disponeva di circa 300 posti letto, elevabili in caso di necessità fino a 600 essendo asservito anche al territorio di Reggio Calabria.

Aveva una forma rettangolare e si estendeva su una superficie di 11.000 m2, di cui 3.300 ricoperti di fabbricati, 7.700 di giardino e 2.500 di cortile. Al piano terra, nelle camere realizzate con la chiusura dei portici del chiostro, erano alloggiati i magazzini, la farmacia, le sale da bagno, la sala mortuaria, la sala di anatomia, la cucina, la lavanderia, il reparto osservazione il distaccamento di sanità, la scuderia e i gabinetti.
Negli ammezzati erano ubicati i locali degli ufficiali, mentre al primo piano si trovavano i reparti di oculistica, medicina e malattie malariche. Al secondo piano si trovavano invece la chirurgia e il dermoceltico.
Al primo pianerottolo in cima allo scalone marmoreo, si trovava sulla destra un bassorilievo della Madonna della Lettera di autore ignoto, probabilmente risalente al XVI secolo, oggi conservato nella Cappella dell’attuale Ospedale di Messina.
Il terribile terremoto del 28 dicembre 1908 causò il crollo dell’Ospedale e di parte del Monastero, sotto le cui macerie perirono 40 malati, diverse decine di soldati e personale medico e il Direttore Ten. Col. Minici con tutta la sua famiglia.

Il Nuovo Ospedale
Dai Baraccamenti Militari ai padiglioni in cemento armato
Con la mobilitazione dell’Esercito in soccorso delle popolazioni terremotate, primo intervento di Protezione Civile strutturata avvenuto in Italia dalla sua Unificazione, giunsero a Messina e Reggio, sin dal gennaio del 1909, circa 20.000 uomini.
Nella necessità di provvedere all’acquartieramento delle truppe in un’area rispondente alle esigenze del consistente numero di soldati (ricoverate inizialmente sotto semplici tende-baracche “formate con legnami di tutte le specie e ricoperte nei modi più disparati”), si ordinò lo studio per la scelta di un luogo e di un progetto di costruzione per alloggiamenti, che avessero tra le specifiche quelle di poter essere realizzate in tempi rapidi, sicure da eventuali crolli dovute alle scosse di assestamento e idonee ad essere trasformate, in tempi successivi, in fabbricati più stabili.
Lo studio del progetto generale dei lavori, da eseguirsi per la sistemazione definitiva dei Presìdi di Messina e di Reggio, venne affidato al Colonnello del Genio Mario Borgatti, esperto in costruzioni ed opere fortificate e già chiamato a far parte, in rappresentanza dell’Amministrazione Militare, della Commissione governativa incaricata di studiare e proporre le nuove norme edilizie da rendersi obbligatorie per i comuni danneggiati dal terremoto.
Verso la metà di gennaio del 1909, il Colonnello Borgatti iniziò sul posto gli studi preliminari e, sul finire del mese, presentò un progetto d’impianto completo, per quanto sommario, della cui attuazione veniva incaricato il Maggiore Aliquò-Mazzei, coadiuvato dal Capitano Tamajo per quelli di Messina e dal Capitano Prandoni per i lavori di Reggio, restando affidata al Colonnello Borgatti l’alta direzione del complesso dei lavori.

Padiglioni Infermeria negli Orti della Maddalena e legenda

L’area degli Orti della Maddalena
Il luogo scelto per la realizzazione dei Baraccamenti Militari di Messina fu l’ampia zona di terreno denominata “Orti della Maddalena, posta a ridosso del Torrente Zaera.
Il terreno, configurato a gradini degradanti verso il mare, con un dislivello di circa 15 m. nel senso della massima pendenza, da ovest verso est, misurava una superficie di circa 20 ettari ed era in origine coltivato ad agrumeto e ad ortaggi, quasi sgombro di costruzioni rurali, ricco d’acqua, che veniva fornita da canalizzazioni private e da pozzi molto profondi, donde la sollevavano norie a vapore per l’irrigazione e anche per uso della popolazione.

Inizio dei Lavori
Sebbene il progetto generale dell’acquartieramento fosse stato approvato a gennaio, i lavori dovettero iniziare molto più tardi a causa delle avverse condizioni meteorologiche che imperversarono nei mesi di febbraio, marzo e aprile, costituendo un serio ostacolo alle operazioni di rilevo dei terreni e dei tracciamenti preliminari delle varie costruzioni.
Il 1° marzo 1909, con apposito ordine del giorno di Presidio, veniva costituito l’Ufficio Speciale pei Baraccamenti definitivi agli Orti della Maddalena al quale furono assegnati: 2 ufficiali del Genio per la direzione dei lavori; 1 Compagnia di Fanteria e 1 del Genio della forza di circa 60 uomini ciascuna, con l’incarico di provvedere alle operazioni dì sbarco e di trasporto dei legnami, ai movimenti di terra e ai lavori murari di piccola importanza; ed infine una squadra di circa 200 soldati falegnami e carpentieri, tratti dai diversi corpi d’Armata, per la montatura dei vari padiglioni e per tutti gli altri lavori in legname che potessero occorrere.

Il Legname: stoccaggio e trasporto
Data la rilevante quantità del legname di cui si aspettava l’arrivo, fu scelto un esteso tratto di banchina posto davanti al fronte nord dell’ex Cittadella lungo il quale, grazie ai fondali sufficientemente profondi, era possibile fare accostare piroscafi di grande tonnellaggio; tale zona fu utilizzata per molti mesi come deposito principale di tutto l’enorme stock di legname grezzo, commissionato in Italia ed all’estero.
Per abbattere i costi di trasporto dalla banchina del porto fino agli Orti della Maddalena che, per un percorso di circa km. 2,500 con carri e buoi si aggirava mediamente su £. 4,50/m3, furono inviati dalla Brigata Ferrovieri 2 camions militari, il cui impiego consentì un ribasso fino a £. 1,35/m3 per l’uso dei carri.
La costruzione dei Baraccamenti
Il complesso lavoro di realizzazione di ogni singola struttura comportò l’impiego di manodopera specializzata per lavorazione del legname, la piallatura, la realizzazione degli incastri, la finitura e il montaggio degli chalet.
A tale scopo si provvide quindi ad impiantare sullo stesso cantiere di lavoro un laboratorio meccanico, utilizzando la forza motrice di un motore a gas povero con la dotazione di 2 piallatrici-intestatrici, 1 sega a nastro, 1 sega circolare, 1 trapano verticale, 1 macchina per fare incastri.
Il laboratorio, una volta entrato a regime nel mese di giugno, consentì la produzione giornaliera di 800 tavole ridotte a lunghezza, piallate su ambo le facce e munite di incastri lungo i lati.
Per incrementare la produzione, la mano d’opera militare fu supportata e poi gradualmente sostituita con quella civile, riservando ai militari compiti d’importanza secondaria, quali scavi, spianamenti, movimenti di materiali e simili.
Verso la fine di novembre i 2 Reggimenti di Fanteria lasciavano i loro accampamenti per alloggiare nei baraccamenti definitivi.
Nel gennaio del 1910 vi si trasferirono alcuni reparti di Artiglieria da Costa, poi la Direzione del Genio e le altre famiglie di ufficiali; alla fine di maggio tutti i Corpi e gran parte dei servizi relativi erano stabiliti nella nuova sede, restando nell’ex Cittadella, in attesa dí una definitiva sistemazione, la Direzione d’Artiglieria, il Distretto, l’Infermeria quadrupedi di Presidio, magazzini vari.
In tal modo, dopo 14 mesi dall’inizio dei lavori sorgevano sulla zona espropriata, completi in ogni loro parte, ben 100 padiglioni, tra i quali Casermette per Truppa; padiglioni per Comandi ed Uffici; padiglioni per alloggi Ufficiali e famiglie; Circolo Ufficiali; Cappella; tettoie per cucine, scuderie e magazzini; padiglioni per l’Infermeria; padiglioni speciali.

L’Ospedale negli Orti della Maddalena
L’area destinata alla costruzione degli chalet in legno dell’Infermeria Presidiaria fu individuata nella parte alta degli Orti della Maddalena ad opportuna distanza dai baraccamenti destinati alla truppa. Capace di 200 posti letto, era costituita da un gruppo principale di otto padiglioni per la truppa, da un’infermeria per ufficiali, una farmacia, una Direzione, una sala operatoria, una sala chirurgica, una casermetta per plotone sanità, l’alloggio per le suore, la cucina per gli ammalati e da una serie di padiglioni adibiti a cappella e sala mortuaria.
Separate da una galleria longitudinale coperta, vi erano le infermerie comuni collegate tra loro da corridoi trasversali contenenti ognuna 20 posti letto (10 per parete) lunghe 16 m. e larghe 7m.
Tutti i locali avevano pareti esterne in legno, pareti interne e soffitto in lamiera rivestita da intonaco a cemento e pavimento cementizio.
L’area complessiva occupata dall’Ospedale era di 14.000 m2 dei quali 1/3 era rappresentata da superficie coperta.
Il moderno Ospedale Militare
A partire dal 1926, i padiglioni in legno furono sostituiti con fabbricati in cemento armato che insistono sullo stesso impianto ove sorgevano i

Antonio Bonfiglio. Monumneto ai Caduti nell’Ospedale Militare, 1969

baraccamenti.
Durante il II Conflitto Mondiale, i cantinati di alcuni edifici furono adibiti a rifugio antiaereo, come testimoniato dai graffiti ancora riportati sulle pareti. Coinvolto nei pesanti bombardamenti anglo-americani del 1943, l’Ospedale fu temporaneamente trasferito presso il Monastero benedettino di S. Placido Calonerò.
I padiglioni distrutti, furono ricostruiti nell’immediato dopoguerra.
L’Ospedale Militare di Messina è intitolato al Capitano Medico di complemento Giuseppe Scagliosi, medaglia d’oro al valor militare, morto in Val Vesubia il 19 settembre 1944 durante una missione contro le truppe tedesche.
Nell’androne di ingresso sono esposte due targhe marmoree in cui si riportano rispettivamente la motivazione del conferimento della

Medaglia d’oro al Capitano Scagliosi e alla Bandiera della Sanità Militare. In un’altra targa è ricordata la presenza di Gaetano Martino, che col grado di Tenente Colonnello Medico, prestò servizio durante la Seconda Guerra Mondiale.
Di pregio è la Cappella intitolata alla Vergine Immacolata nella quale è esposto il bassorilievo della Madonna della Lettera proveniente dal Monastero della Maddalena.
Nel piazzale è ubicato il Monumento ai Caduti, opera dello scultore messinese Antonio Bonfiglio realizzato il 4 giugno (Festa della Sanità Militare) 1969.

Bibliografia
Messina prima e dopo il disastro. G. Principato, Messina, 1914
Cicero S. Il Monastero dei RR. PP. Cassinesi della Maddalena, prima sede dell’Ospedale Militare nelle vicende storiche di Messina, Messina, 1987.
I Baraccamenti Militari definitivi di Messina e Reggio, Rivista Artiglieria e Genio, Roma, 1911
Caruso V., I Baraccamenti Militari negli Orti della Maddalena, http://www.fortecavalli.it/public/pagine/ad828f179c90758daa83a416f56ceff7.pdf

 

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