Grandi esploratori e mercanti messinesi

di Alessandro Fumia

Un’antica veduta del porto di Messina. Foto tratta dalla rete

Messina, la città siciliana che più d’ogni altra ha legato il suo nome al mare e all’avventura, grazie al contributo di tanti suoi figli che hanno saputo contribuire alle sue glorie. Tanti sono coloro i quali hanno inciso a caratteri d’oro, il proprio nome nel “Grande Libro” della storia Messinese.

Di cui le nuove generazioni si dovrebbero pascere. Fin dai primi mesi successivi alla trionfale campagna bellica dei vespri siciliani, Messina assume per volontà di Pietro D’Aragona, una posizione preminente in campo marittimo. Si può affermare senza essere smentiti, che sul mare in Sicilia, dal 1282, i messinesi accentrano un potere riconosciuto loro da tutti i siciliani. La flotta mercantile di Messina, bellamente operativa durante il governo di Carlo I d’Angiò, si era distinta numerose volte. E durante la guerra condotta dai siciliani contro gli angioini, la stessa flotta di Messina al fianco di quella aragonese, fu impegnata sulle coste della Calabria e di Napoli uscendone molte volte trionfatrice.

Da alcuni documenti trapelati dall’archivio aragonese, saltano fuori delle segnalazioni su uno sconosciuto navigatore messinese, operativo in Medio Oriente, impegnato in diversi traffici sui porti di Ascalona e San Giovanni d’Acri (1283-1285). Giuseppe di Viagio cittadino di Messina, acquistò il 27 gennaio 1283 una terida regia, munita delle insegne aragonesi, e con quella intraprese la sua opera di pioniere marittimo, e per tale motivo ricordato in quei tempi, come uno dei mercanti più intrepidi fra gli equipaggi siciliani. Figlio di una città che sempre ha dato grandi uomini al mare, e ai viaggi, rientra perfettamente in quella scuola di esploratori, che impose il nome di Messina al mondo. I suoi marinai, i suoi mercanti e viaggiatori, annoverati fra i più intrepidi viaggiatori, si spinsero all’avventura praticando attraverso la via marittima, nuove scoperte e trovate di navigazione. Fra gli illustri navigatori, Messina può a diritto gareggiare con le grandi figure della scuola marinara italiana.

Pietro III d’Aragona sbarca a Trapani, dal codice Chigi della Cronica del Villani (Biblioteca Vaticana)

La memoria storica partecipa a rinnovare quelle imprese che s’imposero all’attenzione del mondo. Fra i più celebri navigatori ricordati nella storia, assume una grandezza assoluta Pietro Rombulo da Messina (1385-1451), che già nell’anno 1399 si dava all’avventura fino alla fine dei suoi giorni, gennaio 1451. Le cronache del tempo ricordano i suoi primi viaggi per terre sconosciute anche ai più celebri navigatori italiani di Genova e di Venezia. Praticando il mare per le sue traversate, spinse i suoi passi prima in tutto il Mediterraneo percorrendolo da levante a ponente, per poi dirigersi nell’Africa settentrionale penetrando prima in Egitto, poi in Sudan e giungendo fino in Etiopia.

Servendo gli imperatori di quel paese per missioni diplomatiche e politiche, ebbe il modo, primo fra tutti gli europei di navigare l’oceano Indiano scoprendo le Maldive 1416, lo Sri-Lanka e la penisola Indiana giungendo nel golfo del Gange nello stesso anno. Viaggio che ripeterà nel 1423 e in seguito nel 1444 e nel 1448 conducendolo in Malaysia, in Indocina, Filippine e Cina. Ebbe il modo di esplorare l’Africa equatoriale praticando ricognizioni fino in Tanzania, così per via marittima toccare il Madagascar e circumnavigare 1432 il capo Diab, in seguito conosciuto col nome portoghese di Buona Speranza. Un altro grande viaggiatore messinese fu Giorgio Sur, verosimilmente socio di Rombulo, ebbe il modo di visitare la Persia, attraversando il Golfo Persico, giungendo in Etiopia in un primo momento; mentre nel viaggio successivo 1450 giungere dalla stessa via, prima a Costantinopoli per poi dirigersi nell’oceano Atlantico in Portogallo e in seguito nelle Fiandre 1452. Nel 1502 si ricorda un altro grande navigatore messinese, Francesco da Messina al seguito di Vasco Nuñez de Balboa esplorerà l’America centrale, giungendo prima ai Caraibi, dopo a Panama, e in seguito in Arizona.

Antonio Millo, Bacino del Mediterraneo, dall’Atlante manoscritto del 1582-1584 ca. Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II, Roma

Antonio Millos da Messina fu navigatore e cosmografo (1557-1601). Al servizio della Repubblica di Venezia, ricoprì da prima, il grado di capitano, giungendo fino alla gloriosa nomina di Ammiraglio della flotta veneziana. Numerose sono state le sue carte geografiche, delle quali si conservano esemplari negli archivi di: Londra, Berlino, Roma, Venezia e Varsavia. Singolare è la sua carta segnata come Xapan, l’antico Giappone che non si allontana molto, dalle moderne carte geografiche di quella regione.

Scipione Cicala da Messina (1552-1605) è stato un attivo marinaio nella sua giovinezza fra le fila dei mercanti di Messina, commerciando nell’Egeo. Rapito in un’incursione turca in quei mari, convertitosi per avere salva la vita, entrerà ben presto con una lunga gavetta, fra i marinai turchi. Ricordato come condottiero e navigatore ottomano, assunse importanti incarichi militari e politici nell’Impero della Porta. Ricoprì la carica di gran visir sotto il regno di Maometto III nonché altri titoli di prestigio in quella società. Numerose imprese ebbe a compiere servendo gli ottomani, distinguendosi nella lunga guerra condotta contro la Persia; di lui sono ricordati i suoi viaggi fra i golfi dell’Indo e il mar Rosso dove, insistevano le maggiori forze navali, nonché altre esplorazioni per missioni diplomatiche fino in Tartaria. Francesco Cicala missionario messinese che nel 1613 esplorerà per primo l’interno del Guatemala, l’Honduras, El Salvador e il Messico meridionale costruendo la prima mappa geografica di quei territori, fu segnalato fra gli illustri viaggiatori di quell’epoca.

Antonio e Tommaso Crisafi, navigatori, esploratori e condottieri messinesi al servizio in Canada degli imperiali francesi. Comandanti militari nella rivolta di Messina contro la Spagna di Carlo II (1674-1678), si rifugiarono a Versailles alla corte di re Luigi XIV. Nel 1684 furono inviati al seguito del comandante Tonti esplorando il Mississippi e l’Illinois; nel 1686 hanno preso parte nella spedizione contro gli indiani Irochesi presso Niagara. Antonio si distinse nel 1692 in numerosi scontri contro gli indiani Irochesi nel Québec. Nel 1696 Tommaso morirà in Québec anch’egli partecipando distintamente a numerose campagne militari. Antonio continuerà la carriera militare presiedendo importanti centri della Nuova Francia, ed esplorando gli interni del continente americano.

Foto tratta dalla rete

Nella patria di questi esploratori un posto particolare assume l’impresa del capitano Francesco Geraci e del pilota Giuseppe Dominici, che negli anni trenta dello scorso secolo hanno compiuto un viaggio memorabile intorno al mondo. Costruendosi un piano di lavoro per realizzarsi la speciale imbarcazione e un relativo piano di navigazione, il singolare equipaggio il 18 agosto del 1932, dava inizio alla traversata partendosi dal porto di Napoli.

L’impresa compiuta con una goletta di sette tonnellate, esclusivamente con propulsione a vela denominata M.A.S. alias: Memento Audere Semper, era lunga 10 metri e larga 2,80 metri, con un puntale di 1,20 metri. Questa imbarcazione strabiliando, riusciva a raggiungere i porti di tutti i cinque continenti. La crociera complessivamente è durata 1025 giorni, dei quali 399 giorni di vera navigazione, percorrendo una distanza di 27.775 miglia marine fra burrasche, rovesci e disagi di ogni genere, avendo termine il 7 giugno 1935 in quel di Roma.

1 commenti

Vorrei specificare che il giro del mondo con la goletta MAS fu compiuta da mio nonno Saro Dominici e non dal fratello Giuseppe. Grazie.

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