Gualtieri Sicaminò: fra meraviglie della natura e la “Campana dell’Amore”

di Santino Paladino

Veduta di Gualtieri Sicaminò

A pochi minuti da Messina, fra la costa tirrenica ed i Peloritani, sorge il piccolo centro di Gualtieri Sicaminò, esempio dell’incommensurabile tesoro storico e naturalistico che si nasconde in ogni anfratto della nostra provincia. Il piccolo centro deve il suo nome al feudatario cui appartenne nel XIII secolo (Gualtiero Gavarretta) e all’abbondanza di gelsi (Sicaminos in greco) che, in passato, venivano utilizzati per l’allevamento dei bachi da seta che garantivano la produzione del tessuto tipica della zona. Ma la più antica notizia di Gualtieri risale al 1100 con la donazione da parte del Conte Ruggero ai Basiliani di Mandanici della Chiesa di S. Nicola di Sicaminò.

Il Ponte Vecchio

Il paese è diviso in due dal torrente Gualtieri che scorre all’interno del centro abitato sotto una serie di ponti fra cui è impossibile non notare il “Ponte vecchio”, bene architettonico di indubbio valore artistico. Ricordate le opere d’arte che si possono ammirare nelle chiese, fra cui una statua marmorea di Santa Caterina d’Alessandria di scuola Gagini ed un pregevole coro ligneo del ‘700, è la natura che la fa da protagonista con le Cascate del Cataolo, attrazione naturalistica meta degli appassionati di trakking e cicloamatori, che si trovano nella frazione di Sicaminò, a qualche chilometro dal centro abitato. Lasciata l’auto, un agevole percorso pedonale conduce alle strutture, purtroppo abbandonate, che segnavano l’ingresso al parco delle cascate vero e proprio.

Le cascate

Dopo pochi metri il fragore dell’acqua immerge in una dimensione dal fascino irresistibile fino a giungere alle cascate vere e proprie: un salto iniziale di una quindicina di metri, alcune gurne e poi altri due salti. Con un po’ di destrezza ci si può arrampicare fino all’ultimo salto da dove si ammira il corso d’acqua limpidissima che scorre nella vegetazione fitta ed incontaminata. Non siamo certo alle Gole dell’Alcantara ma lo spettacolo vale l’escursione!

Le cascate si trovano come detto a poca distanza dalla frazione ormai disabitata di Sicaminò: un borgo ormai fantasma dove antiche case lasciano immaginare scorci di vita di tempi lontani.

La Cappella di fine 800
La campana dell’amore

E fra le case il Palazzo Baronale della famiglia Avarna e la Cappella di fine ‘800. E qui si apre l’intrigante parentesi della vita e della morte del Duca Giuseppe Avarna, barone di Sicaminò e Marchese di Castanea, poeta e gentiluomo, assurto agli onori della cronaca nazionale con l’ormai famoso servizio dedicatogli da Enzo Biagi, padrone ed animatore incontrastato del borgo e protagonista delle notti della “Dolce vita” romana. Nel 1980 abbandona la famiglia ed i possedimenti di Sicaminò per realizzare il suo sogno d’amore con Tava Daetz, una giovane hostess della Pan Am. Quando non gli fu più concesso di risiedere nel castello di famiglia si rifugia con la sua giovane amante nell’adiacente cappella, festeggiando ogni sua “unione amorosa”, facendo risuonare, anche a notte fonda, quella che sarà ricordata come “campana dell’amore”, finita anche al centro di una curiosa vicenda giudiziaria con i vicini infastiditi, conclusasi con il successo del Duca.

Tava Daez e il Duca Avarna

A fianco della cappella sorge il rudere della casa in cui il Duca visse i suoi ultimi anni ed in cui morì tragicamente il 21 febbraio 1999 nel tentativo di salvare i suoi scritti da un violento incendio al quale dovette arrendersi. Proprio di fronte al Palazzo Baronale è ancora visibile il grande locale adibito a sala ricevimenti dove il Duca amava ospitare personalità di rilievo fra cui, si favoleggia, anche uomini politici che caratterizzarono gli anni d’oro della “Prima repubblica”. Un salto in un passato non molto lontano, fra nobili, feste e storie d’amore, ed un tuffo in una natura tutta da scoprire: questo e tanto altro (compreso un passaggio d’obbligo per gli amanti delle tradizioni pasticcere siciliane!) con la piacevole passeggiata fuori porta a Gualtieri Sicaminò.

 

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