Ho giocato tre numeri al lotto: 25, 60 e 38

di Santino Paladino

Eccole qui, risultato di un pomeriggio di riordino di una vecchia cantina: sono le vecchie “bollette” delle giocate al lotto.

Colorate, i numimg-20161023-wa0010eri scritti a mano, il timbro “legato” per le giocate multiple. Non si potevano certo confondere, come accade oggi, con la ricevuta del pagamento del bollo auto e la sorte si poteva tentare solo al “botteghino”, autentico luogo di ritrovo per giocatori giovani e anziani (questi ultimi lo utilizzavano come vero e proprio centro di aggregazione) e dove il solerte impiegato dell’Intendenza di Finanza, penna e righello in mano (serviva a separare le giocate) metteva a disposizione il Libro della Cabala e una specie di brogliaccio con tutte le estrazioni precedenti. Luogo che legava indissolubilmente cifre e sogni, calcoli e divinazioni.

L’estrazione era solo di sabato e bisognava giocare entro il pomeriggio del venerdì.

Il Lotto 2.0 è tutta un’altra cosa. Lo Stato utilizza come bancomat la passione degli italiani per il gioco ed i numeri vengono estratti praticamente ogni due giorni.

Quel particolare romanticismo che circondava le giocate e l’attesa del dopo tg del sabato sera ha ceduto il posto all’automazione e giocare è diventato come comprare le sigarette olotto il chewingum: una fredda ricevuta sputata da una macchinetta e le monete che cambiano di mano.

Il castello sotto il cielo blu e i pappagalli della canzone di Carosone (1955) hanno ceduto il posto ai sistemi elaborati da sofisticati programmi elettronici, che hanno tristemente soppiantato la romantica ricerca di ogni possibile strumento, culturale o materiale, finalizzata al conseguimento della vincita, in una continua sfida fra il banco e i giocatori (eloquente l’aneddoto dell’attore Lello Arena, collaudata spalla dell’indimenticato Massimo Troisi: “Quando mio padre morì, vidi mia madre addoloratissima, e mi sembrò naturale. Ma col passare dei giorni, oltre a essere triste, cominciò a sembrarmi arrabbiata, quasi rabbiosa. Allora a un certo punto glielo chiesi: mamma, ma che hai? Capisco che sei triste, ma perché arrabbiata? E lei mi rispose: perché non mi capacito perché tuo padre, da dove sta, non si è ancora presentato in sogno a darmi i numeri giusti per il Lotto!”).

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Lotto della zitella

Romanticismo che promana, almeno per quanto riguarda l’Italia e la città di Napoli, patria indiscussa del gioco, da quelle che possono essere considerate le sue origini recenti.

Nel XVII secolo infatti si diffuse il “Lotto della zitella”, pare derivazione del “Gioco del Seminario” genovese che vedeva l’estrazione a sorte, oggetto delle puntate dei cittadini, di 5 membri del “Consiglio della Repubblica” i cui componenti erano inizialmente 120, successivamente ridotti a 90.

img-20161023-wa0011Nella città partenopea venivano invece sorteggiate, fra 90 prescelte, 5 fanciulle “zitelle” a cui andavano in dote 25 ducati ciascuna. Ad ognuna era assegnato un numero ed un bambino bendato procedeva all’estrazione.

Inizialmente clandestino, il gioco venne legalizzato nel 1682 per un motivo che, peraltro, lega la storia del gioco alla nostra città: fu infatti la necessità di far fronte alle spese della guerra contro Messina che spinse i Regnanti Napoletani alla decisione di amministrare con regole precise le estrazioni e le scommesse.

E certamente il Lotto ha rappresentato l’aspetto forse meno preoccupante, piu “coreografico” ed accettabile, del vizio del gioco propriamente inteso, e questo proprio per quel risvolto folcloristico-culturale che l’ha sempre accompagnato e la cui scomparsa non potrà non portare sempre più ad accomunarlo tristemente alla miriade di giochi d’azzardo gestiti oggi dallo Stato.

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