La costruzione degli Chalet del Villaggio “Vittorio Emanuele III” all’indomani del terremoto del 1908

di Enzo Caruso

Panoramica dei baraccamenti militari

Dopo qualche giorno dalla tragica scossa del 28 dicembre 1908, che rase al suolo le città di Messina e Reggio con le loro provincia, oltre 20.000 uomini dell’Esercito vennero mobilitati per prestare soccorso alle popolazioni colpite dal sisma. Per l’imponenza della macchina dei soccorsi, messa in moto in quell’occasione, tale intervento è riconosciuto come la prima operazione strutturata di Protezione Civile, realizzata  in Italia dalla sua Unificazione.

L’Esercito, rappresentava infatti a quel tempo, l’unico strumento di coesione tra le genti, con la propria lingua, la propria cultura provenienti da tante regioni e ancora da poco tempo riunite sotto un’unica bandiera. Esercito, Marina, Carabinieri e Guardia di Finanza, con le loro strutture gerarchiche, uomini e mezzi, si prodigarono in quei giorni per estrarre dalle macerie i superstiti, dare assistenza e organizzare la lenta ripresa delle attività.

Sin dal gennaio del 1909 il Comando di Stato Maggiore dell’Esercito aveva diffuso ordini operativi per mobilitare gran parte delle unità militari presenti sul territorio nazionale, in soccorso delle popolazioni terremotate. Complessivamente furono mobilitati 55 reggimenti di Fanteria, il 1° Reggimento Granatieri, 4 reggimenti di Bersaglieri, 7 reggimenti di Alpini, 3 di Artiglieria, 5 del Genio oltre all’intera Brigata Ferrovieri. Le Brigate Brescia, Livorno, Napoli, Torino, Venezia, Verona, Salerno, Regina, Cremona, Pisa, Pistoia, Bologna, Ferrara, Parma, Sicilia, Ancona, Roma, Basilicata, Messina, Granatieri di Sardegna, Bergamo, Aosta e i Reggimenti del Genio, degli Artiglieri e degli Alpini, si avvicendarono, alternadosi, per prestare il loro servizio nelle zone colpite dal sisma. A questi raggruppamenti si unirono consistenti reparti dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza che, oltre a collaborare nell’azione di soccorso, si distinsero anche nell’assolvimento dei loro compiti istituzionali. ¹

Questo massiccio spostamento di truppe verso il sud d’Italia, solleticò in Franz Conrad von Hötzendorf,  Capo di Stato Maggiore dell’esercito austroungarico, sempre ostile verso l’alleato italiano (dal 1882 con la Triplice Alleanza) definito “infido e inaffidabile”, l’insana proposta all‘Imperatore Francesco Giuseppe di approfittare dello “ghiotta occasione” per invadere l’Italia con una guerra “preventiva”. Per fortuna, il senso di pietà e la correttezza dell’Imperatore Austriaco allontanarono il pericolo della sciagurata ipotesi.

Riportiamo di seguito l’articolo pubblicato dal giornale austriaco “Armee Zeitung” dell’8 gennaio 1909:
“L’Italia ci costringe alla guerra: anche se noi la vediamo ufficialmente al nostro fianco, essa simula la fedeltà all’alleanza perché sa di essere oggi ancora impreparata. Dovremmo forse aspettare finchè l’Italia avrà colto il momento favorevole di farci la guerra? La sventura del Mezzogiorno paralizzerà per dei mesi la sua energia: essa le rapì 100.000 esistenze e distrusse 1 miliardo di patrimonio nazionale. Dal punto di vista umano la catastrofe del 28 dicembre ci colma di pietà profonda e sincera; ma la politica è un rozzo mestiere e freddamente noi dobbiamo tener conto del terremoto di Messina come d’una circostanza per noi vantaggiosa”. ²

Cantiere di costruzione baraccamenti. Coll. Grasso

I Baraccamenti Militari di Messina: progetto e costruzione
Per disposizione del Comando di Presidio, approvata dal R. Commissario straordinario S. E. il Comandante dell’VIII corpo d’armata, si stabilì che gli Uffici sarebbero stati alloggiati in baraccamenti  da realizzarsi in prossimità della Cittadella, mentre il resto della guarnigione sarebbe stata accasermata in “località da stabilirsi”.

Nella necessità di provvedere all’acquartieramento delle truppe in un’area rispondente alle esigenze del consistente numero di soldati (ricoverate inizialmente sotto semplici tende-baracche “formate con legnami di tutte le specie e ricoperte nei modi più disparati”), si ordinò quindi lo studio per la scelta di un luogo e di un progetto di costruzione per alloggiamenti che avessero tra le specifiche quelle di poter essere realizzate in tempi rapidi, sicure da eventuali crolli dovute alle scosse di assestamento e idonee ad essere trasformate, in tempi successivi, in fabbricati più stabili.

Lo studio del progetto generale dei lavori, da eseguirsi per la sistemazione definitiva dei Presidi di Messina e di Reggio, venne affidato al Colonnello del Genio Mario Borgatti, esperto in costruzioni ed opere fortificate e già chiamato a far parte, in rappresentanza dell’Amministrazione Militare, della Commissione governativa incaricata di studiare e proporre le nuove norme edilizie da rendersi obbligatorie per i comuni danneggiati dal terremoto.

Verso la metà di gennaio del 1909, il Colonnello Borgatti iniziò sul posto gli studi preliminari e, sul finire del mese, presentò un progetto d’impianto completo, per quanto sommario, della cui attuazione veniva incaricato il Maggiore Aliquò-Mazzei, coadiuvato dal Capitano Tamajo per quelli di Messina e dal Capitano Prandoni per i lavori di Reggio e, restando l’alta direzione del complesso dei lavori affidata al Colonnello Borgatti.

L’area degli Orti della Maddalena
Il luogo scelto per la realizzazione dei Baraccamenti Militari di Messina fu l’ampia zona di terreno denominata “Orti della Maddalena”, posta a ridosso del Torrente Zaera. Il terreno, configurato a gradini degradanti verso il mare, con un dislivello di circa 15 m. nel senso della massima pendenza, da ovest verso est, misurava una superficie di circa 20 ettari ed era in origine coltivato ad agrumeto e ad ortaggi, quasi sgombro di costruzioni rurali, ricco d’acqua, che veniva fornita da canalizzazioni private e da pozzi molto profondi, donde la sollevavano norie a vapore per l’irrigazione e anche per uso della popolazione.

Casetta per le famiglie dei sottoufficiali

Inizio dei Lavori
Sebbene il progetto generale dell’acquartieramento fosse stato approvato a gennaio, i lavori dovettero iniziare molto più tardi a causa delle avverse condizioni meteorologiche che imperversarono nei mesi di febbraio, marzo e aprile, costituendo un serio ostacolo alle operazioni di rilevo dei terreni e dei tracciamenti preliminari delle varie costruzioni. Il 1° marzo 1909, con apposito ordine del giorno di Presidio, veniva costituito l‘Ufficio Speciale pei Baraccamenti definitivi agli Orti della Maddalena al quale furono assegnati: 2 ufficiali del Genio per la direzione dei lavori; 1 Compagnia di Fanteria e 1 del Genio della forza di circa 60 uomini ciascuna, con l’incarico di provvedere alle operazioni dì sbarco e di trasporto dei legnami, ai movimenti di terra e ai lavori murari di piccola importanza; ed infine una squadra di circa 200 soldati falegnami e carpentieri, tratti dai diversi corpi d’Armata, per la montatura dei vari padiglioni e per tutti gli altri lavori in legname che potessero occorrere.

Il Legname: stoccaggio e trasporto
Data la rilevante quantità del legname di cui si aspettava l’arrivo, fu scelto un esteso tratto di banchina posto davanti al fronte nord dell’ex Cittadella lungo il quale, grazie ai fondali sufficientemente profondi, era possibile fare accostare piroscafi di grande tonnellaggio; tale zona fu utilizzata per molti mesi come deposito principale di tutto l’enorme stock di legname grezzo, commissionato in Italia ed all’estero.

Per abbattere i costi di trasporto dalla banchina del porto fino agli Orti della Maddalena che, per un percorso di circa km. 2,500 con carri e buoi si aggirava mediamente su £. 4,50/m3, furono inviati dalla Brigata Ferrovieri 2 camions militari, il cui impiego consentì un ribasso fino a £. 1,35/m3 per l’uso dei carri.

Alloggiamenti del I Rgt. Genio

La costruzione dei Baraccamenti
Il complesso lavoro di realizzazione di ogni singola struttura comportò l’impiego di manodopera specializzata per lavorazione del legname, la piallatura, la realizzazione degli incastri, la finitura e il montaggio degli chalet. A tale scopo si provvide quindi ad impiantare sullo stesso cantiere di lavoro un laboratorio meccanico, utilizzando la forza motrice di un motore a gas povero con la dotazione di 2 piallatrici-intestatrici, 1 sega a nastro, 1 sega circolare, 1 trapano verticale, 1 macchina per fare incastri. Il laboratorio, una volta entrato a regime nel mese di giugno, consentì la produzione giornaliera di 800 tavole ridotte a lunghezza, piallate su ambo le facce e munite di incastri lungo i lati. Per incrementare la produzione, la mano d’opera militare fu supportata e poi gradualmente sostituita con quella civile, riservando ai militari compiti d’importanza secondaria, quali scavi, spianamenti, movimenti di materiali e simili.

Verso la fine di novembre i 2 Reggimenti di Fanteria lasciavano i loro accampamenti per alloggiare nei baraccamenti definitivi. Nel gennaio del 1910 vi si trasferirono alcuni reparti di Artiglieria da Costa, poi la Direzione del Genio e le altre famiglie di ufficiali; alla fine di maggio tutti i Corpi e gran parte dei servizi relativi erano stabiliti nella nuova sede, restando nell’ex Cittadella, in attesa dí una definitiva sistemazione, la Direzione d’Artiglieria, il Distretto, l’Infermeria quadrupedi di Presidio, magazzini vari.

In tal modo, dopo 14 mesi dall’inizio dei lavori sorgevano sulla zona espropriata, completi in ogni loro parte, ben 100 padiglioni, tra i quali Casermette per Truppa;  padiglioni per Comandi ed Uffici; padiglioni per alloggi Ufficiali e famiglie; Circolo Ufficiali; Cappella; tettoie per cucine, scuderie e magazzini; padiglioni per l’Infermeria; padiglioni speciali.

 

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¹M. Squillaci, tratto da: www.cronologia.it
² E. Mazzoli “Nei giorni di tanta incommensurabile sciagura”

 

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