I cùbburì di Ucria

di Sergio Spadaro

Sulle montagne di Ucria, nel cuore dei Nebrodi, in contrada Orelluso, il paesaggio è caratterizzato dai “cùbburì”, interessante testimonianza di architettura rurale.

Si tratta di edifici dalla pregevole fattura, perfettamente circolari ed emergenti dal terreno, eseguite da maestranze locali utilizzando la pietra arenaria, coperti da volte tholoidali, La forma, l’aspetto dei materiali e la vegetazione spontanea, li mimetizza, anche a breve distanza, facendole risultare come elemento integrante dell’ambiente mentre, dal punto di vista costruttivo, sono identificabili i seguenti elementi: i muri perimetrali, il vano d’ingresso, la pseudocupola di copertura e le nicchie interne realizzate nella muratura. I muri perimetrali, generalmente a secco, assumono funzione portante e sono costituiti in prevalenza da pietra in elementi informi o in blocchi grossolanamente squadrati di varia pezzatura, accostati, ed anche ammorsati nel senso dello spessore.

Il vano d’ingresso è realizzato mediante la collocazione di due architravi affiancati, poggianti sulla muratura perimetrale della costruzione mentre la copertura è costituita da pietre di uguale natura, in lastre, disposta ad anelli concentrici, sovrapposti, non ammorsati fra loro, aggettanti verso l’interno che si restringono progressivamente verso la sommità e si conclude con una sottile lastra a chiusura del vuoto centrale la cui funzione è, evidentemente, diversa da quella, essenzialmente statica, del “concio in chiave” delle cupole classiche.

All’interno, in alcune zone di queste costruzioni, sono presenti delle piccole nicchie, dette in gergo “gazzane”, che dovevano servire per l’appoggio di oggetti.

La particolarità strutturale della copertura dei cùbburì, la pseudocupola, che segna il passaggio intermedio dal sistema trilite ad arco, avvenuto in tutto il bacino del mediterraneo in periodo progreco, e le analogie riscontrate con le architetture minoico-micenee, fanno ritenere che la loro origine risalga a tempi antichissimi e consentono di affermare che quelle a noi pervenute, oggetto sicuramente di successivi interventi, manipolazioni, ricostruzioni, testimoniano la presenza di una popolazione che possedeva una conoscenza costruttiva molto elevata ed evoluta.

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