“I giganti della montagna”: l’incantesimo del Mago Lavia

di Giuseppina Mangione

Un allestimento imponente che ha richiesto diversi giorni di lavoro per mettere in scena le creazioni di Alessandro Camera.
Un colpo d’occhio per gli spettatori del Teatro Vittorio Emanuele che hanno potuto apprezzare appieno il palcoscenico, il secondo in Europa per grandezza e struttura tecnica.
Uno spettacolo di quelli che rimangano nella memoria e si custodiscono per il loro valore: il dramma pirandelliano “I giganti della montagna” e la sua traduzione sul palco grazie al genio teatrale di Gabriele Lavia.
Si tratta di un lavoro complesso, anche nella sua genesi. Il primo atto prese corpo nel 1931, il secondo atto nel 1934 ed il terzo rimarrà incompiuto per la morte dello scrittore. Ma la mancanza di un finale dai contorni definiti e tassativi è forse l’ultimo degli incantesimi pirandelliani.
“I giganti della montagna”, dalla sua prima rappresentazione, nel giugno del 1937 a Firenze, ha avuto celebri proposizioni, da Giorgio Strehler a Leo de Berardinis che “osò” calarsi nel ruolo di Ilse, la Contessa.
Per fortuna, Gabriele Lavia – con buona dose di follia – continua a credere nel valore di questo dramma e nella sua proposizione nella versione più impegnativa, senza riletture e scorciatoie, e per questo impegna una profusione di mezzi e di ingegno creativo più unica che rara. Dalle scene ai costumi, dalle luci alle coreografie, alle musiche, che accompagnano l’incanto della parola.
Il Mago Cotrone (Gabriele Lavia) e Ilse la Contessa (Federica Di Martino) sono il centro di due sistemi esistenziali-teatrali; sono due incantatori con il proprio seguito.
Ilse, la teatrante, con la sua compagnia di attori falliti in cerca di un teatro per mettere in scena un pezzo di Pirandello: “La favola del figlio cambiato”.
Cotrone, il mago, con il suo variopinto circo di “apparenze”, fatto di clown, fantocci animati e fuggevoli fantasmi. La villa “La scalogna” è il loro rifugio, i resti di un teatro abbandonato il loro palcoscenico. Al di fuori, ci sono le terre minacciose dei “Giganti”, uomini “duri di mente e un po’ bestiali”.
Il mago accoglie lo scalcinato gruppo di teatranti della Contessa e offre loro alloggio nella villa, che è il regno del sogno, della verità inventata, là dove “manca forse il necessario, ma il superfluo è in abbondanza”.
Recitare per gli “scalognati” potrebbe essere la soluzione per ammansire il demone che travaglia Ilse; farsi avvolgere dal sogno ed essere così appagata da quel luogo dove si può trovare “tutto l’infinto che è negli uomini”. Invece, consapevole e spaventata, deciderà di portare la sua arte nella terra dei “giganti”.
“Ho paura”, le ultime parole di Ilse, prima di affrontare l’ignoto e l’ignoranza.

Oltre due ore di spettacolo; questo potrebbe spaventare se rapportato ai tempi frettolosi del cabaret quotidiano. Ma basta un po’ di fantasia per trovare un’altra interpretazione.
Mentre “i giganti della montagna” si assembrano rumorosi, un sabato sera, al di fuori della villa-Teatro, gli “scalognati” del Vittorio Emanuele, invece, trasformano una frazione di vita in un diamante di emozioni. Vivono parola dopo parola, in un incantesimo calato nella realtà. Sono spettatori e teatranti nelle mani di un mago che li fa altalenare tra inquietudine e calma apparente, e senza alcun timore seguono una compagnia di stregoni che trasforma il tempo in oro.

Il sogno termina con gli applausi scroscianti alla fine dello spettacolo. Poi, appagati da tanta bellezza, a passi frettolosi, torniamo alla “gigantesca” realtà. Così è (se vi pare).

Repliche:
Domenica, 2 febbraio 2020. ore 17:30
Martedì 4 gennaio 2020, ore 21:00
Mercoledì, 5 gennaio 2020, ore 21:00

 

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Il cast:
la Compagnia della Contessa Federica Di Martino, Clemente Pernarella, Giovanna Guida, Mauro Mandolini, Lorenzo Terenzi, Gianni De Lellis, Federico Le Pera, Luca Massaro
Cotrone detto il Mago Gabriele Lavia
gli Scalognati Nellina Laganà, Ludovica Apollonj Ghetti, Michele Demaria, Simone Toni, Marìka Pugliatti, Beatrice Ceccherini
i Fantocci (personaggi della Favola del figlio cambiato) Luca Pedron, Laura Pinato, Francesco Grossi, Davide Diamanti, Debora Rita Iannotta, Sara Pallini, Roberta Catanese, Eleonora Tiberia

scene Alessandro Camera
costumi Andrea Viotti
musiche Antonio Di Pofi
luci Michelangelo Vitullo
maschere Elena Bianchini
coreografie Adriana Borriello
regia Gabriele Lavia

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