“I grani antichi siciliani”, a Montalbano Elicona presentazione del manuale di riconoscimento delle varietà locali

Grani antichi siciliani

di Giuseppe Spanò

“I Grani Antichi Siciliani”, il primo manuale tecnico per il riconoscimento delle varietà locali dei frumenti siciliani, l’ultimo volume prodotto dalla Casa Editrice “Le Fate” di Ragusa, scritto da Gianfranco Venora e Sebastiano Blangiforti, ricercatori della Stazione Sperimentali di Granicoltura per la Sicilia, sarà presentato sabato 5 agosto, alle ore 17.30, nella Sala Arnaldo da Villanova del Castello Svevo Aragonese di Montalbano Elicona.

Si tratta di un importante contributo alla valorizzazione di un patrimonio culturale e alimentare unico, che ha fatto e fa della Sicilia il crocevia naturale di una nuova rivoluzione, di un nuovo modo di intendere il cibo. Il libro si compone di due parti: la prima, più argomentativa, nella quale gli autori tracciano per grandi linee il viaggio millenario del frumento, approdato in Sicilia dove, nel corso dei secoli, si è fissato in cinquanta varietà ben precise che hanno contribuito a costruire l’identità dell’isola. La vicenda dei cosiddetti grani antichi è ricostruita nel libro, tra geografia e storia, linguistica e curiosità. La seconda parte si rivolge ai contadini (“i veri custodi di questo patrimonio”), ai semplici amatori, ai consumatori consapevoli e a tutti coloro che hanno a cuore una storia che parte da lontano. Cinquanta schede corredate da testi esplicativi, foto a colori e mappe lo rendono un testo pratico da consultare, accurato nell’edizione e, volendo, spiccatamente interattivo: i contenuti più squisitamente tecnici sono comunque consultabili e scaricabili attraverso un codice QR.

Un libro che, aldilà delle mode del momento, cerca di fissare alcuni punti fermi nella conoscenza dei grani antichi siciliani e costruire un ponte tra la tradizione del passato e le sfide del futuro perché, come scrivono nella loro presentazione i professori del Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente dell’Università di Catania, Umberto Anastasi e Paolo Guarnaccia, “disponiamo ancora di un patrimonio genetico di straordinario valore scientifico e culturale, la cui ricchezza non ha eguali, attraverso il quale potremo fronteggiare la sfida dell’incertezza climatica conservando quella combinazione unica di molecole (nutrienti, bioattivi, aromi) che fa di un piccolo chicco uno scrigno che racchiude una grande complessità in evoluzione, da consegnare alle future generazioni”.

I grani duri antichi siciliani o varietà locali di grani siciliani sono una serie di 52 varietà di grani autoctoni della Sicilia, delle 291 presenti in Italia nel 1927. Sono grani per la gran parte scomparsi perché poco adatti ad una coltivazione intensiva con processi meccanizzati e con largo impiego di fertilizzanti. Inoltre, hanno rese per ettaro più basse rispetto alle più diffuse coltivazioni di frumento odierne.

L’adozione da parte di 50 paesi europei di accordi internazionali nel settore cerealicolo ha favorito la scomparsa delle varietà autoctone siciliane di grani in quanto è stato proibito lo scambio di varietà di prodotti tra gli agricoltori facendo perdere ai contadini la possibilità di mantenere, conservare e tramandare i semi di varietà autoctone per le proprie semine.

I semi sono così diventati solamente concessioni annuali di una multinazionale che impone le regole di coltivazione a livello internazionale. Va però sottolineato come l’agricoltura contadina tenda a resistere a queste imposizioni e resista la tradizione di riutilizzare come semente – quando le specie lo permettono – una parte dei grani prodotti, preservando così la capacità individuale di selezionare con il tempo il seme più adatto alle proprie condizioni produttive senza dipendere da una fonte esterna.

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