I piccoli Piroscafi che da Messina rifornivano l’Africa orientale

di Attilio Borda Bossana

Il porto di Messina con ormeggiate alcune navi in partenza per la Libia 1930

Dopo l’avventura coloniale italiana nel Corno d’Africa, cominciata nel 1879 con l’acquisto di una base commerciale nella baia di Assab da parte della società Italiana di navigazione Rubattino, i collegamenti tra l’Italia l’Africa orientale registrarono alla fine degli anni venti un notevole incremento. Gruppi armatoriali come la Società Tirrenia, la Navigazione Libera Triestina, la Società Italia, il Lloyd Triestino, gestirono servizi di collegamento dai porti di Genova, Trieste, Fiume, Napoli, Siracusa, Palermo, Cagliari, Civitavecchia, Trapani, Venezia, Bari, Brindisi, Rodi, Pantelleria verso gli scali di Tunisi, Sfax, Tripoli, Bengasi, Malta, Tobruk, Alessandria, Porto Said, Suez, Aden, Massaua, Mogadiscio. In tale quadro, il porto di Messina a cavallo degli anni trenta, divenne scalo di servizio e stazionamento esaltando il suo ruolo di tappa di rifornimento di combustibili liquidi e solidi, e di approvvigionamento per le navi in transito, movimentando nel 1932, merci per 47 mila tonnellate risultando al quarto posto del traffico nazionale, dopo Genova, Trieste e Napoli.
Per la sponda africana i servizi marittimi e portuali assunsero uno sviluppo

importante registrando ad esempio per il porto di Massaua, nel 1935, la punta massima di scarico con 5.500 tonnellate giornaliere dalle 500 dell’anno precedente. Con la costa libica, il movimento marittimo nel 1935 registrò l’approdo di 2325 navi con 107549 passeggeri e 45497 tonnellate di merci. Già dal 1929 Messina divenne scalo di piccole navi da carico dell’armatore Ignazio Messina & Cie. di Genova che aveva attivato un servizio marittimo per l’Eritrea, riuscendo a tenere testa alle navi del Lloyd Triestino e Achille Lauro. Da una partenza mensile si passò presto a una quattordicinale, arrivando a offrire il trasporto gratuito della posta, movimentando gratuitamente 50 mila colli di posta nei primi due anni e ampliando poi il servizio nel Mar Rosso, verso l’Africa Orientale Italiana (Etiopia, Eritrea, Somalia). In quegli

Un calendario della Giuseppe Messina Tabuso

anni della penetrazione italiana, la compagnia ottenne così di gestire nelle rotte con la Libia il trasporto postale non sovvenzionato dallo Stato. I collegamenti sulla linea per Tripoli erano assicurati con le navi Polinice, Ravenna, Polinnia e Penelope che facevano scalo a Messina; e con i piroscafi Sturla, Lido, Audace, Tenace e Multedo che raggiungevano Bengasi dal porto peloritano. Quelle navi con il tradizionale fumaiolo nero con la stella bianca sormontata da una striscia bianca, logo della compagnia, fecero giungere numerosi e frequenti rifornimenti nelle Colonie e molte Amministrazioni statali noleggiavano i piroscafi per assicurare la regolarità nei trasporti. Nel 1921 la compagnia Giuseppe Messina Tabuso, con sede Genova, aveva dato vita alla nuova linea mercantile tra l’Italia e la Libia, riconvertendo sia il trasporto di vini siciliani sfusi per tagliare quelli ottenuti nel Nord e viceversa, sulle rotte verso la Sicilia, per il trasferimento da Porto Maurizio (Imperia) dell’olio d’oliva ligure. Nel 1929 la società era divenuta Ignazio Messina & C. con la donazione da parte di Giuseppe Messina Tabuso ai propri figli, delle quote sui piroscafi Lido, Sturla, Oreto e Foce. La flotta con partenze da Genova, con frequenze bi-trisettimanali, seguiva la rotta: Livorno, Napoli, Messina, Catania, Malta, Sliten, Misurata e Bengasi, e in quel primo decennio, era composta dal Foce (ex Mirille, costruito a Rostock nel 1888, 879 tsl; dal Lido (ex Mary, costruito a Stettino nel 1889,) dallo Sturla (ex F.G. Reinold, costruito ad Aberdeen nel 1884, 1187 tsl) che nel 1926 venne venduta all’armatore Gontaldi che la ribattezzo Tripoli. Nel 1931 la flotta della Ignazio Messina & C ampliò la propri flotta con i piroscafi Borzoli (ex Astero, costruito a Stettino nel 1884, 1167 tsl); Multedo (ex Albarosa, costruito a Stettino nel 1884, 1130 tsl), e nel 1932 con i piroscafi Audace (ex Royal, a Rostock nel 1892, 1146 tsl) e Tenace (ex City of Hamburg, costruito a Sunderland nel 1884, 1141 tsl) e nel 1933 con le navi Ravenna (costruita a Leith nel 1888, 1148 tsl) e Risveglio (ex Nikckerie, varata a Copenaghen da

Il piroscafo Lido

Burmaister & Wain, nel 1907, 2498 tsl). Nel 1934 si aggiunse il Progresso (ex St Thomas, costruito a Copenaghen nel 1907, 2467 tsl). Nel 1935 la Società riuscì a garantire un servizio regolare per l’Eritrea, tenendo testa ai collegamenti congiunti del Lloyd Triestino e Achille Lauro, con una partenza quattordicinale, e il trasporto gratuito della posta, puntando così alla conquista del Mar Rosso, verso l’Africa Orientale Italiana (Etiopia, Eritrea, Somalia). Nel 1936 la Società acquisì alcuni piroscafi ai quali vennero imposti i nomi di alcune regioni dell’Abissinia, divenuta Impero dell’Africa Orientale Italiana: la Goggian (ex Alga, costruito a Jutphaas nel 1922, 1993 tsl) e l’Ogaden (ex Naxos, costruito a Glasgow nel 1905, 4546 tls), che avevano sistemazioni per passeggeri sia nei casseri sia nei corridoi e poi il Semien (ex Fortunastar, costruito a Newcastle nel 1898, 5499 tsl); e il Tembien (ex Mauni, costruito a Bremerhaven nel 1914, 5128 tls). Tra il 1935 e il 1940 l’armatore Messina, contava 17 navi, tra cui il nucleo originario della flotta, inizialmente composto da piccole e vecchie navi di costruzione tedesca, ma la guerra, tranne per il piroscafo Lido, determinò la perdita di quasi tutte loro. Come accadde, negli ultimi giorni del novembre 1942, per l’Audace, partito da Messina e diretto a Tunisi, con a bordo un carico di carburante in fusti, aggregatasi ad un piccolo convoglio formato dal piroscafo Minerva, partito anch’esso da Messina per Tunisi con un carico di benzina, e dalla torpediniera Orione che lo scortava. O come affondò il Multedo, che negli anni Trenta, da Messina raggiungeva, Malta, Tripoli, Homs, Zliten, Misurata, Sirte, Bengasi, con occasionali scali a Sfax, Susa, silurato dal sommergibile britannico Truant, a nordovest di Bengasi.

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