Il castello medievale e la torre di Brolo

di Giuseppe Spanò

Fulcro di quella che sembra una piccola kasba tunisina è il castello medievale di Brolo con la sua magnifica torre.

Come compare in un privilegio di Ruggero I del 1094, il primo nucleo del borgo con la sua torre era conosciuto in epoca normanna con il termine arabo di Voab, cioè rocca marina. La torre era un presidio posto a tutela delle sottostanti attività portuali nonché punto privilegiato per la difesa dalle incursioni dei mori, mentre il borgo aveva una importante funzione nevralgica per l’economia dell’entroterra nebroideo, con il suo porto che doveva avere un ruolo di grande importanza nel quadro delle rotte commerciali marittime, anche alla luce della strategica vicinanza delle dirimpettaie isole Eolie.

Nel 1682 il porto si insabbiò e venne distrutto dalle piene dei torrenti che, come già nel 1593, danneggiarono il borgo. Così quella che un tempo era una fortezza che sorgeva su una cresta rocciosa a dirupo sul mare, oggi appare un maniero ben discostato dalla battigia a causa della formazione di una pianura alluvionale.

Secondo Martino de Spucches, la costruzione del castello risale ai primi del 400 ad opera di Pietro o Corrado Lancia, la cui famiglia venne in Sicilia dal Piemonte durante il periodo svevo. L’accesso alla cittadella è consentito da due porte, quella denominata fausa, alle spalle del castello, e l’ingresso principale con l’arco in arenaria sormontato da un altorilievo marmoreo che reca una sequenza di quattro scudi con gli stemmi dei Luna, dei Lancia, della baronia di Piraino e degli Alagona. E proprio su questa porta della cinta muraria è posta la scritta Imperium Rexit Blanca Hoc e Stipite Natus Manfredus Siculus Regia Sceptra Tulit, mentre sulla seconda c’è, a ricordo di Corrado III che nel 1404 veniva dichiarato maior ac principalior de domo Lancia, il marmoreo bianco scudo con la scritta Principalior Omnium.

Del complesso castrale resta la cortina muraria, inglobata talvolta in strutture murarie successive, i due portali ed una corte sistemata a giardino con un elegante pozzo esagonale, il tutto sormontato dalla mole del mastio. Basata su una poderosa scarpa, la torre è caratterizzata da un torrino cilindrico addossato alla parete settentrionale, all’interno del quale vi è una scala a chiocciola che permette di collegare i vari piani. La torre si eleva per quattro livelli culminando in una terrazza merlata. I primi tre piani sono caratterizzati da ambienti unici, con il pian terreno ed il primo piano aventi una volta a botte. Il secondo piano presenta una splendida sala di rappresentanza ed una volta a crociera che si chiude con lo stemma dei Lancia di Brolo. Questo è l’unico piano a possedere aperture su ogni lato, oltre ad avere, sul lato esposto a est, una porta che immette su un monumentale balcone panoramico, legato ad antiche leggende, come quella di Maria La Bella, probabilmente Maria Lancia, figlia di Francesco I e di Francesca Settimo.

Si narra che una bellissima principessa si affacciava dal balcone del castello per aspettare l’amante sopraggiungere dal mare che, una volta raggiunta la torre, si aggrappava alle lunghe trecce della sua amata per raggiungerla in segreto. Di ciò si avvide un giorno il fratello della principessa, il quale, geloso, tese un agguato al giovane innamorato. Così una notte il principe lo aspettò sullo scoglio antistante il castello, che forse per questo è detto del pianto, lo ferì a morte a morte e lo gettò a mare chiuso in un sacco. La bella Maria aspettò invano il ritorno del suo amato fino a farsi morire. Spirito innamorato, la principessa appare ancora nella notte augurando ai pescatori “juta e vinuta! Bona piscata”, mentre in caso di burrasca li richiama invocando “isati li riti! Viniti! Turnati!”.

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