Il Convento dei Frati Cappuccini a Francavilla

Nei miei ricordi di bambino spensierato, cresciuto a Francavilla, il Convento dei Frati Cappuccini era un luogo misterioso e magico, in qualche modo legato al concetto astratto e lontanissimo della morte, in quanto il Convento sorge su una collinetta con il cimitero da una parte e dall’altra un panorama mozzafiato che domina l’intera vallata dell’Alcantara fino al mare.

Vi erano allora, siamo nella seconda metà degli anni sessanta, tre monaci, ricordo solo Frate Concetto, che poi per parecchi anni rimase da solo in quanto gli altri Frati, assai anziani, si trasferirono in altre strutture dei Cappuccini più confortevoli e più adatte alla loro età ed al loro stato di salute.

Eravamo quattro o cinque bambini, a volte nel nostro vagabondare pomeridiano nelle estati torride, scandito da corse in bicicletta, bagni nell’acqua gelida dei Vulli, ovvero delle pozzanghere, formate dalle fiumare intorno al paese, trovavamo il tempo per una visita al Convento. Venivamo accolti sempre con garbo, a volte ci veniva consentito di fare un giro all’interno dello stabile, ricordo le piccole celle, la refezione, il patio prospicente il torrente Zavianni, teatro il 9 giugno 1719 di una violentissima battaglia, con circa diecimila morti, tra Spagnoli ed austroungarici per il dominio della Sicilia.

Frate Concetto ci intrattenevano per un po’ di tempo, raccontandoci qualche storia del Convento e della sua vita, quindi dopo aver detto una preghiera, ci congedava con il “Pace e Bene” e con la sua benedizione, ignorando, o meglio, facendo finta di ignorare le nostre sortine notturne, quando raggiugevamo il sagrato del convento attraversando il cimitero, nel quale ci eravamo introdotti furtivamente scavalcando il muro di cinta, per dimostrare a noi stessi ed ai nostri coetanei un coraggio che non avevamo.

Il Convento sorge fuori dall’abitato di Francavilla, venne edificato nel 1570 per volontà del visconte don Antonio Balsamo, la costruzione fu finanziata dalle elemosine della gente del luogo, e da una cospicua donazione del visconte Jacopo Ruffo. Per giungervi bisogna attraversare il Ponte di “Santa Maria delle Preci”, sul fiume San Paolo, edificato nel 1585 per volere del Frate priore “Urbano della Motta”.

Nel 1600, la struttura originariamente con una sola elevazione fuori terra, per l’aumentato numero di frati, fu ampliata con la costruzione del primo piano. La piccola chiesa del Convento ad una sola navata, pur nella sua sobrietà, appare ricca di decorazioni ed adornata da vari dipinti risalenti ad epoche diverse. Da ricordare; nella scala che porta al piano superiore, il dipinto a grandezza naturale di un Angelo in volo con un bambino nella mano destra, realizzato da frate Feliciano Guarcena da Messina. Gli addobbi della Chiesa e della Cappella della Madonna delle Preci furono finanziati dal visconte Jacopo Ruffo che nella cappella è sepolto con la famiglia.

La Cappella della Madonna delle Preci è ricca di ornamenti in legno scolpito e dipinta con tecnica di marmorizzazione. Sui lati vi sono delle bacheche con reliquie di Santi, al centro un dipinto della Vergine seduta sul trono con il Bambinello sulle ginocchia, attribuito alla scuola di Antonello da Messina. Nella Sacrestia del Convento, si trova un mobile di gradissimo pregio in legno intarsiato e scolpito, realizzato da frate Mariano Tatì.

Dal 2004, dopo la scomparsa di Frate Concetto, nel Convento non vi è più presenza stabile di monaci. La cura della Chiesa e del Convento, viene assicurata nei giorni festivi dalla Fraternità di Messina.

Il piano terra del Convento ha da alcuni anni ripreso nuova vita con la trasformazione in “Museo della testimonianza Francescana” dove vengono rappresentati momenti salienti della vita dei Frati Cappuccini, con gli oggetti originali della vita monastica e con gli attrezzi originali delle varie epoche, ed è divenuto meta di un costante flusso turistico.

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