Il falso storico dell’ “Aurora” tra le navi russe a Messina nel 1908, a S. Pietroburgo, conserva memorie del sisma

di Attilio Borda Bossana

In vista del centenario della Rivoluzione d’ottobre che secondo il calendario giuliano, in uso in Russia fino al 1918, si consumò nella notte fra il 24 e il 25 ottobre 1917- per quello gregoriano fra il 6 e il 7 novembre- il leggendario incrociatore Aurora (Крейсер Аврора), cosi chiamato in onore dell’omonima fregata che difese la città di Petropavlovsk-Kamchatski durante la Guerra di Crimea (1853-1856), è tornato a ormeggiarsi a San Pietroburgo. Negli ultimi due anni la nave è stata sottoposta, nei cantieri navali di Kronshtadt, a riparazioni e restauri per circa 12 milioni di euro. A quella nave da cui, alle 21.45, un secolo fa, partiva quel colpo di cannone che dette il via all’assalto del Palazzo d’Inverno e innescò la rivoluzione bolscevica, si continua ad attribuirle la presenza, all’indomani del sisma del 1908, tra le navi della flotta imperiale russa, che portarono aiuto alla popolazione terremotata di Messina.

L’Aurora non era in quell’occasione a Messina, ma venne solo due anni dopo, ormeggiandosi, il 2 marzo 1911 nel porto peloritano, cooperando, tra l’altro, alle operazioni di spegnimento di un incendio nella baracca realizzata per il cinema Peloro, nei pressi del Dogana. Tra quell’equipaggio vi erano comunque cinquanta dei marinai, che si erano resi protagonisti degli aiuti alla popolazione terremotata nel 1908. Erano stati imbarcati a bordo delle tre unità della squadra navale russa subito accorse, l’incrociatore Makaroff, le corazzata Slava e Tzésarévitch e in seguito raggiunte anche dall’incrociatore Bogatyr, sopraggiunto dal porto di Augusta, insieme alle cannoniere Giljak e Koreec che avevano fatto rotta da Palermo. Solo queste le navi russe che offrirono l’aiuto dei loro equipaggi alla popolazione, già dall’alba di martedì 29 dicembre 1908, quando in città si registrarono 139 lievi scosse di terremoto. A tali navi, si unì poi anche il vascello di linea della flotta del Baltico Gloria, che trasportò feriti e superstiti da Messina a Napoli. Ma l’Aurora non c’era!

Il 3 marzo 1911, l’unità della flotta del Baltico a Messina ricevette le attestazioni di riconoscenza della città per gli aiuti che i marinai russi avevano reso; il Comune di Messina per l’occasione, fece coniare una medaglia, su disegno dello scultore Donzelli, che fu consegnata, nel corso di una solenne cerimonia, allo Stato maggiore dell’incrociatore, poi trasformato in museo galleggiante nel porto di Leningrado ove tale oggetto d’oro fu conservato. In anni recenti, dopo varie visite di diplomatici e rappresentanti istituzionali russi, si apprese che di tale medaglia, in uno dei vari capovolgimenti storico-politici del Paese, se ne persero le tracce; nel giugno 2012, la Città e la Provincia di Messina donarono la sua riproduzione, realizzata dall’orafo Francesco Cosio, in occasione dell’inaugurazione del monumento dedicato ai Marinai russi. L’opera realizzata da Vassily Selivanon, riprende, il modello che, nel 1911, aveva ideato lo scultore Pietro Kufferle, che, come la “nuova “ medaglia, è oggi conservato a bordo della nave museo Aurora a S. Pietroburgo.

L’Aurora era tornata sul Mar Baltico agli inizi del 1906, insieme a diverse altre navi, superstiti della disastrosa battaglia di Tsushima del 27-28 maggio 1905 inflitta dalla flotta giapponese. Danneggiata da un siluro lanciato da una corazzata nemica, l’Aurora fu una delle poche unità russe a poter riparare nel porto di Manila nelle Filippine. Al termine della guerra fu adibito a nave scuola dal 1907 portò a termine numerose crociere di addestramento. Nel marzo 1908 comandante della “Aurora” era divenuto il capitano del 1° rango, barone Vasili (Viliam) Nikolayevich Fersen (1858-1917) che sino al gennaio 1909 resto al comando della nave, di base a Petrograd. Durante una sosta a Stoccolma il 19 giugno 1908, ancora una volta si erano manifestate avarie che costrinsero l’unità dal 13 agosto, a lunghe riparazioni come lo smontaggio di diverse traverse; la revisione di tutte e tre le macchine grandi, macchinari ausiliari e caldaie, la sostituzione della parte anteriore di camini; la rimozione dei due cannoni da 75 millimetri; il miglioramento della protezione della torretta e piccole modifiche per il confort abitativo a bordo. Nel 1909, tornato operativo l’incrociatore poté iniziare l’attività delle campagne all’estero e suo comandante divenne il capitano del 1° rango Peter N. Leskov che condusse poi la nave a Messina a ricevere i riconoscimenti per equipaggi e navi russe. Sino ad agosto 1912, con Diana e Bogatyrёm, fu destinata alla formazione pratica dei cadetti della Navale Facoltà di Ingegneria e dei sottufficiali.

Il rapporto ufficiale del vice-console della Russia a Messina trasmesso all’Ambasciata di Russia a Roma ne descrive in maniera incisiva la visita nella città dello Stretto:“ giunto il 1 di marzo dopo mezzogiorno… L’Incrociatore è stato fatto attraccare alla banchina e le cerimonie hanno avuto luogo sul ponte con l’intervento di tutte le Autorità civili, militari, e religiose. La medaglia e l’attestato sono stati portati dal Comitato organizzatore (i membri della redazione del giornale Nuovo Telefono) il cui Presidente è il signor Migneco e il vice Presidente, Anastasi. Sono stati pronunciati dei brevi ma affettuosi discorsi dal Regio Commissario, cav. A. Salvadori, dal Prefetto, comm. Gino Buganza, dal Presidente della Deputazione provinciale, l’avv. Quattrocchi e da padre Calvi, a nome di S.E. l’Arcivescovo, da uno studente dell’Università. Il comandante Leskoff ha risposto a tutti, con il dottore di bordo, Novikoff …la cerimonia è stata solenne, … la gente che si è ammassata sulla banchina ha applaudito vivamente al suono dell’Inno Russo. La stessa sera ha avuto luogo una serata di gala nel nuovo teatro, con l’intervento di tutte le autorità civili e militari. Sono stati invitati il comandante Leskoff, una ventina di ufficiali e quasi un centinaio di marinai dell’Incrociatore. Ha regnato grandissimo entusiasmo e al suono alternati degli inni russo e italiano, sono stati lanciati ai coraggiosi marinai dei fiori e rivolte loro grida di evviva interminabili. L’indomani, il 3 marzo, il comandante Leskoff è stato invitato dal comm. Sofio, Presidente dell’orfanotrofio Regina Elena, accompagnato dal comm. Makejeff, a visitare l’istituto dove alcuni orfani hanno recitato dei versi toccanti. Il comandante ha poi visitato, diversi altri istituti di carità, mostrando un tatto squisito e sentimenti molto elevati. Dopo mezzogiorno il Comandante ha invitato tutte le autorità a bordo per un tè. Il giorno seguente, il Presidente della Società Operaia, il comm. Paolo Savoca, col Consiglio di amministrazione, si è recato a bordo e ha fatto dono al Comandante Leskoff dei diplomi di membro onorario da trasmettere ai comandanti delle quattro navi, “Cesarevitch”, “Slava”, “Makaroff” e “Bogatyr”. Egual diploma è stato donato al comm. Makajeff, anche lui presente a Messina nei giorni del disastro. Dopo mezzogiorno, alle ore 16, la nostra Municipalità ha invitato il comandante Leskoff e tutti gli Ufficiali per un vermut d’onore al Grand Hotel Pagliari. Qui, tutte le autorità, il comandante Leskoff e gli Ufficiali hanno preso congedo, esprimendo sentimenti di affettuosa fraternità. Alle ore 18, l’Incrociatore ha levato l’ancora ed è partito…Termino questo rapporto trasmettendo i ringraziamenti delle Autorità e dei cittadini all’onorevole Ambasciata per aver esaudito i desideri dei cittadini facendo venire l’Incrociatore Russo”.

Impostato il 31 ottobre 1896 nell’arsenale di San Pietroburgo, lAurora fu varato nel maggio del 1900, completato nel 1902, entrando in servizio nel 1903 e partecipare alla guerra russo-giapponese (1904-1905). Affondata durante la seconda guerra mondiale, fu riportata a galla e, nel 1957, trasformata in museo e negli anni ’80 rimessa a nuovo.

 

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