Il grande ed amato Re del Siam nel 1907 nello stretto di Messina

di Attilio Borda Bossana

Sua maestà Rama IX, Bhumibol Adulyadej Ramadhibodi, re di Thailandia, dal 9 giugno 1946 al 13 ottobre 2016, detiene un primato di longevità sul trono, ponendosi al diciassettesimo posto tra i sovrani che nel mondo hanno regnato più a un lungo. Nel 2010 la rivista statunitense Forbes stimò in 30 miliardi di dollari il suo patrimonio personale, ponendolo al primo posto dei reali più ricchi al mondo. Oltre a tali primati gli attribuirono 96 consorti e concubine, di cui 39 documentate, che gli diedero 77 figli, e fu ammirato per il contributo che diede alla modernizzazione della Thailandia.

Nel 1996, in occasione della celebrazione dei 50 di regno, coincidente con il centenario della prima visita in Europa di Rama V, re dell’allora Siam, Rama IX, volle un documentario su quel viaggio storico. Le relazioni tra Italia e Siam erano già profonde grazie al Trattato di Amicizia fra i due Paesi stipulato nel 1868, rinverdito da due visite, che il sovrano Rama V, quinto monarca del Regno di Rattanakosin, della dinastia Chakri, fece in Italia nel 1897 e nel 1907. Dal 1868 al 1910, anno della sua morte fu alla guida del paese, ed è tuttora venerato dai thailandesi per la modernizzazione del Siam e per l’indipendenza mantenuta, nel periodo in cui gli stati del sudest asiatico divennero colonie delle potenze europee. Fu chiamato Phra Piya Maharat, il grande e amato re e il 23 ottobre, anniversario della sua morte, divenne “giorno di Re Chulalongkorn” e festa nazionale.

La televisione thailandese Pacific Intercommunication, documentò, nel maggio 1996 la sua visita, in Europa, e i soggiorni a Napoli, Roma, Genova, Sanremo, Torino, Firenze, Palermo e anche a Messina.  Il 7 ottobre del 1907 aveva assistito da bordo della regia nave Regina Elena con Vittorio Emanuele III e il Ministro della Regia Marina, l’ammiraglio Carlo Mirabello, a un’esercitazione marittima nello Stretto, cui parteciparono le navi Dandolo, Stromboli, Varese e Andrea Doria. L’evento navale si svolse nel canale di Sicilia, tra Siracusa e Augusta, suddiviso in quattro scenari: il primo fra siluranti e squadre; il secondo fra due squadre, una azzurra e una rossa, di cui l’azzurra divisa in due frazioni, doveva ricongiungersi attraversando lo stretto di Messina combattendo i rossi; il terzo fra la squadra azzurra tutta riunita e la rossa, protetta dalle batterie di Calabria e Sicilia; il quarto con esercitazioni tattiche fra le due squadre.

La direzione di manovra fu affidata al duca di Genova, l’ammiraglio Tommaso di Savoia-Aosta e il capo di stato maggiore della Marina viceammiraglio Giovanni Bettòlo, imbarcò sulla Lepanto; spettatori anche senatori e deputati del Regno, imbarcati sulla regia nave Città di Milano. La parata in mare terminò con il passaggio in formazione di due unità della flotta, la Lepanto e l’Elba, dinanzi al faro di S. Raineri, ove erano i due sovrani. In occasione della presenza a Messina del re d’Italia, nei giorni precedenti l’avvenimento, il 5 ottobre del 1907, il Teatro Vittorio Emanuele propose una rappresentazione della Tosca di Giacomo Puccini, a beneficio della Croce Rossa.

 

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