Il Liberty a Messina: Villa De Pasquale

di Giuseppe Spanò

È il 1912 quando Eugenio De Pasquale, imprenditore agrumario soprannominato il “maragià” per la sua estrosità, dà inizio ai lavori per la costruzione di una sontuosa residenza privata. Il luogo designato non è però il centro storico, ma la periferia sud della città, quella che all’epoca ne costituiva la zona industriale, a pochi passi dai grandi agrumeti e dalle sue fabbriche, in cui si trasformavano gli agrumi e i fiori di gelsomino in essenze da usare in profumeria, che venivano rivendute in tutta Italia e nel mondo.

Villa De Pasquale, circondata da quindici ettari di terreno coltivati a gelsomino e zagara che si estendevano dalla sua residenza fino al mare, è un raffinatissimo esempio del gusto dei suoi proprietari che, appassionati collezionisti di opere d’arte, arricchirono gli ambienti esterni ed interni con splendide sculture marmoree.

Il palazzo in stile neorinascimentale, dalle linee architettoniche sobrie ed eleganti, presenta un lungo vialetto che porta alla residenza padronale, in cima ad una scenografica scalinata.

L’atmosfera di serena compostezza, dettata dalle linee essenziali della costruzione, è la stessa che si respira negli interni ampi e luminosi che conservano ancora il mobilio d’epoca e nei quali sono presenti le opere dei messinesi Salvatore De Pasquale e Michele Amoroso, quest’ultimo autore di quasi tutte le opere del primo piano della villa; al piano superiore vi sono i libri ed un grande tavolo che custodiva la collezione numismatica, oggi in restauro alla Soprintendenza dei Beni Culturali di Messina.

Lontano dalle bizzarrie e dalle stravaganze del liberty contemporaneo, qui tutto sembra limpido e razionale, a richiamare gli ideali di bellezza neoclassica e rinascimentale che evidentemente dovevano rientrare nei gusti della ricca committenza; statue, mobili, decorazioni, fregi e dipinti, copie fedeli dalle opere dei grandi maestri del Rinascimento e del Manierismo italiano.

A far sognare è l’ultimo piano che ospita un gran salone da ballo, danneggiato nel terremoto di inizio secolo e ricostruito nel 1912, che presenta ampie finestre che danno sull’esterno e l’originario soffitto decorato con le grandi tavole di Salvatore De Pasquale che riproducono capolavori di Rubens e di Tiziano Vecellio come “L’amor sacro e l’amor profano”.

Sporgendosi dalla grande vetrata della sala, si possono ammirare degli scorci che fanno intuire di quale vista sullo Stretto potessero godere la famiglia e i suoi ospiti. Da qui si possono vedere anche il piccolo edificio, chiamato pantheon, dove essiccavano i fiori di gelsomino e zagara per farli diventare delicate essenze.

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