Il piano generale di difesa dello Stretto di Messina dopo l’Unità d’Italia

di Enzo Caruso

Forte Cavalli sulla collina di Monte Gallo

Dopo l’annessione del Veneto e la liberazione di Roma, la nuova Italia entrò a gran titolo tra le nazioni europee. Il pensiero politico e militare dell’epoca affermava che la grandezza di una nazione dipendeva dalla potenza delle sue truppe, dall’entità delle spese stanziate per scopi militari, dalla misura con la quale l’istituzione militare riusciva a costruire dei buoni soldati. Sostenuti da tali idee l’unico modo perché l’Italia, per dirla con le parole del generale Luigi Mezzacapo, presidente della Commissione per la Difesa dello Stato, avesse – il diritto ed il dovere di essere annoverata e di farsi valere come una grande potenza, – era quello di – seguire una politica virile. Se ciò non verrà fatto – scriveva – avremo un’Italia linfatica e malaticcia, destinata a morire di consunzione. Un esteso sistema difensivo, garantiva perciò Mezzacapo, unito a una politica di riarmo, avrebbe potuto assicurare la pace e impedire qualsiasi rischio di guerra; avrebbe cioè avuto un sicuro effetto deterrente.

Forte Cavalli

IL SISTEMA DIFENSIVO DELLO STRETTO DI MESSINA
La Commissione per la Difesa dello Stato insediatasi nel 1882, tenuto conto delle proposte delle Commissioni che negli anni precedenti avevano studiato la Difesa dello Stretto, nel maggio del 1883 prese in esame la sistemazione a difesa dello Stretto di Messina. In quelle sedute si aprì un lungo dibattito sull’opportunità di realizzare delle fortificazioni di carattere permanente sulle due sponde dello Stretto. Le obiezioni degli oppositori si fondavano sulla schiacciante superiorità della Marina francese, dotata di navi veloci e di potenti e moderne artiglierie. D’altra parte, le argomentazioni portate avanti dal Generale Mezzacapo e dai sostenitori della fortificazione permanente, si basavano sul convincimento di dover difendere una parte del territorio meridionale da eventuali sbarchi francesi, impegnati in quel periodo, in una politica espansionistica coloniale verso la Tunisia. “Fino a quando saremo in possesso dello Stretto di Messina, le invasioni francesi in Africa non impediranno all’Italia di prendere la posizione che le compete nel Mediterraneo” (L. Mezzacapo).
“Qualunque siano le somme a ciò occorrenti, converrà spenderle. Nessuna squadra nemica oserebbe provocare a battaglia la nostra squadra, in un così limitato specchio d’acqua, allorquando le sponde dello Stretto fossero fortificate” (Ammiraglio Martini). Le opere dello Stretto, avrebbero non solo garantito la protezione dei confini meridionali del nuovo Stato Italiano contro la conquista della penisola da parte di truppe nemiche sbarcate a sud, ma poneva solide basi per una strategica presenza territoriale nel Mediterraneo.

Forte San Jachiddu

Nella seduta del 14 maggio, il messinese Generale Giacomo Longo espose alla Commissione il piano per Messina elaborato dalla commissione tecnica da lui presieduta e presentato al Ministro della Guerra il 28 luglio 1882. Tale piano prevedeva una cintura di 22 forti ubicati sulla sponda calabra e siciliana posti a difesa dello Stretto relativamente al fronte a mare e a quello di terra, riferito alla Piana di Milazzo. A conclusione dei lavori, la Commissione, deliberò sulla costruzione del Sistema difensivo di Messina con le seguenti motivazioni:
1. impedire al nemico di impadronirsi del porto
2. sistemazione del porto per dare riparo alle navi dal fuoco della squadra nemica
3. difesa di Messina con potenti artiglierie puntate verso il mare
4. difesa dalla parte di terra con la costruzione di forti sulle alture
5. che detto tratto sia battuto da tiri di sfondo e di lancio
6. apertura di strade per migliorare le comunicazioni fra città ed interno
7. costruzioni di opere in punti opportuni per impedire che le strade siano usate da truppe nemiche sbarcate.

Forte Masotto

Il piano, a causa del bilancio, fu approvato alla Camera in forma ridotta, il 2 luglio 1885 ed i lavori per la realizzazione si conclusero nel 1914 quando l’evoluzione delle artiglierie e dei nuovi esplosivi rendevano ormai vano ogni tentativo di difesa fortificata e l’impiego dei primi aeroplani nella I Guerra Mondiale non consentiva più la mimetizzazione dal fronte di terra e di mare. Con l’inizio della realizzazione delle strade militari, nel 1883 si diede inizio ai lavori di costruzione delle fortezze che subirono rallentamenti e nuovi impulsi in funzione delle somme disponibile, stanziate dal Governo. I primi forti ad essere costruiti, per i quali i lavori iniziarono nel 1884, furono il Forte Polveriera (Masotto) e il Forte Matiniti Superiore (Siacci) rispettivamente sulla sponda messinese e calabrese. L’ultimo fu quello di Sbarre, posto a sud di Reggio, che fu ultimato nel 1914, a ridosso dell’inizio della I Guerra Mondiale.

Forte Matiniti sup. in Calabria

I forti che si affacciano sullo Stretto furono armati con obici da 280, cannoni da 149 e da 75 mm, ad eccezione dei forti di montagna, Antennamare, Campone, Ferraro e dei Centri (costa siciliana) armati solo con artiglierie di piccolo calibro perché avevano invece una funzione di controllo su eventuali attacchi di fanteria provenienti dalla piana di Milazzo. Il Sistema difensivo dello Stretto risulta unico nel suo genere perchè, a differenza di quelli italiani ed europei, non ha come oggetto la difesa della città, bensì lo specchio d’acqua dello Stretto, con una cinta di forti che, partendo a sud da Forte Cavalli (ex Batteria Monte Gallo), gira intorno a Messina, si estende a nord fino a Punta Faro, attraversa il mare e ritorna a sud, sulle colline della costa calabra, fino a Reggio.

Passati nella seconda metà degli anni ’70 all’Agenzia del Demanio, alcuni dei forti (comunemente chiamati “Umbertini”), della sponda siciliana sono stati dati in concessione ad Associazioni di volontariato, Cooperative sociali ed Enti (come l’Azienda delle Foreste Demaniali) che, grazie ad un faticoso lavoro di recupero e valorizzazione, hanno fatto sì che essi tornassero ad essere luogo di appuntamento per molti cittadini, ignari fino a poco tempo addietro della loro esistenza, per riscoprirne la storia e recuperarne la memoria perduta appartenente ad una città devastata dal terremoto e desiderosa di riconquistare l’immagine dignitosa che le compete, per il suo passato e per la sua posizione climatica e geografica, nel Mediterraneo.

Cartina di localizzazione forti

ELENCO DELLE OPERE FORTIFICATE DELLO STRETTO

Costa Siciliana                            Costa calabrese
1. Monte Gallo (Cavalli)                 1. P. Pignatelli
2. Pietrazza                                       2. Matiniti Sup. (Siacci)
3. Ogliastri                                         3. Matiniti Inf.
4. S. Jachiddu                                    4. Telegrafo (Beleno)
5. Serra la Croce                              5. Catona
6. Puntal Ferraro                             6. Arghillà (Gullì)
7. Campone                                      7. Pentimele N. (Pellizzari)
8. Centri                                             8. Pentimele S.
9. Polveriera (Masotto)                 9. Sbarre
10. Giulitta (Schiaffino)
11. Antennamare
12. Mangialupi
13. Menaja (Crispi)
14. Spuria (Posto Semaforico)

Forte Puntal Ferraro

Tra le 23 fortezze dello Stretto, otto di quelle messinesi sono state restituite alla collettività:
Forte Cavalli sede di una base scout e del Museo Storico sulla Fortificazione Permanente dello Stretto di Messina
Forte S. Jachiddu sede del Laboratorio di Educazione all’Ambiente e di importanti progetti e corsi di formazione ambientale.
Forte Puntal Ferraro sede del Parco dei Daini gestito dall’Azienda delle Foreste Demaniali
Forte Campone importante crocevia naturalistico
Forte Serra La Croce centro di accoglienza giovanile e sede di mostre ed esposizioni
Forte dei Centri agriturismo
Forte Ogliastri, restaurato dal Comune con i fondi del Piano URBAN
Forte Pietrazza, gestito dal Consorzio Sol. E.

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