Il piroscafo Piemonte per oltre sei anni “comparsa” nello scenario visivo dello Stretto di Messina

di Attilio Borda Bossana

Del piroscafo Piemonte gli abitanti della città di Messina conservano un ricordo vivo, perché rimasto sotto i loro occhi per tanti anni. Fu infatti la nave che “risiedette” per il maggior periodo nel suo mare, essendo stata per oltre sei anni, semisommersa nella rada San Francesco, sui bassi fondali del litorale nord della città, e da molti confusa con il Principe di Piemonte. La nave della Canadian Pacific Line, costruita e varata con il nome Minnedosa, nel 1913, aveva una stazza di 13 mila tonnellate e navigò fino al 1931. Impostato nel cantiere Barclay, Curle & Co. di Glasgow, era stato destinato per la linea Amburgo-America ma allo scoppio della prima guerra mondiale ne fu definito l’allestimento come nave trasporto truppe. Entrò così in servizio il 5 dicembre 1918, con un viaggio da Liverpool a St. John, New Brunswick, avendo come passeggeri soldati canadesi che tornavano in patria. Terminato questo suo impiego, il Minnedosa fu immesso in servizio di linea, fino al 1922, per la Canadian Pacific da Liverpool al Canada e successivamente sulla rotta Anversa, Southampton sempre verso il nord America. Il Minnedosa fu sottoposto ad interventi di rinnovamento nel 1925, presso il cantiere Hawthorne, Leslie & Co. di Newcastle e rimesso in servizio da Anversa al Canada. Nel 1927 tornò poi al porto di Liverpool per il collegamento con gli scali canadesi e dopo aver compiuto 129 traversate, nel 1931, fu messa in disarmo per raggiungere Genova quattro anni dopo, per essere demolita. Ma non era ancora tempo per la sua fine, nel 1935, fu infatti acquisita dal Governo italiano, per essere trasformata in nave trasporto truppe e ribattezzata Piemonte. La campagna d’Etiopia richiese infatti un flusso navale gravoso per il trasporto a Massaua di 472.562 uomini e 122.842 a Mogadiscio; 16.496 veicoli e 1.241.224 tonnellate di materiali vari che determinò un totale di 1.200 viaggi/nave. Per fronteggiare tale impegno l’Italia ricorse quindi all’acquisto di navi sul mercato internazionale di nove transatlantici il Saarbrücken, e la gemella Coblenz, ribattezzate rispettivamente Toscana e Sicilia; Werra che prese il nome Calabria; Melita quello di Liguria; Risolute che si chiamò Lombardia; General Mitre, Sierra Ventana e Bahia Blanca, a cui furono poste i nomi di Sannio, Sardegna ed Umbria e la Minnedosa che divenne Piemonte. Questa nove vecchie navi, le cosiddette unità della classe Regioni, furono gestite dalla società Italia e successivamente nel 1936, dal Lloyd Triestino, ma mai impiegate per servizio passeggeri di linea, ritardando anche i programmi di rimodernamento della flotta mercantile italiana. Le navi passeggeri trasformate sommariamente per trasporto truppe, effettuarono 63 viaggi per l’Africa Orientale nel periodo febbraio-ottobre 1935 ed il Piemonte il 5 marzo e poi il 25 settembre 1935 partì da Messina, imbarcando prima effettivi e materiali della Divisione “Peloritana” e poi reparti del 3° Fanteria, destinati a rafforzare tempestivamente le difese delle due Colonie. Proprio il Piemonte, quasi alla vigilia dell’attacco all’Etiopia, fu protagonista di una missione di spionaggio col trasporto a Gedda di un quantitativo di armi, celate in casse con la scritta “ditta Ansaldo”, senza destinatario. Dopo uno scambio di comunicazioni fra il Ministero della Guerra, il Comando superiore in Africa Orientale, il SIM e la Legazione italiana a Gedda, il 22 settembre 1935, il piroscafo Piemonte, partiva segretamente da Napoli per Gedda. Imbarcava un drappello di militari in abiti civili, con passaporti di copertura in cui figuravano come dipendenti della Fiat e dell’Ansaldo. Un autocarro con rimorchio, e tutto il materiale che era stato richiesto dai sauditi come campione (un carro assalto veloce, un cannone, una mitragliatrice pesante e due leggere, una stazione radio) era stato mimetizzato in gigantesche casse. L’impegno militare della nave proseguì anche per le operazioni di occupazione dell’Albania, e il 4 marzo 1942 sfuggi ad un attacco che il sottomarino greco Proteus, a 27,2 miglia da Capo Dukato, fece al convoglio di cui faceva parte con il Galilea, Francesco Crispi, e Viminale scortato da incrociatore Turbine e dalle torpediniere Carlo Montanari e Antonio Mosto, nella navigazione tra Patrasso e Bari. Il Piemonte, alle ore 13 del 18 novembre 1942, fu invece leggermente danneggiato da un siluro lanciato dal sommergibile inglese Umbra HMS P 35, comandato dal Lt. Stephen Lynch Conway Maydon, che colpi la nave a 4 miglia da Capo Rasocolmo, durante il suo trasferimento per unirsi in convoglio al Sardegna, per il trasporto di truppe ed equipaggiamenti da Valona a Brindisi. L’equipaggio di 170 uomini fu salvato e la nave spiaggiata nella zona di Sparta, perché sommersa a poppa e successivamente trasferita per le avarie riportate, nel porto di Messina, ove però non sfuggi, trovandosi alla fonda con il Viminale, alle incursioni aeree che dal maggio del 1943 operarono i B17 e B24, e gli aerei inglesi Stirling, Halifax e Lancaster. Il Piemonte danneggiato, si salvò dall’affondamento perché dopo aver constato l’insufficienza delle pompe d’esaurimento dello scafo, il suo comandante, il capitano Mattioli di Recanati, dispose di arenarla nella rada S. Francesco da dove, fu recuperato solo nel 1949, e il 27 aprile dello stesso anno, trasferita alla Spezia per il disarmo.

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.