Il processo di distensione est-ovest passò da Messina il 7 ottobre 1959

di Attilio Borda Bossana

La Pobeda in banchina

Il 1959 fu l’anno della vittoriosa rivoluzione a Cuba; della fuga romanzesca tra le montagne dell’Himalaya del Dalai Lama esule in India e del premio Nobel assegnato al siciliano Salvatore Quasimodo. Ma fu anche un anno significativo per Messina che, inconsapevolmente per quel tempo, divenne un anello del processo di distensione negli anni più cupi della “guerra fredda “. Il 7 ottobre 1959, alle 7.45, entrò nel porto per ormeggiarsi alla banchina Colapesce, la motonave sovietica Pobeda, 9.700 tonnellate di stazza lorda.

La Pobeda

Costruita in Germania nel 1928 dai cantieri navali Schichau (Danzig) come Magdalena, fu ribattezzata Iberia, nel 1934; poi trasferita all’URSS nel 1946, come riparazione economica dopo la Seconda guerra mondiale e denominata Pobeda (Vittoria). Era la prima nave con inciso sul fumaiolo la falce e martello in campo rosso, che toccava uno scalo italiano ed anche dell’Europa occidentale, dopo la rivoluzione del 1917.

Il quotidiano L’Ora

La nave con a bordo 480 “turisti “Russi, compiva la prima “gita collettiva “, come fu etichettata a Messina dal comandante della nave, Pis Menny. Il direttore della crociera, Ding Gurin e l’addetto commerciale dell’Ambasciata sovietica in Italia, Giorgio Egorot, specificarono che l’iniziativa era destinata a scienziati, pittori, scultori, medici, operai, tecnici, e rappresentanti delle fattorie collettive. Una crociera organizzata per i lavoratori sovietici distintisi nelle varie attività lavorative, provenienti da Mosca, Leningrado, dalle zone della Siberia, caucasi, circassi, mongoli e da altri paesi dell’Asia centrale delle allora Repubbliche Sovietiche Socialiste. Era il primo tentativo caldeggiato dal Praesidium del Comitato centrale, sulla base dell’indirizzo di politica estera sovietica emerso nel decennio Chruscioviano, per l’apertura verso l’estero.

Lo sbarco dal Pobeda a Messina

Il concetto di “distensione “maturò nel dizionario diplomatico di quel tempo dopo la ripresa dallo shock del secondo conflitto mondiale e con le aperture che seguirono alla morte di Stalin. Razrjadka, distensione, fu la parola usata dai sovietici come sinonimo dell’operazione con cui si toglie la carica di un ordigno esplosivo. E fu la prima indicazione in politica estera che il Governo di Mosca attivò proprio dopo un discorso del 25 aprile 1953 del presidente americano Eisenhower attraverso un editoriale di risposta pubblicato sulla Pravda e sull’Izvestja. Seguì il decreto del 28 maggio 1955 con l’apertura dell’Urss verso il mondo esterno e la visita del premier sovietico Nikita Sergeevič Chruščëv negli Stati Uniti e l’incontro il 4 settembre 1959 a Washington.

La Latvia nel 1962

Fu il periodo, forse breve, del passaggio dal non riconoscimento alla “coesistenza competitiva” e il confronto si spostò su un piano più progettuale politico-economico e socio-culturale. E‘ questo fu certamente l’input del viaggio di quel transatlantico che giunse a Messina, condiviso da altre navi passeggeri con il simbolo sovietico, arrivate negli anni successivi nel porto peloritano: la Latvia nel 1962 e 1964; la Nadeshda Krupskaja (1966); la Baltika (1971); la Shota Rustaveli (1974); la Belorussiya e la Mikhail Kalinin (1975), l’Ivan Franco, la Kareliya e la Taras Schevchenko (1977); la Leonid Sebinonv (1978); la Mikhail Lermontov (1979); l’Azerbaydzahn (1980); la Dimitry Shostakovich (1981); la Lev Tolstoj (1982); e l’Estonia, la Mickhail Suslov, Kazakhistan e l’Odessa nel 1984.

Il libro di Camilleri

Proprio quest’ultima nave fu l’ispiratrice del dipinto “Nel porto di Messina”, che nel 1993, Piero Guccione realizzò inserendola nel paesaggio della Madonnina, con il simbolo della falce e martello posto sul fumaiolo della nave. Quello stesso quadro fu poi scelto per la copertina di un libro di Andrea Camilleri che raccontò l’esperienza parlamentare di Leonardo Sciascia, tra il 15 dicembre 1979 e il 31 gennaio 1983.

L’Odessa nel 1984

Gli approdi di navi sovietiche proseguirono fino al 1990 con la Gruziya (1985) e Fedor Dostoevskiy.Molte di quelle navi tornarono in anni successivi sotto bandiera Ucraina e altre approdarono a Messina con le nuove insegne della marineria russa e imbarcando i passeggeri dei mutati flussi turistici dall’est primi viaggi nel Mediterraneo, di cui la Pobeda fu antesignana, furono anche emulati dalla DDR, la Germania dell’est che dal 1976 avviò le sue crociere per lavoratori, sotto gli occhi ispettivi della Stasi. La prima nave che fu utilizzata la Vòlkerfreudshaft -Amicizia tra i popoli-, il 12 aprile 1977 fece tappa a Messina, dopo l’avvenuta sua trasformazione; era, infatti, l’ex rompighiaccio Stockolm, che nel 1956 aveva speronato il Doria.

Il Pin del Lunik 2

I quotidiani del tempo La Gazzetta del Sud e L’Ora dedicarono ampio spazio all’attracco della Pobeda e all’escursione a Taormina con i tredici pullman organizzati dall’agenzia Lisciotto, a quei primi turisti russi che scambiarono sul molo d’imbarco, gadget sovietici del tempo, come il pin del Lunik 2, la sonda spaziale sovietica lanciata il 12 settembre 1959, e caduta sulla Luna dopo trentasei ore. Dalla nave in partenza furono intonate canzoni della tradizione russa e un accattivante “arrivederci Roma”. La Pobeda fu certo simbolo e interprete di eventi legati a quegli anni difficili; e non mancarono i rapporti di Fbi e Cia sulle sue crociere in Mediterraneo; uno del 1968, reso pubblico solo da poco, fa cenno a un memorandum di Ivanovich Nosenko, agente americano, nome in codice Sammy, con episodi di controllo su interpreti dell’Intourist, l’organizzazione sovietica di viaggi, proprio durante la crociera della Pobeda in Italia. Prima dello smantellamento nel 1977 a Gadani Beach in Pakistan, la Pobeda, nel 1962 assolse anche il compito di essere impiegata nel ritiro delle truppe russe di stanza a Cuba; un altro segmento di storia dei rapporti Est Ovest.

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