Il Reliquiario della Madonna delle Lacrime a Messina

di Rachele Gerace

“Messina, benedetta dalle lacrime della Madonna, riscopre il legame forte con Siracusa”. Le parole pronunciate da mons. Accolla giovedì scorso, in occasione dell’arrivo del reliquiario delle Lacrime – per la prima volta in città – sottolineano un’unione suggellata non solo dal culto mariano che accomuna le due città, ma anche dalla “doppia cittadinanza” del presule, sacerdote per oltre quarant’anni della chiesa siracusana e, oggi, pastore di quella messinese. Si tratta di una felice coincidenza che la venuta a Messina del reliquiario della Madonna delle Lacrime si sia realizzata alla presenza del presule siracusano, sebbene fosse stata programmata un paio di mesi prima della nomina episcopale.

I religiosi delle comunità dei frati minori e della parrocchia Madonna delle lacrime di Bordonaro, insieme a una folla di fedeli fra i quali molti disabili accompagnati, hanno accolto nel santuario di Pompei l’urna dorata, scortata da una delegazione del santuario siracusano guidato da don Andrea Zappulla. Qui, dopo un breve momento di preghiera, l’intera comunità si è recata in processione nella vicina chiesa di Lourdes per partecipare alla celebrazione presieduta da mons. Accolla.
“Dietro un evento prodigioso, si celano spesso forme di esaltazione” – ha detto – sottolineando la prudenza della Chiesa di fronte alle numerose manifestazioni di devozione, come quelle legate al miracolo della lacrimazione della Madonna a Siracusa che, se non motivate da una fede profonda, rischiano di trasformarsi in un “commercio del sacro”.

“Il linguaggio simbolico delle lacrime richiama la fatica e il sacrificio dell’uomo semplice, vera motivazione del cammino di un popolo”. Così l’arcivescovo ha spiegato la straordinarietà di un evento collocato nel contesto storico-sociale del dopoguerra, in cui la maggior parte delle famiglie viveva una povertà dilagante. E oggi, dopo sessantaquattro anni, qual è il senso di un avvenimento che continua ad attrarre milioni di fedeli? “Le povertà del nostro tempo – ha proseguito – sono legate non solo alle guerre, ma anche al senso di smarrimento, ai conflitti interiori e alle insoddisfazioni, determinati da quelle forme di secolarismo che hanno allontanato l’uomo dall’amore di Dio. Le lacrime di Maria sono acqua che rende feconda l’esperienza unica di fraternità, contaminando tutti con il linguaggio gratuito dell’amore”. Un insegnamento che le persone con disabilità quotidianamente ci offrono: “I sorrisi e i loro sguardi sono la più bella icona della grazia di Dio, poiché regalano speranza a chi è disabile nell’anima”.

Al termine della celebrazione, la comunità si è radunata nello spazio antistante la grotta di Lourdes per ricevere la benedizione finale del presule, che ha chiesto a Maria il miracolo della conversione per superare quei conflitti che tormentano la vita di molti. Il reliquario delle Lacrime, che ieri è stato visitato da alcune scolaresche della città, resterà esposto nel santuario messinese fino a questa sera. Il prodigio di Siracusa, uno dei pochissimi eventi documentati, è legato alla lacrimazione di un quadretto di gesso raffigurante il cuore immacolato di Maria, posto come capezzale nella casa di una giovane coppia di sposi. Il fenomeno, durato dal 29 agosto al primo settembre del 1953, venne sottoposto a un’indagine scientifica che ne riconobbe la prodigiosità dell’evento. Le lacrime furono raccolte in un prezioso reliquiario dorato, collocato nel santuario siracusano consacrato da Giovanni Paolo II nel 1994, che reca ai quattro angoli le statuine di S. Lucia, S. Marziano, primo vescovo della città e i santi apostoli Pietro e Paolo.

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