Il sistema geografico-morfologico dei Peloritani

Peloritani e mare

di Sergio Soraci

Il sistema geografico-morfologico dei Peloritani è unito indissolubilmente alla “teoria Monti peloritanistorico-naturale” della porzione territoriale della Sicilia che, estendendosi nella cuspide nord-orientale dell’isola, ha come riferimento l’area dello stretto di Messina.

Dalla presenza di popolazioni pre-elleniche e dai primi insediamenti fenici e calcidesi, si riscontra un’unità storico-geografica che è rintracciabile sino ad oggi in un territorio che si estende da Messina verso sud, lungo la costa jonica, e verso ovest seguendo la costa tirrenica. Questa sorta di triangolo ha al suo interno una costola montuosa che ricopre gran parte del territorio preso in esame: la catena dei Peloritani.

Continuazione ideale dell’appennino, i Peloritani hanno caratteristiche peculiari che li rendono paesaggisticamente affascinanti ed unici. Non distante dal mare, questa catena montuosa è un susseguirsi di “Pizzi” che si allineano da nord-est verso sud-ovest e dalla cui cresta spartiacque si dipartono e si sviluppano le “fiumare” che si riversano sulle due coste, apportandovi materiale alluvionale che alimenta le fasce rivierasche.

I confini dei Peloritani sono distinguibili per caratteristiche morfologiche ed idrologiche che rendono quest’area omogenea territorialmente; le linee ed i punti del triangolo peloritano sono capo Peloro a nord, la fiumara di Novara – Mazzarà ad ovest ed il fiume Alcantara a sud.

Peloritani serntiero BadiaI centri collinari dei due versanti attualmente attraversano una crisi socio-economico-demografica apparentemente irreversibile.

Fra gli anni sessanta e settanta del secolo precedente il fenomeno migratorio, con l’annessa crisi agricola e l’abbandono del territorio, ha messo in ginocchio i comuni dei Peloritani; parte della popolazione si recò all’estero, al centro-nord o si riversò nei centri costieri facendo sì che nella porzione collinare rimanesse un residuo numero di abitanti.

Oggi questi centri si ravvivano solamente nel periodo estivo con il ritorno vacanziero degli emigranti e spesso sono ridotti ad essere centri dormitorio a causa del pendolarismo in uscita verso la costa.

Peloritani Pizzo Russa.I Peloritani, come altre realtà isolane, rischiano di perdere la loro centralità ed identità territoriale a causa delle trasformazioni socio-culturali in atto. Il mercato del lavoro globale non permette più ai piccoli centri di reggere il ritmo degli accelerati cambiamenti epocali che costringono la popolazione ad una maggiore mobilità e flessibilità; le tradizionali attività primarie (agricoltura, pastorizia e pesca), che hanno contraddistinto da sempre l’economia del luogo, non sono più redditizie; l’economia dei servizi non è più sufficiente ed ormai anch’essa è in piena trasformazione; i centri decisionali e di direzione socio-economica sono sempre più distanti dei piccoli agglomerati dei Peloritani.

A questo si aggiunge uno scellerato uso del territorio che, soprattutto dagli anni ’70 ai primi del 2000, non ha tenuto conto né delle “stratificazioni” storico-architettoniche, né delle peculiarità geo-morfologiche. Questa miopia gestionale ha aumentato il degrado territoriale ed incentivato le situazioni di rischio idrogeologico insito nella natura montuosa e valliva dell’intere catena.

In alcuni casi si è stravolto l’impianto architettonico e paesaggistico con interventi di cementificazione eccessiva, non pianificata ed evidentemente non in linea con l’aspetto storico-rurale dei piccoli centri dei Peloritani.

Peloritani neveUna maggiore sensibilità espressa negli ultimi anni e l’istituzione di aree sottoposte a vincoli, hanno tamponato in parte il processo di degrado ed hanno posto in luce le potenzialità territoriali dei Peloritani; questo deve condurre ad una attenta analisi ed una rivisitazione dell’esistente sotto nuovi profili, per un’ipotesi di una diversa gestione del territorio.

Un’amministrazione oculata non può prescindere, ormai, dall’evidenziare e preservare luoghi che ancora mantengono insidi fascino e caratteristiche di unicità paesaggistiche, naturalistiche ed architettoniche, che attendono, da fin troppo tempo, di essere valorizzate.

La città metropolitana può divenire un nuovo ed irripetibile strumento amministrativo per cambiare e mettere in risalto ciò che il territorio offre, unendo capacità gestionali ad esperienze già collaudate in ambito europeo. Vi sono esempi di“green economy” in Italia ed Europa, che dettano una gestione attenta ad esaltare le peculiarità che i territori esprimono, sia ai fini della conservazione ambientale sia ai fini della creazione di nuova occupazione.

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