Il villaggio Le Rocce di Mazzarò, nascita e rinascita

ingresso Le Rocce

di Giusi Mangione

C’era una volta, a Mazzarò, il villaggio Le Rocce.

Era il 1954, la guerra cominciava ad essere un ricordo e nuove energie animavano le persone. Parole come ricostruzione, rinascita, benessere si traducevano in opere concrete, anche se il divario tra nord e sud continuava ad aumentare.

Il cinegiornale “settimana Incom”, che precedeva la proiezione dei film, annunciava con toni altisonanti l’inaugurazione del villaggio turistico che avrebbe portato il “turista medio nel soggiorno privilegiato di Taormina”.

Creato nel “versante più dolce di Taormina”, i migliori auspici lo proponevano come “esempio per il turismo internazionale”,

L’enfasi del cronista registrava, però, un dato vero: “il passaggio”, aperto dal Ministro Giovanni Ponti e dall’Assessore regionale Giuseppe D’Angelo, dava il via ad una rivoluzione che, almeno nelle intenzioni, doveva portare il ceto medio a godere del benessere che l’imminente “miracolo” economico prometteva.

Ma come si era arrivati a quel risultato? Con una ricetta antica e sempre valida: volontà politica ed operosità amministrativa.

I passaggi tecnici, quali gli espropri del terreno e dei fabbricati appartenenti alla famiglia Bellenberger furono alquanto veloci e perfetta la sintonia tra la committenza: l’assessorato per il Turismo e lo Spettacolo della Regione Siciliana, il progettista, il direttore dei lavori per la costruzione del villaggio e persino il redattore ed il direttore dei lavori delle opere di ammobiliamento.

Un risultato eccellente con l’ausilio di un uomo solo, l’architetto Giuseppe Spatrisano (1899-1985), che il 15 gennaio 1953 firmò tutti i disciplinari d’incarico. Spatrisano, palermitano di nascita, divise la sua formazione culturale tra le Università di Palermo e di Roma. Seguace inizialmente dei dettami art nouveau della scuola di Ernesto Basile, successivamente li accordò con i canoni della scuola romana facente capo all’ingegnere “umanista” Gustavo Giovannoni.

Alcune soluzioni costruttive adottate nel progetto del villaggio turistico di Mazzarò vennero anticipate da diverse creazioni dell’architetto palermitano: il borgo rurale Madonna del Rosario presso Camporeale (1939) e un secondo nei pressi di Corleone (1940), progetti rimasti però sulla carta.

Del 1951 sono le case a “schiera” a Petralia Sottana e tra il 1950 e il 1954 i villaggi turistici ad Aspra(Palermo), a Mazzarò (Le rocce) e a Erice (La Pineta). Seguiranno i progetti a Pergusa (1960), a Trabia e a San Leone (Agrigento). Sobrietà, armonia tra costruito e vegetazione, topografia inalterata e mantenimento dei dislivelli del promontorio, sono i caratteri distintivi dell’opera.

Ma ancora di più, le parole dell’architetto Spatrisano sono la testimonianza più chiara su cosa si stesse facendo e perché.
“Obiettivo principale – diceva Spatrisano – fu quello di offrire al turista un soggiorno in un ambiente naturale e dal tipico aspetto del terreno e della vegetazione. In questo ambiente le camere, isolate o in gruppo, vennero ad assumere funzione di un albergo decentrato in cui le camere, le costruzioni per i servizi sembrassero germinate dallo stesso terreno come grossi cespugli, gli alberi antichi e le monumentali agave. In particolare si tenne conto dell’opportunità di disporre i terrazzini verso le più ampie vedute del mare e di evitare nel contempo, le vedute introspettive. Nei villaggi di Taormina e di Erice, il colloquio tra il paesaggio naturale e il contenuto espressivo delle forme costruite può avere spesso un accordo armonioso nel quale risuonano talvolta quegli accenti poetici che si riscontrano nelle più genuine architetture spontanee”.

Architettura, poesia e, oggi possiamo anche aggiungere, rispetto dell’ambiente.

Ciò che lascia senza parole è il prosieguo di questa storia, sin qui splendida. Si innesca un discesa inarrestabile verso la distruzione di ciò che era stato costruito, concettualmente e concretamente.

Prima la progressiva dismissione della funzione di villaggio turistico, poi il vandalismo e la distruzione dei manufatti e, al fondo del precipizio, la natura che si espande incontrollata e ingloba, quasi protettiva, i resti del villaggio . Nel frattempo, per anni continua la battaglia “amministrativa”: il passaggio di competenza dalla Regione alla Provincia, i tentativi di dare una svolta. Finalmente, negli ultimi anni, si spezza l’incantesimo, tornano in contatto la volontà e la capacità amministrativa di fare accadere le cose. Così oggi si comincia a raccontare una storia nuova.

Ad Antonio Presti e alla Fondazione Fiumara d’Arte è dato il compito e l’onore di ricondurre questo luogo verso la gente, dando a ciascuno la possibilità di godere della bellezza irresistibile e rigenerante di questi luoghi.
C’era una volta il villaggio Le rocce e, da adesso, ci sarà.

 

Fonti:

  • C. Alemagna, Legami inscindibili. Architettura, natura, paesaggio. Il villaggio turistico “Le Rocce” di G. Spatrisano, Taormina 1954-59. Progetto di restauro, Università degli studi di Palermo, Palermo, 2007. Contenuto anche nel volume “Il restauro del moderno in Italia ed in Europa” a cura di E.Palazzotto,2011
  • Latteo Roberta, Espressioni del ruralismo nell’architettura italiana del Secondo Dopoguerra. Giuseppe Spatrisano e il villaggio turistico “Le Rocce” di Taormina (1954-1959). [Laurea magistrale], Università di Bologna, Corso di Studio in Architettura [LM-DM270] – Cesena

Link Cinegiornale Incom del 29/5/1954

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