Incrociatore Aurora, restaurata l’unità russa protagonista dei soccorsi del 1908

La nave russa Aurora

di Giuseppe Spanò

Incrociatore Aurora 1910-1911La leggenda dell’incrociatore Aurora si sviluppa attorno agli eventi più tragici del Novecento.
Fu da questa unità che partì il primo colpo contro il Palazzo d’Inverno di San Pietroburgo che diede il inizio alla rivoluzione russa, ma in Italia la sua notorietà è legata alle vicende del terremoto di Messina dove svolse parte attiva nei soccorsi successivi al tremendo sisma del 1908.

Da alcuni giorni l’Aurora è tornata alla ribalta perchè, dopo il restauro durato circa due anni, sarà di nuovo visitabile come museo presso il lungofiume Petrogradskaja di San Pietroburgo, pronta ad ospitare oltre un milione di turisti all’anno.
La nave, progettata dall’ingegnere Ratnik, direttore dei cantieri navali di San Pietroburgo, era stata varata l’11 maggio 1900 ma era entrata in servizio soltanto nel 1903.
Lunga 126,69 metri e larga 17, con una velocità massima di circa 20 nodi, poteva imbarcare 550 marinai e 20 ufficiali ed aveva un dislocamento di 5.260 tonnellate ed a pieno carico di 6.833 tonnellate.
Il nome era stato assegnato in onore dell’omonima fregata che, nel corso della la guerra di Crimea (1853–1856), aveva difeso valorosamente la città di Petropavlov.

Partecipò al conflitto russo-giapponese (1904-1905) nel corso del quale fu colpita da una corazzata nemica e riuscì, tra enormi difficoltà, a raggiungere il porto filippino di Manila.

La nave russa AuroraDopo la riparazione, a partire dal 1907, fu adibita a nave scuola per i cadetti e con tale ruolo si trovava nelle acque dello Stretto quando su Messina si abbattè il tremendo sisma del 28 dicembre 1908.
Fu tra le primissime unità navali a soccorrere le popolazioni terremotate.
La nave della flotta militare russa, la mattina del 29 dicembre, era appena giunta nel porto di Augusta dove avrebbe dovuto incrociare la squadra navale, impegnata in un’esercitazione nel Mediterraneo.
Ad attenderlo, però, c’era soltanto l’incrociatore Bogatyr, mentre la corazzata Slava si apprestava a partire in direzione di Messina.
La sera precedente, ricevuto un cablogramma di richiesta di aiuti immediati, l’ammiraglio Livtinov aveva disposto che la corazzata Cesarevic e l’incrociatore Makarov si recassero nello Stretto.
Le due navi, precedute dalle cannoniere Gilijak e Koreek, anch’esse della flotta russa, provenienti dal porto di Palermo, erano giunte a Messina ed avevano iniziato gli interventi di sbarco di uomini e mezzi.
Il giorno successivo furono affiancate dalla corazzata Slava e, due giorni dopo, dal Bogatyr mentre l’Aurora era stata destinata a Reggio Calabria.
La Cesarevic e il Makarov rimasero nel porto messinese, la Slava, il Bogatyr e l’Aurora iniziarono a far la spola tra Reggio, Messina e Napoli; la città partenopea era, infatti, la retrovia degli interventi di soccorso e centro di raccolta dei feriti recuperati dai marinai russi nelle due città dello Stretto.

Museo AuroraNella prima guerra mondiale l’Aurora fu utilizzata sul Mar Baltico a difesa della città di Riga, il 25 ottobre del 1917 sparò il primo colpo di cannone che diede inizio alla Rivoluzione d’Ottobre.
Nella seconda guerra mondiale fu impiegata nella difesa di Leningrado e,  il 30 settembre 1944, venne seriamente danneggiata dall’artiglieria tedesca.
A conclusione del conflitto mondiale fu restaurata ed adibita a nave scuola; nel 1956 fu trasformata in museo galleggiante e collocata sul fiume Neva, nel punto esatto da cui sparò il colpo di cannone. Decorata con l’Ordine della Rivoluzione d’Ottobre nel 1968, fece sventolare la bandiera rossa fino al luglio 1992.
Da allora a segnare l’incrociatore Aurora è il vessillo navale di Sant’Andrea, lo stesso che nel 1908 si issava sull’unità di soccorso.

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