Iniziano le trasmissioni radiofoniche con in porto a Messina l’Elettra“Candida nave che navighi nel miracolo e animi i silenzi”

di Attilio Borda Bossana

Guglielmo Marconi a bordo dell’Elettra

Per legare il nome di Guglielmo Marconi alla città di Messina, l’immaginario collettivo, corre inequivocabilmente al 1934, quando il 12 agosto di quell’anno, con un sistema ad onde radio ultracorte, ideato dallo scienziato bolognese, Papa Pio XI, poté attivare l’illuminazione della stele della Madonna del porto direttamente da Castelgandolfo. Era stato l’arcivescovo mons. Angelo Paino in un messaggio del 31 luglio 1934 ad annunciare che durante le «grandiose feste di mezzagosto» sarebbe stata inaugurata. Fu un avvenimento, di eccezionale portata per Messina e per il mondo, se si pensa che nel 1934 la radiotecnica era ancora ai suoi albori. Marconi per quell’evento era a Roma alle spalle del Pontefice, e non a Messina, che lo aveva visto in due momenti precedenti a bordo dell’Elettra ancorata in porto, il 6 ottobre 1924 e otto anni più tardi, il 14 agosto 1932.
Quel giorno del 1924 nasceva in Italia la prima trasmissione radiofonica con un concerto di musica classica della durata di un’ora e mezza, cui seguì un bollettino meteorologico e notizie di borsa. La trasmissione il padre della telegrafia senza fili, da cui poi si svilupparono la radio, la televisione e ogni altro sistema di comunicazione, la udì da Messina, a bordo dell’Elettra ancorata nel porto, e poi ripartita per Napoli, ove dal 22 ottobre lo yacht sostò in temporaneo disarmo.

Foto ricordo con Marconi a bordo dell’Elettra

Il secondo appuntamento dell’Elettra con lo scalo peloritano, è successivo all’11 agosto del 1932, quando la nave laboratorio navigava verso Golfo Aranci e lo scienziato, già insignito del Premio Nobel nel 1909, diresse l’esperimento di trasmissione radio ad onde ultracorte, le cosiddette microonde, nella frequenza dei 500 megahertz, riuscendo a collegarsi con l’analogo impianto installato sull’altra sponda del Tirreno. Completato quel positivo esperimento l’Elettra fece rotta per la Sicilia con prove di propagazione lungo le 330 miglia marine che separano il Golfo degli Aranci dallo Stretto, raggiungendo il porto di Messina il 14 agosto.
Marconi prediligeva la vita sul mare e si dichiarava entusiasta dello stare a bordo “più igienico -diceva – il mare non da polvere,” e si meravigliava come fosse poco diffusa la vita a bordo di un panfilo, tra coloro che se lo potevano permettere. Il lavoro sull’Elettra non variava molto alternando l’ancoraggio in porto, alle crociere per lo studio della portata e degli angoli di ricezione delle microonde, funzionando la nave da stazione ricevente mobile, mentre la stazione fissa era quella dell’albergo Miramare a Santa Margherita ligure. “Anche gli orari – ricordava Umberto Marconi, suo segretario dal 1930 che dovette modificare l’omonimo cognome col nomignolo Di Marco – erano sempre rispettati e davano tranquillità a bordo”. L’Elettra, lungo 67,40 metri, 232,18 tonnellate di stazza netta, era stata costruita in Inghilterra su progetto degli ingegneri londinesi Cox e King. e varata il 27 marzo del 1904, presso i cantieri Ramage and Fergurson Ldt, a Leith presso Edimburgo. A commissionare lo yacht era stato Carlo Stefano d’Austria, che lo aveva denominato Rovenska, a ricordo della

Lo Yacht ROWENSKA con bandiera del Regno Unito

località sull’isola di Lussino dove l’arciduca aveva una villa in cui amava soggiornare. La nave issò la bandiera dell’Imperial Regia marina austro-ungarica fino al 1909; nel 1910 fu venduta a Sir Maxim Waechter mantenendo lo stesso nome, ma battendo bandiera del Regno Unito e nel 1914 venne rivenduta all’industriale Gustav H.F. Pratt. Con lo scoppio del primo conflitto mondiale la nave, requisita dal governo britannico, fu impiegata come unità di pattugliamento e di scorta della Royal Navy nella Manica, tra l’Inghilterra ed i porti francesi di Brest e Saint Malò. Lo yacht nel 1919 fu infine acquistato per circa 21.000 sterline, da Guglielmo Marconi, quale “laboratorio galleggiante”. La nave, salpata da Londra, giunse a Napoli nell’agosto 1919 e quindi portata alla Spezia per i lavori di trasformazione; ribattezzata Elettra venne iscritta nel Registro Navale Italiano, il 27 ottobre 1921, con passaggio definitivo sotto la bandiera italiana il 21 dicembre successivo. Negli anni venti e trenta l’Elettra solcò le acque di tutti i mari del mondo fino a che, poco prima di morire, nel 1937, Marconi, forse temendo per la conservazione della sua nave-laboratorio, la vendette al Ministero delle Poste e Telecomunicazioni per 820 mila lire. Allo scoppio della seconda guerra mondiale la nave venne trasferita nel porto di Trieste, e dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 venne requisita dai tedeschi ed armata con cinque mitragliere. Nella Kriegsmarine venne immessa in servizio prima con la sigla G 107, poi NA-6 ed impiegata in compiti di pattugliamento; per una missione lungo le coste della Dalmazia il 28 dicembre 1943 partì da Trieste ed il 21 gennaio 1944 giunse nelle acque di Diklo, vicino a Zara, dove la mattina successiva venne individuata da alcuni cacciabombardieri alleati che la colpirono. Il comandante, prima che la nave affondasse, scelse di arenarla. A conclusione del conflitto il relitto della nave divenne proprietà della ex Iugoslavia, e solo nel 1959 restituita all’Italia; nel 1962 venne riportata a galla e rimorchiata nel Cantiere S. Rocco di Muggia, a Trieste. Uno studio per la sua ricostruzione prevedeva ingenti spese che imposero il rinvio dei lavori, per i quali dieci anni dopo, nel 1972, vennero stanziati 2 miliardi e 400 milioni di lire. La nave fu rimorchiata nel cantiere navale San Marco di Trieste per un nuovo progetto di ricostruzione, ma la previsione di circa 7 miliardi di lire di lavori determinò la decisione di demolire la nave. Il 18 aprile 1977 lo scafo fu tagliato in bacino e le varie parti assegnate a musei: a Trieste la prua all’Area Science Park a Padriciano e altri resti al Civico Museo del Mare e al Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa; la poppa della nave è all’entrata del Centro di telecomunicazioni di Telespazio, nel Fucino.
Questa la fine dell’Elettra, yacht che d’Annunzio definì: “Candida nave che navighi nel miracolo e animi i silenzi”. Di Guglielmo Marconi nel porto rimane la denominazione di una banchina, tra il molo Primo settembre e Peloro, mentre la Marina Militare ha battezzato col nome Elettra, la nave polivalente entrata in servizio il 2 aprile 2003, quale supporto elettronico di Comandi Complessi e Multiforze con informazioni di carattere strategico-operativo.

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