Jeanne Villepreux a Messina, la scienziata francese che rivoluzionò i metodi di ricerca nel campo della biologia marina

di Giuseppe Spanò

jeanne-villepreux-particolareNella sua lunga presenza a Messina, Jeanne Villepreux fu promotrice di una rivoluzione scientifica che la rese famosa in tutta Europa.
Nata il 25 settembre 1794 a Juillac, piccola città francese capoluogo di cantone nel Dipartimento della Corrèze nel Limousin, nel 1805 rimase orfana di madre all’età di 11 anni e le seconde nozze del padre indussero Jeannette ad andare via.
Nel 1812, compiuti 18 anni, si trasferì a Parigi ove giunse dopo un complicato viaggio.
La ricerca di un lavoro la portò in una sartoria di un quartiere elegante della capitale dove iniziò a produrre merletti per abiti da sposa.
Fu in questo periodo che Jeanne conobbe James Power, commerciante inglese con molteplici attività nella città dello Stretto nel settore mercantile, degli investimenti finanziari nelle compagnie di assicurazioni e delle attività imprenditoriali che sposò a Messina il 4 marzo 1818.
Ebbe così inizio la lunga permanenza in Sicilia di oltre 25 anni che la vedrà impegnata nelle ricerche nel campo della biologia marina.
Naturalista autodidatta, la scienziata francese cominciò ad ispezionare le coste e le zone impervie della Sicilia, arricchendo sempre più la collezione di storia naturale e avviando studi sulla fauna marina, con particolare attenzione a quella presente nello Stretto attraverso l’utilizzo di gabbie particolari, le “gabbioline Power” o “cages à la Power”, primo esempio di acquario, realizzate da artigiani in legno immarcescibile oppure in vetro, per poter osservare gli esemplari immessi.
Grazie anche al fatto che la sua abitazione era nei pressi del porto di Messina, Jeannette ai salotti della borghesia preferiva la frequentazione dei pescatori del posto, con i quali trascorreva gran parte della sua giornata, che le procuravano vari esemplari quali la stella marina, la piovra, la bulla lignaria e la pinna nobilis che furono oggetto di importanti studi.
La scoperta più importante arrivò dall’analisi dell’Argonauta argo, un mollusco cefalopode anticamente conosciuto come Nautilus, sul quale si erano concentrate alcune confuse teorie circa la natura della conchiglia di cui era dotato; Jeannette Villepreux, dopo uno studio decennale, riuscì a dimostrare che era il polpo stesso a produrre la conchiglia e non frutto di sottrazione ad altre creature marine.
guida-per-la-sicilia-2La casa della signora Power, grazie ai tanti contatti con studiosi italiani e stranieri come Anastasio Cocco ed il collezionista Luigi Benoit, era divenuta punto d’incontro e luogo in cui era ospitata una vasta collezione scientifica che, raccolta in “16 casse contenenti libri, telerie per tavola, roba d’uso, conchiglie fossili, tre pezzi di marmo, un monetario e una colonna antica di agata” per essere spedita in Inghilterra, andò quasi del tutto perduta a causa del naufragio che colpì, lungo le coste della Bretagna, il brigantino Bramley.
La decisione di andar via da Messina maturò nel 1837 a seguito dello scioglimento della società “Power & Unett” ma nel 1838 i Power tornarono in Sicilia per trascorrere un periodo di convalescenza dopo la malattia del marito.
Jeannette ne approfittò per riprendere le ricerche e negli anni 1839 e 1842 pubblicò due opere.
La prima fu intitolata “Itinerario della Sicilia” mentre tre anni dopo veniva pubblicata “Guida per la Sicilia”, una rubrica di storia naturale arricchita da cataloghi di conchiologia, tetologia, ornitologia e botanica, ricca di informazioni derivate dalle ricerche effettuate dall’autrice, e corredata da una carta della Sicilia in scala 1:1.000.000 della quale esiste un’unica copia conservata a Messina.
I coniugi Power alternarono la loro permanenza a Messina con alcuni periodi di soggiorno a
Napoli e a Londra fino al loro definitivo trasferimento a Parigi avvenuto nel 1843. Jeannette morì a Juillac il 25 gennaio 1871, luogo in cui si era rifugiata a causa della situazione difficile venutasi a creare nella capitale francese in concomitanza con la guerra franco prussiana.
Oggi la figura della studiosa francese, per lungo tempo abbandonata nel più profondo oblio, appare nella sua vera grandezza e finalmente si afferma il valore scientifico innovativo della sua indagine sulla fauna marina basata sull’osservazione diretta dei comportamenti e delle abitudini delle specie e sulla sperimentazione per la verifica dei risultati ottenuti.

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