La Castel di Lucio Society: una storia di emigrazione dal messinese

castel di lucio

di Antonio Matasso

processioneUna delle peculiarità dell’emigrazione siciliana verso le Americhe è stata l’esportazione del modello associativo delle società di mutuo soccorso, già sperimentato con efficacia nell’isola, che nelle comunità della diaspora sicula nel Nuovo Mondo si dotava di vincoli ulteriori rispetto a quello meramente solidaristico.

Tali esperienze sorgevano sì da uno spontaneo bisogno di socialità e di aggregazione, ma oltre ad assicurare forme elementari di mutua assistenza, oltreoceano esse contribuivano soprattutto a cementare l’identità dei diversi gruppi riversatisi sul suolo americano dalle varie parti della Sicilia. L’attività di siffatti sodalizi non solo determinava il rafforzamento del senso di appartenenza e dei legami tra i soci, ma assicurava la perpetuazione delle usanze e tradizioni avite.

Tra queste realtà, merita di essere citata la Castel di Lucio Society,Castel-di-Lucio in quanto rappresenta una delle più antiche organizzazioni siciliane nell’area metropolitana della valle del fiume Lehigh, a cavallo tra la Pennsylvania ed il New Jersey. La cittadina di Easton, nello stato americano che deve il suo nome all’esploratore quacchero inglese William Penn, ha accolto a partire dal primo decennio del Novecento una possente ondata migratoria castulleccese, da cui sono scaturite la Castel di Lucio Society ed altre leghe di migranti, intitolate ora al paese natio, ora al protettore San Placido, condiviso dal centro nebroideo con la città di Messina.

Castel di Lucio partenza emegrantiLa società di mutuo soccorso dei castelluccesi di Pennsylvania fu costituita il 15 ottobre del 1916, dai soci fondatori Carmelo Di Francesca, Alfonso Iudicello e Domenico Mammana. A loro si aggiunsero anche altri oriundi italiani, in qualche caso non castelluccesi, ma in possesso della cittadinanza statunitense, requisito richiesto per la sottoscrizione dello statuto, che fu registrato il 18 giugno 1917, a nome della “Società di Mutuo Soccorso San Placido Castel di Lucio, Easton, PA”. Primo presidente del sodalizio fu il già citato Alfonso Iudicello.

Fin dalla denominazione prescelta, si può intuire come la lega castelluccese combinasse una funzione mutualistica con la tutela dello specifico fattore identitario-religioso, condensato nel binomio Castel di Lucio-San Placido. Originariamente era ammessa l’adesione solo di nativi castelluccesi, ma successivamente fu consentito di iscriversi a chiunque avesse ascendenze italiane, determinando un significativo rafforzamento dell’organizzazione.

Castel di Lucio errivo emigrantiCresciuta la platea degli associati, fu scorporato dalla Società il “Circolo San Placido”, che iniziò ad occuparsi, in modo separato ed esclusivo, dell’aspetto devozionale, dotandosi di regole ed organi sociali propri. Già negli anni ‘30 entrambe le associazioni diventarono un punto di riferimento importante per la comunità di Easton. La promozione del “welfare” dei castelluccesi ebbe così tanto successo da determinare una crescita esponenziale delle attività sociali e la possibilità di acquistare una propria sede nel 1936. Tra il 1946 ed il 1952 la platea degli iscritti aumentò ancora, ma nel 1958 un incendio devastò la sede sociale di Wilkes Barre Street. I soci riuscirono ad acquistare in tempi rapidi un’area in Kleinhans Street, dove nel 1960 fu completato il nuovo edificio, dotato finanche di una cucina completa di tutto, di una grande sala da pranzo e di un bar interno. Attorno alla sede, furono predisposti degli spazi per feste e manifestazioni all’aperto.

grattacieloThe Castel Club”, come la popolazione di Easton prese a chiamare il sodalizio, divenne luogo d’elezione di matrimoni, banchetti e grandi cene, oltre che di serate danzanti, dalle quali il salone fu animato per tutti gli anni ‘70. Sebbene ormai ridotto nel numero degli aderenti, tra cui sono ora ammessi anche quanti, pur non avendo origine italiana, hanno sposato donne e uomini italo-americani, “The Castel Club” seguita ad impersonare il luogo della memoria collettiva di tanti figli, nipoti e pronipoti di quelle migrazioni che, lungi dal rappresentare un equivalente critico della morte, hanno prodotto un patrimonio sociale di riscatto per tanti siciliani d’America, molti dei quali giunti dal messinese, rappresentando altresì una risorsa di progresso e di riequilibrio sociale anche per la non sempre accogliente società “Wasp”, quella dei bianchi anglosassoni protestanti.

Una testimonianza preziosa per la Sicilia ed il Mezzogiorno, che in tempi di crisi economica tornano ad essere terre di emigrazione. Un’emigrazione certo diversa, ma non meno drammatica per il futuro dei popoli meridionali ed anche dell’attuale Città metropolitana di Messina.

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