“La corruzione spuzza”, incontro con l’autore Francesco Caringella

di Giusi Mangione

La corruzione spuzza” è il libro, fresco di stampa, presentato, dopo le tappe di Reggio Calabria e Milazzo, alla “La Feltrinelli Point” di Messina, del presidente di Sezione del Consiglio di Stato Francesco Caringella, coautore con il presidente dell’Autorità Nazionale Anti Corruzione (ANAC), Raffaele Cantone.
Un libro scritto “a quattro mani” e, come sottolineato dall’Autore, dal contenuto lungamente ponderato, infatti doveva uscire già ad ottobre; un libro scritto da due “uomini delle Istituzioni” che parlano della corruzione non solo per spiegarne le cause e gli effetti, ma anche per indicare, in un’analisi equilibrata, le possibili strategie di contrasto.
Attraverso le domande della giornalista Cristina Marra, si è sviluppato il racconto dei nove capitoli del libro, partendo dal titolo “La corruzione spuzza”, che riprende le parole pronunciate da Papa Francesco in occasione di una visita pastorale a Napoli nel 2015.

La corruzione spuzza, la società corrotta spuzza e un cristiano che fa entrare dentro di sé la corruzione non è cristiano, spuzza.

Il titolo originario doveva essere “La corruzione non esiste”, per sottolineare l’atteggiamento assopito e acritico della società civile e della coscienza individuale nei confronti di un problema che ha nell’indifferenza uno dei maggiori fattori di proliferazione, come ha sottolineato più volte dal giudice Caringella. Ma l’espressione “la corruzione spuzza” è un messaggio ben più chiaro e diretto, che dichiara apertamente e senza arzigogoli verbali il disgusto di fronte al marcio della corruzione e suggerisce un atteggiamento guardingo di fronte ad un olezzo che può contaminare tutto e tutti.

La corruzione è un fenomeno complesso ed in constante evoluzione; passa da momenti di occultamento “carsico“ ad altri in cui le modalità ritornano al “semplice” scambio di mazzette; semplice, se paragonato a forme complesse e dematerializzate che, a volte, non prevedono lo scambio di danaro come primo ingranaggio, bensì una rete di alleanze che precedono e sostengono una corruzione ad ampio raggio.
Tuttavia, pur cambiando i fattori, rimane intatta la distanza e la doverosa contrapposizione, come sottolinea Caringella, tra la “cultura del favore, dell’aiuto e della raccomandazione e la cultura dell’etica, del valore e della meritocrazia”.
La corruzione è un male che colpisce qualsiasi settore: sanità, università edilizia, ambiente, politica, anche la giustizia non ne è indenne come raccontato nel capitolo “La corruzione abita anche nei palazzi di giustizia”. Riferendosi alla sanità gli Autori parlano di omicidi; la corruzione uccide anche il territorio, basti pensare alla “terra dei fuochi” definito l’ecocidio perfetto. Genera bruttezza, come il “sacco di Palermo”, uno dei crimini citati nel libro, che ha portato alla distruzione di splendide testimoniante Liberty come Villa Deliella. “La corruzione ci rende ignoranti” e costringe le forze migliori a scappare, perché è impossibile – in queste condizioni – battersi con un sistema corporativo e “familiare”; eclatante il caso Lanzetta, eccellente chirurgo ortopedico, giudicato “inadatto, perché troppo bravo” a ricoprire un posto di professore ordinario nell’Università dell’Insubria!! L’apoteosi della “mediocrazia”.

Dal discorso del giudice Caringella appare chiaro lo scontro tra le forze messe in campo contro la corruzione e la forza di questo male che, per i suoi effetti devastanti nella vita di ciascuno, dovrebbe portare non alla semplice indignazione, ma a un grado più forte di partecipazione: la consapevolezza che la corruzione è un “furto del futuro”, futuro sottratto ai nostri figli. Dovrebbe bastare questo per far scattare la molla etica in ognuno di noi.
Purtroppo, ciò che appare evidente e condiviso a livello dialettico diventa nebuloso nella realtà dei fatti, ne sono testimonianza le risposte date dalla politica: spesso incoerenti rispetto all’intento di contrastare la corruzione o, al peggio, in direzione decisamente opposta.
Il risultato più immediato è un pessimismo diffuso  che fa percepisce la corruzione a livelli più alti dei dati reali ed eleva a sistema ciò che, invece, è la sua patologia.

La giornalista Cristina Marra ed il giudice Francesco Caringella

“Cosa fare?”. I rimedi proposti nel libro si basano su tre pilastri: repressione, prevenzione e, in particolare, educazione.
Partendo dagli “uomini del domani”, attraverso la scuola, la famiglia e l’impegno sociale di ciascuno, si possono formare cittadini “dotati della cultura della libertà e dei valori per governare in modo giusto ed equilibrato il mondo di domani”. Questo è il profumo della civiltà.
Le tematiche proposte dal giudice Caringella, con coinvolgente vivacità e sincero ottimismo, sono state affiancate da due interessanti riflessioni del Commissario straordinario della Città metropolitana di Messina, dott. Filippo Romano, che ha focalizzato l’attenzione su alcuni “atteggiamenti” giornalmente riscontrabili nella nostra splendida Città. Situazioni che, pur non avendo le caratteristiche “formate” della corruzione, ne presentano, in embrione, tutti i connotati.
Il passaggio delle macchine a semaforo rosso, le doppie file di posteggio, l’atteggiamento prevaricatorio, denotano la mancanza della percezione degli effetti dei nostri comportamenti e si amplificano nella mancanza della percezione della società e del futuro. Il male, anche in questo caso, è un individualismo patologico che rende difficile la progettazione del futuro e priva di credibilità ogni agire, sulla base dell’assioma, universale e negativo, che tutto è corrotto. Per uscire da questi meccanismi, Romano propone una visione di lungo periodo che valuti in maniera approfondita gli effetti delle azioni, anche legislative, e combatta una comunicazione “clamorosa e drammatizzata” che considera e modula la corruzione solo ai fini dell’audiance.
Nella lotta alla corruzione altro tassello fondamentale, ricorda Romano, è “essere competenti”, per percepire sul nascere quella “spuzza” che, altrimenti, resta un argomento estraneo ed indefinito, come la cosa pubblica per molti. L’argomento salute o ancor più il calcio, attraggono la curiosità e portano alla ricerca di informazioni che si traducono in conoscenza, più o meno approfondita. Invece, nel caso della P.A.  si sommano disinteresse ed ignoranza, tanto da fornire terreno di coltura per tutte le deviazioni e le corruzioni. “Se non capiamo come funziona l’organismo, non potremo capire se è malato o meno”, è stata la conclusione di Romano, che ha invitato alla conoscenza dell’Amministrazione anche attraverso la  semplice lettura degli atti amministrativi che – risultato non da poco – sono accessibili a tutti, grazie alla puntuale e doviziosa pubblicazione sul sito istituzionale.
Infine, tornando al libro, si può dire che “La corruzione spuzza” presenta un quadro completo della situazione con un approccio semplice e discorsivo; senza invettive o particolari “scoop” che, come chiarito da Caringella, non erano nelle premesse metodologiche (né “nelle corde”) degli Autori. Un libro misurato, attentamente dosato per far avvicinare all’argomento, con il compito, tutt’altro che semplice di parlarne, in maniera obiettiva, dalle “dalle radici alla chioma”, senza operare potature filosofiche, politiche o di altra natura. Un compito riuscito, che comprende nella una sezione “note”, di oltre sessanta pagine, un corposo strumento per affinare la “competenza” anticorruzione.

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.