La Festa dei Morti

di Franz Riccobono

Prefiche su un frammento ceramico

Certamente presente nella “Festa dei Morti” resta l’eredità del mondo classico. La Sicilia ed in generale i territori della Magna Grecia conservano tradizioni e ritualità le cui origini sono del tutto evidenti. “U cunsolu” o banchetto funebre era diffusamente praticato in Sicilia come pure presente era l’uso delle “prefiche” donne assoldate per il lamento funebre.

Banchetto funebre

Ancora oggi, specie nei piccoli centri, si ripete il rito di desinare sulla tomba del defunto. In tal senso risulta utile testimonianza la monumentale tomba a camera di Largo Avignone del IV sec. a.C. la cui presente porta litica, posta su cardini in bronzo e quindi girevole, lascia immaginare la pratica di visite rituali all’interno della tomba stessa, in diretto rapporto con i defunti sepolti nelle tre giaciture in letti in muratura.

Morticini di pasta garofalo

Curiosa e gioiosa è la tradizione messinese circa la produzione di specifici dolci correlati alla festa dei defunti: duri a masticare “l’ossa di morto” o “morticini” nella bicroma pasta garofalo bianca e nocciola, le cui forme svariate spesso si riferivano alla morte. Più allegri e colorati i dolci in pasta reale o “martorana” forse dal noto monastero palermitano, speciale produzione questa che a Messina offriva veri capolavori di pasticceria, sia per il gusto che per l’elaborato disegno dei dolci. Sia i biscotti che la frutta martorana venivano prodotti con stampi in stucco bianco simili a quelli con cui si facevano gli agnelli pasquali. I frutti di pasta reale venivano poi dipinti con colori commestibili dalle raffinate sfumature tanto da rendere questi frutti del tutto simili a quelli naturali.

Frutta martorana

I nostri pasticceri gareggiavano sia nella qualità di esecuzione che per fantasia di soggetti realizzati, producevano non solo frutta ma anche piatti di spaghetti al sugo, salsiccia arrosto e costardelle fritte, tutte sempre in pasta reale. Questa ricerca del decoro, della bellezza anche in prodotti destinati al rapido consumo ci ricorda l’attenzione dedicata alla realizzazione di un comune mezzo di trasporto, come era il carretto, che però in Sicilia diveniva una sorta di opera d’arte ambulante, oltremodo arricchita di sculture e variopinte figure. Quindi una ricerca della bellezza, quella dei siciliani, di un tempo, che anche nei beni di consumo, negli strumenti di lavoro, rivelavano un gusto ed una cultura altrove non riscontrabili. Peccato che tanto patrimonio, al di là delle dichiarazioni circa la tutela della identità siciliana associata ai beni culturali rimanga solo un’intenzione non praticata, mentre si pubblicizzano balzani costumi d’oltreoceano anziché la tradizionale “Festa dei Morti”.

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