La festa di San Giacomo Apostolo Maggiore, a Capizzi

Ogni anno a Capizzi, piccolo centro sui Nebrodi, situato sul cocuzzolo di Monte Verna, lungo la via francigena che da Palermo giunge a Santiago de Compostela, il mese di luglio è interamente dedicato alla celebrazioni dei festeggiamenti in onore di San Giacomo Apostolo Maggiore.

La festa vera e propria conosciuta come “i miracoli di San Giacomo” viene celebrata Il 26 luglio, la stessa data della festa del patrono a Santiago di Compostela, e rappresenta una singolare sintesi tra sacro e profano, tra religiosità e miti dionisiaci.

A metà mattinata del 26 luglio iniziano, con la celebrazione della messa, le solenni celebrazioni in onore del Santo, che si protraggono tutta la giornata. Intono alle 18.00 inizia la lunga, faticosa ed estenuante processione con il fercolo, ovvero la maestosa statua di San Giacomo benedicente, appoggiata su due lunghe e robuste travi di legno, alla cui estremità sono fissati quattro grandi anelli di ferro (i Catineddi), nella parte superiore vengono legate sei grandi corde di colore rosso (i Lazzuni). La statua viene trasportata a spalla da una moltitudine di fedeli per le ripide vie del paese, e guidata per mezzo dei Catineddi e dei Lazzuni, che sono gli strumenti fondamentali per la guida e l’equilibrio della statua, da devoti con grande esperienza, che li detengono da molte generazioni, essendo il possesso di questi strumenti tramandato da padre in figlio, e solo la loro perizia consente che il percorso della statua in vie strette e ripide gremite di folla, proceda senza problemi.

Il momento più suggestivo e profano allo stesso tempo della processione si raggiunge in Piazza dei Miracoli, con il tradizionale rito dei miracoli, che consiste nel percuotere violentemente e ripetutamente con i Catineddi posti sulle estremità della travi, dove poggia il fercolo, come con un ariete di guerra, il muro di un’antica casa attigua alla chiesa di Sant’Antonio. Il muro sottoposto alla violenza dei colpi, infine crolla.

Sulle origini e sul significato simbolico del rito è difficile dare indicazioni precise mancando riscontri oggettivi, si va dalla ipotesi della rivisitazione in chiave cristiana del mito dionisiaco della presa della v erginità, alla celebrazione della conversione dei Capitini al cristianesimo con la distruzione di un tempietto pagano presente in quel luogo.

Qualunque sia l’origine, quella da festa di San Giacomo a Capizzi è certamente una delle manifestazioni più singolari di tutta la Sicilia.

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