La Gazzetta Britannica: cronaca di un tassello di storia

di Anna Giuffrè

gb_marzo-1808La pubblicazione della Gazzetta Britannica di Messina durò solo sette anni, precisamente dal marzo 1808 al giugno 1814. Fu un foglio bisettimanale, distribuito anche a Palermo, a Napoli, in Calabria, a Malta, oltre che in Inghilterra. Si occupò della vita politica e istituzionale del Regno dei Borbone e dell’Impero Britannico, inserendosi appieno, e non a caso, nel clima di quel particolare decennio storico che portò alla costituzione del Regno delle Due Sicilie.

In quel preciso momento storico, in riva alle due sponde dello Stretto, la situazione politica era quanto mai delicata. Il Regno di Napoli era stato invaso dalle truppe napoleoniche, costringendo Ferdinando III a rifugiarsi a Palermo insieme  alla sua Corte. La nobiltà siciliana non li accolse benevolmente, poiché subiva un pesante trattamento fiscale ed una malcelata mancanza di riguardo da parte dei Borbone. Ferdinando per poter

Ferdinando III
Ferdinando III

difendere il Regno di Sicilia chiese, pertanto, la collaborazione economica e militare all’Inghilterra. Stabilendo, così, una alleanza definita anglo-borbonica che, in quel periodo, con il “blocco continentale” imposto da Napoleone per osteggiare il commercio britannico, consentì agli inglesi di trovare mercati alternativi poiché la Sicilia era uno dei pochi territori non occupati dai francesi.

Attraverso la Gazzetta Britannica, gli inglesi favorirono un preciso orientamento culturale facendo, dapprima, propaganda antinapoleonica e legittimazione al regno borbonico, in contrapposizione, quindi, al Monitore Napoletano, organo del sistema napoleonico. Successivamente e velatamente, si coglie, nelle ultime annate, la critica al regime borbonico, così distante dallo stile e dagli intenti inglesi. La redazione del giornale veniva curata da messinesi illustri e dotti, i quali rimanevano nell’anonimato, che guardavano alle istituzioni inglesi e ne immaginavano un possibile modello di sviluppo.

Lord Bentinck
Lord Bentinck

La massiccia presenza inglese in Sicilia, un contingente di 17.000 soldati, portò un diffuso benessere economico poiché favorì il commercio e la ripresa dell’agricoltura dando, inoltre, una immediata spinta all’industrializzazione. A Messina, già dalla fine del ‘700, vi era stato l’arrivo dei mercanti del Nord Europa, attirati dal porto franco, voluto dalla politica borbonica, in seguito al terremoto del 1783, per rilanciare l’economia cittadina. La presenza inglese andò, quindi, consolidandosi, con essa arrivarono modelli di modernità che influenzarono l’ambiente socio-culturale.

Attraverso l’uso della libera stampa si tendeva a plasmare l’opinione pubblica messinese e siciliana in senso liberale, ossia più vicino al modello inglese, auspicato per la rinascita della Sicilia. Nel 1812, infatti, venne promulgata una nuova Costituzione Siciliana, fortemente voluta di Lord William Bentink, ambasciatore e Comandante delle forze britanniche, ispirata al modello inglese, nella quale si abolì la feudalità in Sicilia.

Nella Gazzetta Britannica n° 42 di luglio 1812 così si legge:
Il giorno 20 di Luglio, che sarà sempre memorando negli Annali di Sicilia, pei grandi avvenimenti che lo distinguono, si radunarono nelle forme consuete i tre bracci del Parlamento Ecclesiastico, Militare, e Demaniale, i cui membri, animati di spirito pubblico, e di patriottismo, erano pronti a fare ogni sacrificio per rigenerare e rendere felice la Nazione Siciliana.

Dopo la sconfitta di Napoleone, in clima di Restaurazione, Ferdinando riprese i suoi poteri, creando il Regno delle Due Sicilie, dandosi nome Ferdinando I. La conseguenza fu l’abolizione del Regno di

Costituzione Siciliana del 1812
Costituzione Siciliana del 1812

Sicilia e la chiusura del Parlamento; disattese, quindi, la Costituzione, privò Palermo delle sedi centrali del governo. La soppressione del regno, provocò malumori nella nobiltà e nell’opinione pubblica siciliana, facendo aumentare il distacco fra la monarchia napoletana e i ceti più progressisti, crebbe il malcontento anche nella classe dirigente siciliana. Partirono, così, le rivolte indipendentiste, con i primi moti del 1820.

Quindi, come afferma lo storico Giorgio Spini, “la Gazzetta Britannica, soprattutto per i contenuti delle annate 1812-1814, merita un posto nella storia della formazione della coscienza liberale italiana del Risorgimento.”

La raccolta della ”Gazzetta Britannica” è fruibile quasi interamente sul sito dell’Assemblea regionale siciliana (www.ars.sicilia.it/biblioteca/gazzetta/gazzetta.jsp) grazie al lavoro della ricercatrice di Storia delle istituzioni politiche presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Messina Patrizia De Salvo.

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