La Giornata internazionale e i 16 giorni di attivismo per l’eliminazione della violenza contro le donne

di Rosaria Landro

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nel 1999, sceglie la data del 25 novembre per istituire la ricorrenza della “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne” e con la risoluzione ONU numero 54/134 del 17 dicembre si invitano i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG a predisporre, in quel giorno, attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica.

La scelta di tale data ha la sua origine nel 1981, a Bogotà, durante l’Incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi. Fu un gruppo di donne attiviste ad indicare tale giorno a ricordo del brutale assassinio delle tre sorelle Mirabal che, il 25 novembre del 1960, furono uccise a causa del loro impegno politico. Nella Repubblica Dominicana le Mirabal, considerate un esempio di donne rivoluzionarie, tentarono di contrastare il regime del dittatore Rafael Leónidas Trujillo.

Patria, Minerva e María Teresa Mirabal facevano parte del “Movimento 14 giugno”, un gruppo politico clandestino dominicano che si opponeva al regime dittatoriale del paese e, mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione (anch’essi attivisti politici), furono vittime di un agguato: bloccate lungo la strada durante il tragitto da agenti del Servizio di informazione militare, e condotte in un luogo nascosto, le tre sorelle furono massacrate, torturate, strangolate e, per simulare un incidente, scaraventate in un precipizio a bordo della loro auto. All’opinione pubblica, nonostante la censura, fu subito chiaro che le tre sorelle erano state assassinate: questo crudele atto scosse le coscienze e in molti cominciarono a ribellarsi al regime che, di lì a poco, ebbe termine.

“Mariposas”, ovvero “Le Farfalle”, era il nome di copertura in codice che veniva usato dalle Mirabal; le “Farfalle” furono uccise perché volevano essere libere di “volare”, libere di esprimere il loro pensiero. Ma la brutalità di un vile gesto non è bastata a spezzare il loro “volo” perché, nonostante tutto, non si possono cancellare quei segni che lasciano profonde ed indelebili tracce nei cuori; segni quali sono le idee unite alla consapevolezza di quei diritti fondamentali che appartengono all’Umanità tutta, a tutte la persone senza alcuna distinzione o differenza di genere, di età, di cultura, di etnia, in qualunque luogo, anche il più nascosto del nostro pianeta.

E così, in tutto il mondo dal 1999, il 25 novembre si è dato l’avvio a un vasto panorama di iniziative con il fine di sensibilizzare sul tema della violenza contro le donne. Quest’anno in particolare, a seguito di una decisione di UN Women, l’agenzia ONU che si occupa dei diritti delle donne, si organizzeranno eventi ed iniziative sul delicato argomento fino al 10 dicembre 2018, data che celebra la “Dichiarazione universale dei diritti umani”.

In Italia, dove la Giornata si celebra dal 2005, le facciate dei palazzi di tanti Municipi in molte città saranno illuminate di arancione, colore scelto da UN Women come colore/simbolo internazionale di un futuro in cui le donne si saranno liberate dalla violenza. Inoltre verranno disposte le “panchine rosse”, uno dei simboli della protesta, come lo sono anche le “scarpe rosse”, presenti su tante piazze del nostro Paese che, sistemate ordinatamente lungo un percorso urbano, visualizzano una marcia di donne assenti in cui ogni paio di scarpe rappresenta una donna e la traccia di una violenza subita.

E tante altre sono le iniziative come “Posto Occupato”, presente già in moltissimi di luoghi in tutta Italia, grazie all’idea semplicissima di Maria Andaloro:
“Per ogni donna uccisa viene occupato un posto in un luogo pubblico o privato. Una sedia in un teatro, una panchina in un parco, un posto in un consiglio comunale. Non importa dove, ma che quel posto rimanga occupato per metterci a confronto con l’assenza di quella donna”.

Anche il web e i social fanno la loro parte e con l’hashtag #Nonènormalechesianormale viene lanciata la campagna di sensibilizzazione dalla vicepresidente alla Camera dei Deputati, Mara Carfagna, per postare un video contro la violenza sulle donne e contro i femminicidi, iniziativa che ha subito raccolto l’adesione anche di donne e uomini del mondo della cultura, dello spettacolo, dello sport, dell’informazione e della politica che, seguitissimi sui canali social, hanno fatto sì che, in poche ore dal suo avvio, la campagna contro la violenza sulle donne raggiungesse milioni di cittadine e cittadini.

La violenza è una responsabilità sociale e un problema culturale. Con l’aggressione fisica, verbale o psicologica la violenza può assumere varie forme e provocare danni irreversibili come emerge dalla crescita di eventi drammatici quali il femminicidio, troppo spesso presente tra le notizie di cronaca. Il termine femminicidio non indica tout court l’omicidio di una donna ma quando questo avviene in ambito familiare e a commetterlo sono mariti,ex compagni, fidanzati, uomini di cui le vittime si fidavano.

In Italia i dati Istat riportano che “nel 2016 le donne uccise dagli uomini che dicevano di amarle sono state 120 e il trend è rimasto invariato nel 2017, con la triste media di una vittima ogni tre giorni. Negli ultimi dieci anni le donne uccise in Italia sono state 1.740, di cui 1.251 (il 71,9%) in famiglia, mentre in totale le donne vittime di almeno un abuso nel corso della loro vita sono circa 7 milioni”.

Tanti i documenti ed atti istituzionali, a livello internazionale e nazionale, sul tema dei diritti e contro la violenza sulle donne. Un lungo cammino fatto di iniziative che nel tempo sta segnando il passo, con la consapevolezza che il percorso da seguire non è affatto semplice e che quando si raggiunge un risultato di “giustizia civile” bisogna sempre vegliare per mantenerlo e consolidarlo.

È proprio a questo punto che si viene chiamati in causa e che ognuno può e deve dare il suo contributo. Tutta la società civile, attraverso le Istituzioni pubbliche e private, deve lavorare soprattutto sulle nuove generazioni, a partire dalle scuole; diventa fondamentale l’attività di sensibilizzazione per formare e soprattutto prevenire certi comportamenti sbagliati così come è prioritaria l’educazione alle relazioni non discriminatorie, ai valori della tolleranza e al rispetto delle differenze di genere.

E chissà se poi verrà un giorno in cui, finalmente, non ci sarà più la necessità di celebrare giornate “contro”… un giorno in cui faremo onore solo all’intelligenza umana fatta di equilibrio e d’amore.

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