La Giuseppina Ilardi una carboniera “messinese” con lo spirito degli armatori siciliani

di Attilio Borda Bossana

Lo schema della War Platoon war-ship typeD

Costruita alla fine della prima guerra mondiale, in Gran Bretagna, da Forth Shipbuilding & Eng. Co. Ltd., Alloa, fu varata nell’agosto 1918 e consegnata a dicembre con il nome di War Platon, alla The Shipping Controller, Londra. La nave fu venduta quasi immediatamente all’armatore Ernesto Ilardi che la ribattezzò Giuseppina Ilardi destinandola al trasporto di carbone inglese nel porto di Messina. Dieci anni dopo nel 1928, cambiò armatore passando con il nome di Gorgona, alla Società Anonima di Navigazione Unione Italica. La Giuseppina Ilardi fu una delle navi che a Messina contribuì, dopo il 1908, alla ripresa dell’economia della città grazie a piccoli armatori come gli Ilardi & Figli, che cooperarono per sviluppare la vocazione marinara di un territorio proiettato naturalmente verso il commercio marittimo, esportando prodotti agrumari, essenze, olio etc.
Condizione questa per mettere in luce il ruolo del porto di Messina, da sempre elemento territoriale protagonista della storia della città. Un porto che usando le parole del giornalista Barzini, tratte dalle sue corrispondenze sul “Corriere della sera” del gennaio 1909, “doveva rinascere per ridare alla città il centro generatore delle sue energie… la ragione prima della sua esistenza”; tema quanto mai attuale anche a distanza di oltre cento anni.
Dopo un passato importante di “città-porto”, con la Palazzata e le banchine su cui le navi sbarcavano mercanzie provenienti da Occidente e Oriente, Messina nel secondo decennio del secolo breve era ridivenuta nodo di transito intermodale tra nord e sud e quindi baricentro di traffici mediterranei.
Quella nave, piccola (1.306 tonnellate, lunga 90.50 m, larga 12.75 m.) ma coriacea, inconsciamente forte del temperamento di quegli

Nel porto di Messina, nel primo novecento, attività in banchina per la spedizione degli agrumi

armatori, manifestò sempre, attraverso l’operato delle diverse compagnie, quello spirito imprenditoriale nei commerci marittimi.
Riuscì a navigare per 42 anni, cambiando otto proprietari, sette nomi e battendo bandiera di cinque diverse nazionalità, inglese, liberiana, svedese, per dieci anni italiana e per ventidue francese.
La compagnia francese Consortium Commercial De Transports Maritimes la acquistò nel 1930, ribattezzandola Gabriel Guist’Hau, in onore di uno dei fondatori e primo presidente della Società e Sottosegretario di Stato alla Marina mercantile e del Ministro della Marina (1921-1922). Fu impiegata nei trasporti in nord Africa di legname. Nel 1934 passa all’Unione industriale e marittima di Rouen che dopo l’incaglio a Cardiff, sottopose la nave nel 1935 a lavori di ammodernamento strutturale. Nel 1936, la nave passa all’Union Ind. & Maritime Società Francese d’Armamento di Rouen che ne mantenne la denominazione. Alla fine di agosto del 1939, il Gabriel Guist’Hau fa la sua “esperienza” di guerra con il giovane comandante Roger Mahe, salpando da Danzica, poche ore prima della dichiarazione di guerra, evacuando gli ultimi cittadini francesi e tornare a Dunkerque, evitando la cattura della marina tedesca. Posto sotto l’agenzia governativa del Dipartimento dei trasporti marittimi (DTM), durante la guerra, non smise mai di navigare assicurando rifornimenti di carbone alla Francia e nel giugno del 1940, da Marsiglia fu inviata in Marocco e trascorse gran parte del conflitto a Dakar, sotto il comando di François Barbu.

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Nell’aprile del 1940, subì danni durante una tempesta nella baia di Quiberon. Dopo l’armistizio del 25 giugno sottoscritto tra il maresciallo Omer Pétain e Hitler, il Guist’Hau fu integrato nella flotta marina mercantile del regime di Vichy e destinato, dal giugno 1940 al febbraio 1941, a Bordeaux. Rientrato in Africa, vene bloccato a Dakar, dal 13 novembre 1942, e dopo lo sbarco degli Alleati nel Nord Africa il Guist’Hau vene utilizzato per la rotta Nord Africa, Marocco e Senegal. Nel 1946, cambia nome e divenne Boudjmel con l’armatore di Marsiglia, Léon Bérengier, affiliato dell’UIM e destinato a una linea con l’Algeria dai porti del sud della Francia. A luglio dello stesso anno la nave fu sottoposta a importanti trasformazioni con la modifica dei ponti barca garantendo l’attività sino al suo ultimo viaggio nell’aprile del 1951; nel giugno successivo fu venduta all’armatore svedese Majviken di Göteborg per 73 mila sterline e rinominata Calla ed impiegata nei porti dell’Europa settentrionale o del Mediterraneo per il trasporto legna, carbone baltico, fosfato e minerali.
Nel giugno del 1954 la nave fu acquisita dagli armatori greci N. & J. Vlassopoulos, attraverso una società di Panama, mantenendo il nome sotto la bandiera di convenienza della Liberia Maritime Corporation di Monrovia. Ancora una vendita nel 1956, passò alla Compagnia di Navigazione Toza SA di Monrovia e ribattezzata Myrto. Nel dicembre del 1960, dopo aver subito gravi danni per essersi arenato sulle coste greche, fu venduta per demolizione nel Pireo e tagliata nel porto di St. George’s Bay.

 

 

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