La goletta Oloferne torna a solcare lo Stretto di Messina

di Attilio Borda Bossana

Dopo 74 anni una barca da lavoro costruita a Messina nel 1944 dal maestro d’ascia Nicola Russo, è tornata a solcare lo Stretto per approdare alla Base Navale di Marisicilia, come Museo Navigante, iniziativa di promozione di Musei del mare e della marineria partita il 9 gennaio da Cesenatico sotto il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. La goletta Oloferne, per la tappa straordinaria a Messina, è stata ormeggiata a pochi passi dal Forte San Salvatore, luogo storico e sede di uno dei musei della Marina Militare, partner del progetto di valorizzazione della cultura del mare. La Marina Militare, che nei suoi sette musei e luoghi storici, conserva gran parte del patrimonio marittimo e navale del Paese accompagna il viaggio del Museo Navigante (1800 miglia e 25 tappe in Italia) con documenti sulla cronistoria della guerra marittima durante il Primo conflitto mondiale: dieci fascicoli dell’Ufficio storico della Marina Militare nei quali sono documentate tutte le operazioni navali in Adriatico, nei Balcani, sulla preparazione e l’organizzazione dei M.A.S.. Per l’occasione il Forte San Salvatore ha regalato ai visitatori i reperti conservati nella Sala Storica dei fari che documentano l’evoluzione dei Fari della Sicilia attraverso i secoli, con pannelli informativi, fotografie e testimonianze dei segnalamenti che ricadono nella fascia costiera siciliana e delle isole, e di documenti e stampe antiche riguardanti la storia della Lanterna di San Raineri.

Nicola Russo titolare del cantiere messinese ove fu costruita la goletta

Una sezione è dedicata alla figura del Guardiano del Faro con la ricostruzione della tipica stanza da lavoro, con memorie del passato. Altra sezione è dedicata all’evoluzione tecnologica della Lanterna, dove sono esposte antiche apparecchiature appartenute ai sistemi d’illuminazione dei fari, corredate da pannelli descrittivi e informativi. Particolari testimonianze sono proposte nella sala dedicata alla Medaglia d’oro al valor Militare Salvatore Todaro all’interno della quale sono conservati alcuni cimeli appartenuti all’Eroe – tra cui le Uniformi d’epoca, le fotografie e alcuni oggetti personali – recentemente donati alla Marina Militare dalla figlia Graziella. Completano gli aspetti museali di San Salvatore, bastione del 1546 realizzato da Antonio Ferramolino da Bergamo su input di Carlo V, le stampe e la raccolta cartografica marinara dello Stretto dal XVI al XX secolo.

Nell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale, l’iniziativa del Museo Navigante, ospitata a bordo dell’imbarcazione d’epoca Oloferne, vuole rilevare che il mare e la marineria sono un patrimonio culturale da far conoscere e valorizzare. E con quest’obiettivo, la goletta è partita il 9 gennaio scorso da Cesenatico, navigherà lungo la penisola facendo tappa a: Chioggia, Trieste, Pesaro, San Benedetto del Tronto, Martinsicuro/Giulianova, Pescara, Bisceglie, Molfetta, Otranto, Tricase, Gallipoli, Crotone, Messina, Pioppi, Napoli, Procida, Civitavecchia, Gaeta, Livorno, Viareggio, La Spezia, Chiavari, Genova, Imperia.

Una fase del restauro dell’Oloferne

Il viaggio terminerà a fine marzo 2018 a Sète, in Francia, al Festival del mare, Escale à Sète, la più importante kermesse marittima del Mediterraneo a cadenza biennale, dove la goletta Oloferne sarà ospite in rappresentanza dei musei italiani. Tre mesi di viaggio, 1800 miglia nautiche, 25 tappe e un calendario fitto d’iniziative in ogni città: dai laboratori didattici per i più piccoli, agli incontri e conferenze con l’obiettivo di far conoscere l’importanza del mare nella storia collettiva passata e futura dell’Italia e dell’Europa e tutto a bordo di un’imbarcazione costruita in un cantiere messinese della riviera nord, ormai scomparso, dopo tre generazioni di maestri d’ascia che hanno onorato la tradizione cantieristica peloritana.

Locandina de “Il conte di Montecristo”, film di David Greene (1975)

Per decenni dalla metà degli anni quaranta fino agli inizi dei sessanta quella barca aveva trasportato per il proprietario usticese, Calogero Pitruzzella, farina, vino, olio, agrumi e materiali da costruzione tra la Sicilia e l’isola di Ustica. Quindi nel 1967 passò a un medico di Palermo che la trasformò in barca da diporto e in seguito, un comandante spezzino la rilevò per utilizzarla nel golfo dei Poeti per brevi crociere turistiche lungo costa, abitazione galleggiante e persino location cinematografica.

Nel 1975 divenne, infatti, il set de Il conte di Montecristo, film di David Greene con Tony Curtis, Richard Chamberlain e Taryn Power. Abbandonata a Genova per oltre un triennio, la goletta fu sottoposta a sostanziali restauri, effettuati al cantiere Navalmare a La Spezia, dal 2006 al 2008, con lo smantellamento completo della barca, tranne ossatura e fasciame, rimozione della vecchia tuga in ferro, sostituzione di quasi una trentina di quinti di ordinata, circa 50 bagli in mogano, coperta e interni rifatti. Vennnero mantenuti i due alberi in pitch pine e rifatta l’impiantistica e oggi Oloferne, dal nome del generale babilonese che conquistò la città ebraica di Betulia, con il comandante Marco Tibiletti, fondatore e presidente dell’associazione La Nave di Carta, accoglie giovani allievi ai quali trasmette conoscenze pratiche di marineria tradizionale.

 

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